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Attilio Fresia, il primo italiano d’Inghilterra

by Marco Battistini
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Roma, 8 lug – Il 9 luglio 1964 nasceva a Cremona il compianto Gianluca Vialli, quattro anni più tardi nella capitale veniva al mondo il collega Paolo Di Canio. Entrambi attaccanti, hanno legato una parte importante della loro carriera al calcio d’oltremanica. Se il trascinatore della Sampdoria è stato l’unico centravanti ad aver vinto tutte le maggiori competizioni Uefa per società – completando l’opera iniziata ai tempi blucerchiati vestendo la maglia del Chelsea – il fervente laziale primeggia ancora oggi tra i connazionali per reti segnate in Premier League (Sheffield, West Ham, Charlton). Italiani d’Inghilterra: la tratta d’andata Esperia-Albione ultimamente è più affollata del solito, i nostri calcianti giunti nelle piovose terre britanniche iniziano ad essere numerosi. Pioniere in tal senso fu Attilio Fresia, talento d’inizio ‘900 primo a tentare fortuna nell’allora First Division.

Calciomercato ante litteram

Piemontese, classe 1891 inizia a giocare nelle squadre del capoluogo sabaudo. Ventenne, si trasferisce in Liguria, dove continua a farsi valere con un pallone tra i piedi. Sono gli anni in cui la Pro Vercelli contende al Genoa la supremazia del calcio italiano: proprio i rossoblu, che non vincono il campionato da quasi un decennio, decidono nel 1913 di rinforzare pesantemente il proprio organico. Lo fanno in particolar modo attingendo dal parco giocatori dell’Andrea Doria (compagine che nel secondo dopoguerra unirà le forze con la Sampierdarenese), società che nel frattempo ha tesserato proprio Fresia.

Calciomercato ante litteram, in un periodo in cui però le contrattazioni sono vietate. Galeotte furono le quattrocento lire offerte dal Vecchio Balordo alla concittadina per le prestazioni del nostro e di altri due colleghi. La Federazione infatti imponeva ancora il dilettantismo: giocoforza la compravendita di giocatori non poteva essere tollerata.

Attilio Fresia, l’esperienza inglese

Contro il Genoa – e i suoi nuovi acquisti – insorge l’opinione pubblica. Ma al di là del polverone l’allora società più titolata d’Italia riesce ad organizzare un’amichevole internazionale contro il Reading, formazione inglese fondata nel lontano 1871. Fresia, talento emergente del calcio italiano, si fa notare mettendo a segno una doppietta: si guadagna così un biglietto per la Gran Bretagna e la possibilità di giocare per i reali.

La sua tecnica sopraffina mal si conciliava però con la pioggia e il fango dei campi d’oltremanica. Bocciato anche dai giornali locali (“è utile solo su terreni duri e quasi inutile su quelli morbidi”) torna ben presto in Italia, ripartendo da Modena. Nel frattempo scoppia la Grande Guerra: tra l’Emilia e la Toscana presta servizio in un reparto di artiglieria.

Il titolo con il Palmeiras

In gialloblu Fresia ritorna il calciatore che tutti avevano conosciuto, finito il conflitto mondiale gioca l’ultima stagione con la maglia del Livorno. Appesi gli scarpini al chiodo e sopraggiunta la tubercolosi, l’ormai ex talento cristallino parte per il Brasile, dove il Palestra Italia gli affida il ruolo di allenatore.

Leggi anche: “Che la vittoria è nostra”: storia del Palmeiras, ovvero il Palestra Italia

Con la compagine tricolore vince subito il campionato paulista (1920, primo titolo nella storia del Palmeiras) ma l’avanzare della malattia lo costringerà al secondo ritorno nella madrepatria. Ancora con i canarini, sempre nelle vesti di tecnico, per una seconda parentesi che durerà troppo poco: l’ex azzurro – una presenza con la maglia della nazionale – muore a soli trentadue anni nel 1923. Di lui si dice che ai tempi del Torino per scommessa sia tornato a casa palleggiando nel “traffico” (più che altro tram e cavalli) senza mai far cadere il pallone. Certa invece è la stima di Modena, città adottiva. Nel 1957 infatti il suo nome fu proposto per l’intitolazione dello stadio comunale: la scelta finale ricadde su Alberto Braglia, ginnasta locale tre volte medaglia d’oro. Ma questa è un’altra storia…

Marco Battistini

 

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