Roma, 19 nov – Meno uno. Nel tardo pomeriggio di domani – alle ore 19.00 locali, qui saranno le 17.00 – prenderà il via Qatar 2022, la ventiduesima edizione dei campionati mondiali di calcio. Senza ombra di dubbio la più discussa di sempre. Ma anche la prima competizione iridata disputata nei mesi di novembre e dicembre e l’ultima composta da trentadue nazionali. Da United 2026 – che si giocherà tra Stati Uniti, Messico e Canada – le partecipanti saliranno a quota quarantotto. Un’ottima notizia per chi, ad esempio, va in bianco dall’ormai lontano inverno brasiliano del 2014. Ogni masochistico riferimento all’Italia è puramente intenzionale.

Qatar 2022, gli stadi del mondiale mediorentale

Polemiche e controversie. Fin dal principio, in quanto contemporaneamente all’assegnazione arrivarono accuse di brogli, sabotaggi e corruzione varia. Si è discusso ripetutamente anche sulle non chiarissime dinamiche riguardanti la costruzione delle infrastrutture necessarie all’organizzazione dell’evento. In particolar modo per quanto concerne condizioni imposte ai lavoratori e retribuzioni della manodopera. Proteste varie ed eventuali – manifestate sempre a debita distanza – anche da parte della galassia LGBT.

Il Qatar è il primo paese mediorentale ad ospitare il massimo torneo per selezioni nazionali. Poco più esteso del nostro Abruzzo, l’emirato conta due milioni (abbondanti) di abitanti. All’incirca lo stesso numero di tifosi che si prevede affluiscano nella piccola penisola bagnata dal golfo Persico. Anche per questo motivo già dal 2010 – anno di assegnazione – la monarchia araba si è messa in moto per arrivare pronta al grande appuntamento. Potenziata la viabilità già esistente, sono state create anche tre linee di metropolitana per facilitare il collegamento tra gli stadi.

A proposito degli impianti sportivi. Saranno otto, di cui sei costruiti ex novo. Tra quelli già esistenti il più datato è il Khalifa, inaugurato nel 1976 e secondo per capienza. L’altro, l’Ahmed bin Ali, ha visto iniziare (e finire) i lavori nel 2003 ma, proprio per l’occasione, è stato ristrutturato. Qatar-Ecuador, l’incontro inaugurale si giocherà invece all’Al-Bayt, dalla particolare forma a “tenda beduina”. L’Iconico di Lusail – oltre ottantaseimila posti – ospiterà la finale, in programma domenica 18 dicembre. Avrà vita brevissima il 974. Il nome, oltre che il prefisso telefonico internazionale, ricorda il numero di container che lo costituiscono. Alla fine del torneo sarà disarticolato. La migliaia scarsa di enormi parallelepipedi metallici “torneranno” al trasporto intermodale, mentre le strutture restanti saranno riutilizzate in altre opere.

C’è anche l’Italia: il ruolo dell’Eni

Assenti gli azzurri sui campi da gioco, ma non l’Italia. Dalla riviera romagnola sono arrivate a Qetaifan Island le attrezzature di otto stabilimenti balneari cervesi. Ottocento ombrelloni, tremila lettini, cinquecento sdrai e quattro torrette di salvataggio – accompagnati da una ventina di operatori – sono pronti per allietare (a modo nostro) le calde giornate e le lunghe notti dei tifosi.

Questione sicurezza: in una ricchissima competizione di portata planetaria risulta infatti impossibile parlare solo di calcio (le questioni pallonare saranno comunque trattate domani nella seconda parte dell’articolo). Insieme alle forze armate locali verranno schierati oltre cinquecento connazionali, di cui la metà facenti parte della Marina Militare. Ai nostri uomini aggiungiamo poi una cinquantina di mezzi terrestri, due aeromobili e una nave. Il tutto per garantire l’incolumità degli spettatori. Ma non solo: la presenza e il controllo italiani non sono casuali. Infatti in Qatar – importante produttore ed esportatore di gas naturale – è strategicamente operativo l’Eni. Il cane a sei zampe “giocherà titolare” nella partita del North Field. Stanno avanzando i progetti per lo sfruttamento del giacimento di GNL più grande del mondo. Quando si dice “non è solo calcio”…

Marco Battistini

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