Roma, 8 lug – Siamo in presenza di un eroe e del suo antieroe. La Carola, che non può essere chiamata signorina altrimenti le guardie della rivoluzione femminista si indignano, e una anonima capotreno il cui video sta girando di cellulare in cellulare sino a essere condiviso da personaggi della politica e della televisione che conta. E la si vede in azione contro un immigrato che parla poco italiano, alto trenta centimetri più di lei il quale si rifiuta di pagare il biglietto a bordo del treno. Siamo nella zona di Milano in quanto il convoglio pare fosse partito da Malpensa e la nostra controllore vigilava affinché tutti i passeggerei fossero muniti di regolare biglietto. Giunta a discutere col poco gradito ospite ella non si fa mettere i piedi in testa e non si lascia scoraggiare dalla testardaggine e dalla stazza dell’uomo.

La strafottenza dell’immigrato

“Tu mi paghi il biglietto” afferma la nostra. Seguono delle risposte inascoltabili, sia per la lingua stramba usata e sia per il tono indecente, da parte dell’immigrato che si rifiuta di pagare. “E allora il treno non riparte finché non paghi… No, se volevi pagare 4 euro lo facevi a Malpensa, non qui”, perché evidentemente il signor ospite si era reso disponibile a pagare la cifra del biglietto esente dal sovrapprezzo per la sanzione. C’è chi, di fronte a cotanta disponibilità, organizzerebbe immediatamente una sfilata di sostegno. Continuano.
“E poi qui comando io, non tu”. L’uomo evidentemente sventola un banconota venti, in aggiunta a una da cento, a presa per i fondelli. “Ah, hai pure venti euro, allora pagami il biglietto su!”, ma la nostra non riceve risposta positiva…

Il coraggio della capotreno

“Devo chiamare la polizia per farti pagare il biglietto? Allora da qua tu non scendi”, perché evidentemente il signore scuro di pelle non riteneva un controllore donna meritevole della sua attenzione. Ma lei, senza vacillare, rimane impassibile davanti a lui per evitare, oltretutto, che se ne vada imboccando uno dei corridoi del treno. Alla faccia dei disobbedienti passivi e attivi: questa è obbedienza cieca al proprio ruolo e alle leggi dello Stato. Interviene un uomo: “Paga! È interruzione di pubblico servizio, è un reato. A casa verresti preso a bastonate, devi ringraziare che siamo anche gentili, quindi paga”. Ma l’uomo nero dà risposta negativa nel suo sbilenco italiano. Dunque il tizio che è intervenuto rincara la dose.

“Senti io pago biglietti, abbonamenti e qualunque cosa, quindi tu devi fare la stessa cosa. E non ti approfittare perché c’è una donna eh!”.  Il video termina col il trio che si allontana da quel vagone, l’immigrato che intima la capotreno di tacere e quest’ultima che gli risponde “zitta dillo a tua sorella”. Probabilmente, pur essendo divenuta nota, le generalità di questa donna non emergeranno mai e lei rimarrà confusa nella cortina di fumo della comprensione dei disagi altrui, del buonismo a tutti i costi e del perdono purchessia. Lei è e rimarrà una donna che ha banalmente fatto il suo dovere, come accade nelle stazioni d’Italia ogni giorno.

Repubblica ci parlerà solo di Carola

Di Carola, invece, si parlerà ancora molto. Repubblica la intervista, i fogli mainstream occupano la copertina col suo volto, la narrazione globale e globalista la considera l’avanguardia di una rivoluzione umanitaria, che porterà entro pochi anni l’Italia e l’Europa a smantellare le proprio frontiere e il proprio passato per far posto al nuovo meticciato culturale e antropologico che popolerà la terra. Tutti in Erasmus, tutti immigrati, tutti fratelli di tutti e nessuno nemico di qualcun altro. Sorrisi, pride, abbracci e violazione della legge ogni qualvolta essa non risulti sufficientemente permissiva. A tutto questo si oppone la nostra capotreno e le donne e gli uomini come lei, ossia coloro che preferiscono un sincero ghigno incazzato all’ebete sorrisetto di chi sventola la bandiera della pace.

Per un cattivismo sostenibile

“Qui comando io”, e il sottotesto è che se non ti sta bene puoi tornartene da dove sei venuto, perché la presenza di un immigrato in Italia passa dalla sua totale sottomissione alla legge e alla cultura italiana. È questo un genere di cattivismo che si contrappone al buonismo imperante, che le camarille del politicamente corretto spalmano su tutta la società, ideando sanzioni per chi non voglia allinearsi a questa linea politica e ideologica: ci occuperemo anche dei fascisti come te, dicono.

La capotreno potrebbe esser definita fascista per via dei modi utilizzati contro colui che sta esportando un nuovo concetto di civiltà, tramite l’invasione violenta. La parola d’ordine è comprensione e perdono, e sebbene la sinistra sia storicamente atea, oggi con Bergoglio si è riscoperta amante dei valori che genericamente definisce cristiani e che imporrebbero di accogliere stupidamente chiunque. Balle. La verità è che va bene tutto ciò che possa inclinare l’equilibrio su cui si regge questo paese e l’Europa stessa, sovvertendo l’ordine che spontaneamente si è creato nell’arco dei secoli. A ognuno le sue priorità, a ognuno i suoi eroi. Pensiamo però che, mentre accampare diritti sia cosa da servi, fare il proprio dovere sia cosa da uomini. Cioè anche da donne, come in questo caso. E infatti: forza capotreno!

Lorenzo Zuppini

3 Commenti

  1. Per ridurre il negracciume al rispetto e alla ragione? Un solo articolo: la legge del bastone! Se la carola e i negracci qui rischiassero legnate, lei starebbe su in Germania, e non farebbero stronzate! Se la voce del cannone lor. dovessero sentire, sopra il sudicio barcone non vorrebbero salire!

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