Home » Tutto tranquillo sul fronte hooligan?

Tutto tranquillo sul fronte hooligan?

by La Redazione
0 commento
hooligan, fenomeno

Roma, 11 mar – Quante volte avete sentito parlare giornalisti, politici, signori del calcio, tuttologi del nulla e opinionisti vari di “modello inglese” per quanto riguarda la gestione dell’ordine pubblico di una partita? Probabilmente molte, troppe volte… Insomma, quel modello per il quale vi fanno credere che Oltremanica negli stadi sia tutto rose e fiori e che i tifosi delle opposte fazioni vadano allo stadio abbracciati e scambiandosi reciproci complimenti. Un posto idilliaco che ha fatto scrivere a Massimo Gramellini, editorialista del Corriere della Sera, che in Italia non si investe nel calcio perché, a differenza degli inglesi, noi abbiamo gli ultras brutti e cattivi. Ma le cose stanno veramente così? Proveremo ad analizzarlo in questo pezzo.

Il fenomeno hooligan non se n’è mai andato

Ovviamente la domanda era retorica: no, le cose non stanno assolutamente così e men che meno in un’ottica banalmente manichea del noi cattivi/loro bravi. Tanto per andare subito nello specifico: sabato, al termine di Blackpool-Burnley di Championship (la seconda divisione inglese), un gruppo di tifosi ospiti ha attaccato un local pub. Nei violenti scontri che ne sono derivati Tony Johnson, un tifoso del Blackpool di 55 anni, è stato ferito gravemente alla testa e ha perso la vita poche ore dopo in ospedale. In Italia la notizia ha avuto davvero poca risonanza, mentre in Inghilterra, per quanto si tratti ovviamente di una gravissima tragedia, nessuno ha pensato di fermare i campionati o di chiedere leggi speciali, perché, per quanto sia doloroso ammetterlo, il calcio muove ogni settimana migliaia di persone ed è quasi scontato che prima o poi possa accadere un evento luttuoso, come d’altronde può accadere per una rissa da bar o per una questione di viabilità, tanto per fare due esempi.

È indubbio altresì che fino a tutti gli anni ’80 il fenomeno hooliganistico nel Regno Unito avesse raggiunto livelli di guardia che erano andati ben oltre la semplice zuffa, tanto che, prima la strage dell’Heysel nel 1985 e poi quella di Hillsborough nel 1989, avevano fatto sì che le autorità iniziassero veramente a usare la mano pesante e a promulgare leggi straordinarie, a tal punto che il volto degli stadi inglesi e del tifo sulle gradinate, piaccia o meno, cambiò per sempre. Effettivamente per qualche anno tutto sembrò scorrere molto tranquillo, anche perché il cambio generazionale fu veramente drastico: un’intera generazione di tifosi sparì dalle gradinate per far posto a un nuovo tipo di pubblico, disposto a spendere molti più soldi per vivere un’esperienza molto più confortevole e sicura.

La creazione della Premier League e la cascata di soldi che ne derivò fecero il resto. Ma il football è lo sport più popolare al mondo proprio perché vive di regole tribali, di rappresentazione di una battaglia, di amore per la propria comunità e, di conseguenza, anche di odio verso il nemico. E tutto questo, rimasto per qualche anno come cenere sotto il tappeto, ha poi ricominciato di nuovo a bruciare, prima come flebile fiammella e poi come un fuoco ben alimentato. Ovviamente scordiamoci le battaglie di massa sulle gradinate (ma poi, come se si vedessero ancora anche in Italia), ma il fenomeno hooligan non se ne è mai andato semplicemente perché nasce insieme al calcio. Non ve ne parleranno certo i grossi giornali e le tv, ma non passa settimana che non ci siano scontri in diverse partite. Anzi, ora tante tifoserie britanniche hanno iniziato a imitare nello stile e nel modo di tifare gli ultras italiani.

Caro Gramellini, la verità è un’altra

Eh no, caro Gramellini, in Italia non si investe seriamente nel calcio per le stesse ragioni per le quali non si investe negli altri campi dell’economia: una classe politica spesso non all’altezza, diffusa corruzione nelle istituzioni, mancanza di progettualità e sensazionalismo nell’affrontare i problemi. Qualche rissa fuori dagli stadi non spaventerà mai un imprenditore, allo stesso modo nel quale un incidente stradale non impedisce alle case produttrici di costruire automobili. Non vengono costruiti nuovi stadi perché la burocrazia praticamente impedisce per anni di andare oltre la fase progettuale, non certo perché due tifoserie si affrontano davanti a un bar.

Concludendo possiamo quindi dire che la scena delle terraces britanniche continuerà a regalarci personaggi da romanzo e da film, come per esempio Roy Lerner, tifoso del Millwall, che il 3 giugno 2017 affrontò da solo e disarmato tre terroristi islamici armati di machete sul London Bridge al grido di “Io sono del Millwall!”, riuscendo, rimanendo ferito, a salvare la vita di molte persone. Potete leggere le sue gesta nella sua autobiografia, dal titolo The Lion of London Bridge.

A proposito di Green Shirt Mush

Post scriptum: settimana scorsa vi avevamo parlato di questo bizzarro personaggio rispondente al nome di “Green Shirt Mush”. Ebbene, anche grazie al nostro articolo che ha avuto diffusione pure su forum inglesi, forse abbiamo risolto il mistero sulla sua identità: pare sia un camionista di Lincoln, cittadina del nord dell’Inghilterra, il quale per tutti questi anni non ha mai nemmeno minimamente sospettato di essere diventato una leggenda. Vero o meno che sia, un altro capitolo di questa straordinaria storia.

Roberto Johnny Bresso

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati