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Vittorio Emanuele e le controversie di una dinastia che però va studiata e non demonizzata

by La Redazione
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Vittorio Emanuele IV riflessione

Roma, 12 feb – Qualsiasi giudizio storico è, per sua natura, complesso , e sarebbe dunque velleitario pensare di poter esprimere un giudizio di questo tipo in un articolo di giornale . Nondimeno, si possono presentare alcune considerazioni generali, che inducano a una riflessione non banale .

Vittorio Emanuele, il funerale e la riflessione sui Savoia

È stato seppellito a Torino il figlio dell’ultimo re d’Italia, Vittorio Emanuele IV. Il primo funerale dai tempi dell’esilio di un membro di Casa Savoia – anzi, del successore di un re – in Italia . Un funerale che ha richiamato a Torino, in quella che era la capitale d’Italia e la sede del Regno , molte teste coronate europee, e che ha visto anche la partecipazione della seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato Ignazio La Russa.

La morte di Vittorio Emanuele IV è stata accolta con silenzio sia dalla destra che dalla sinistra. Con una differenza, però: se il silenzio della destra è rispettoso, quello della sinistra è indice di indifferenza, quasi che i Savoia altro non siano che un famiglia fra le milioni di famiglie italiane. Errore storico e politico . I Savoia hanno fatto l’Italia, su questo non ci sono dubbi : piccolo feudo piemontese, derivanti da un oscuro capostipite, Umberto Biancamano, si sono lentamente affermati, nel corso dei secoli, con alleanze militari e matrimoni accorti, e sono diventati, seppur nel complessissimo contesto (regionale) italiano, una Casa potente e rispettata. Certamente, i Savoia non furono i Borbone, gli Asburgo, gli Orléans; ma furono – e sono – comunque una Casa Reale molto antica. E ai Savoia gli italiani debbono il loro Paese. Come dimenticare che fu Carlo Alberto che, in barba al fratello maggiore Carlo Felice, autentico restauratore, concesse la prima Costituzione “italiana”? Come dimenticare le peripezie dello stesso Carlo Alberto e di suo figlio Vittorio Emanuele II, il primo prossimo alla vittoria contro gli austriaci e tradito dagli altri potentati italiani (sconfitta di Custoza), il secondo in grado di gestire e sfruttare il complesso rapporto con Napoleone III, grazie anche all’intermediazione del Conte di Cavour ? Senza l’acutezza politica di questi uomini, l’Italia non sarebbe mai nata. E che dire dello spirito di sopportazione con cui Vittorio Emanuele III ha gestito e sopportato il primo conflitto mondiale?

Dalla fine del regime a quello “strano” referendum…

Tutti meriti che sono stati dimenticati, quando quello stesso Vittorio Emanuele III, ormai avanti con l’età e non in linea coi tempi, non ha capito quale esito avrebbe avuto l’ascesa di Benito Mussolini o, per meglio dire, non ha saputo opporsi alla scelta dello statista italiano di allearsi con A. Hitler. Su ciò che è accaduto nel 1943, sulle scelte del re e sulle (non) scelte di suo figlio Umberto II, si è scritto molto; in realtà, però, l’esatta ricostruzione dei fatti, pur importante sul piano storico, non ha un peso politico vero : in una situazione di sfacelo completo, come quella in cui l’Italia si trovava nel ’43, nessuno poteva prendere decisioni ponderate. E invece quelle stesse scelte furono abilmente sfruttate dal tanto osannato De Gasperi e dai partiti repubblicani, e dalla stampa ad essi allineati, che era la maggior parte , dopo la seconda guerra mondiale, e per fare pressione e terrorismo politico (come dimenticare il celebre motto di Nenni “o la Repubblica o il caos”) e per cacciare il re in carica Umberto II, che infatti non si stancò mai di denunciare il sopruso subìto, attraverso un colpo di Stato latente (nei fatti, il governo assunse i poteri del re e impose a quest’ultimo di attendere la pronuncia della Cassazione sui ricorsi presentati in esilio).

Pagine oscure, queste, che lasciano dubbi : per quale motivo, per esempio, malgrado le continue insistenze di Umberto II, non si è mai fatta una riconta dei voti del referendum, quando pure l’operazione sarebbe relativamente semplice? C’è forse qualcosa da nascondere ? Al famoso referendum del ’46 la Repubblica vinse con poco vantaggio ; ed è fondamentale ricordare che questo vantaggio esiguo ci fu in un contesto emotivo in cui anche il più razionale degli italiani , provato dalla guerra, poteva essere influenzato dalla tendenza a cercare un capro espiatorio, che in questo caso era il re (o, meglio, l’ex re, che si era già dimesso) . Cosa sarebbe avvenuto se il referendum si fosse svolto nel ’48, dando così il tempo a Umberto II di organizzarsi e agli italiani di riflettere ? Tutte domande controfattuali che rimarranno, in quanto tali, senza risposta – ma che meritano comunque attenzione .

E che dire, ancora, della persecuzione, dell’abominevole spregio con cui la Repubblica ha trattato non , si badi, Umberto II, ma gli eredi dello stesso ? Un segno di forza, questo accanimento, o un segno di debolezza, un segno di consapevolezza della propria fragilità, precarietà? Lasciamo aperta la domanda .

Enrico Cipriani

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