Roma, 22 mag – Il calcio è lo sport più seguito al mondo. Almeno una volta a settimana, milioni di appassionati si riuniscono e invadono stadi, pub o salotti per tifare la propria squadra del cuore. La maggioranza dei tifosi dirà che il giuoco del pallone è nato in Inghilterra e ricorderà in maniera esilarante il coro “It’s coming home che gli hooligans intonavano con l’avvicinarsi della finale degli Europei 2022, tra la poi vincente Italia e la poi perdente squadra della Regina. Alla fine, la madrina del calcio, può vantare la vittoria di un solo mondiale, nel lontano 1966. E’ doveroso, quindi, fare un’analisi più dettagliata della storia del calcio.

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L’appropriazione indebita

Possiamo sicuramente affermare che il football, quindi il calcio moderno, sia nato ufficialmente in Inghilterra nel 1848, quando il Trinity College di Cambridge stilò il primo regolamento, noto come Regole di Cambridge. Lo sport era già praticato nelle scuole inglesi (a Eton, nel Berkshire, già nel 1747) ma risultava essere troppo violento, per cui si optò per un regolamentazione che, anno dopo anno, veniva aggiornata e ampliata. Nel 1857 venne fondata la prima società di calcio, lo Sheffield Football Club. Tre anni più tardi nacque la Football Association, la più antica federazione calcistica al mondo, e ci fu la prima partita ufficiale tra lo Sheffield e l’Hallam. Il primo trofeo ufficiale, la prestigiosa FA Cup, venne invece istituita nel 1871. Queste sono le date ufficiali, messe nero su bianco dai notificatori dell’epoca vittoriana che sono arrivati per primi all’ufficio brevetti. Bastano due fogli per mettere il cappello sul gioco più amato al mondo?

Paternità orientale

Lo Tsu Chu in Cina, traducibile in “calciare la palla”, risulta essere l’antenato più realistico del calcio. Si hanno notizie certe di questa disciplina praticata nel III secolo a.C. dai manuali di addestramento militare dell’esercito cinese. Il compito dei giocatori era quello di calciare un pallone all’interno di due pali, ovvero canne di bambù, senza l’utilizzo delle braccia e rimanendo all’interno di un campo rettangolare. La palla era una sfera rudimentale fatta di pelle o vescica animale e riempita di pelliccia, piume e capelli femminili. Questo gioco è ufficialmente riconosciuto dalla FIFA come il più antico riconducibile al calcio moderno. Seicento anni dopo, lo Tsu Chu venne esportato in Giappone, dove prese il nome di Kemari. Nella terra del Sol Levante, però, le regole vennero leggermente modificate con i giocatori che avevano il solo scopo di tenere in aria una palla senza l’aiuto delle mani, una sorta di ‘tedesca’ dei nostri tempi, senza vincitori o vinti.

Le basi date dal Vecchio Continente

Se è in Cina che è stato concepito il concetto di gol, possiamo dire che l’Europa ha dato vita al gioco duro e di squadra. L’Episkyros nell’Antica Grecia e l’Harpastum nell’Impero Romano, si giocavano in un campo delimitato da tre righe, due ai lati e una nel mezzo che divideva il campo. L’obiettivo era quello di appoggiare la palla sulla linea di fondo avversaria praticando passaggi con mani e piedi, con i giocatori che avevano ruoli ben precisi e comunicavano tra di loro per organizzare l’attacco o la difesa. Matematicamente parlando, possiamo dire che se ai due giochi del Vecchio Continente aggiungiamo lo Tsu Chu, il risultato porta all’attuale football.

Giochi con la palla

L’utilizzo della palla come gioco o disciplina ha origini antichissime. Usavano la palla gli indigeni dell’America centrale per uno sport simile alla pallavolo, lo stesso veniva fatto nella Francia medievale, con campo da gioco e numero di protagonisti illimitato, dove la sfera doveva essere portata fino a dentro la città antagonista oppure durante il Rinascimento, a Firenze, quando si praticava il calcio storico fiorentino che, almeno nelle fondamenta, era più simile al rugby (anch’esso nato ufficialmente in Inghilterra, nel 1846, nell’omonima cittadina). In fondo, anche in quest’ultimo caso, gli inglesi sono arrivati secondi.

Francesco Campa

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