Roma, 19 giu – Limitare il calcio solo a tatticismi, dribbling, gol o risultati sarebbe da folli. Il mondo del pallone deve essere caratterizzato anche da aspetti che generalmente vengono messi in secondo piano o addirittura denunciati dal politically correct ma che invece rientrano nella passione per il gioco più bello del mondo. Per questo motivo raccontiamo le storie e gli aneddoti di alcuni fenomeni della sregolatezza, ovvero i calciatori più cattivi di sempre.

Quei bravi ragazzi, i calciatori più cattivi di sempre (prima parte)

Quei bravi ragazzi, i calciatori più cattivi di sempre (seconda parte)

Quei bravi ragazzi, i calciatori più cattivi di sempre (terza parte)

Quei bravi ragazzi, i calciatori più cattivi di sempre (quarta parte)

Quei bravi ragazzi, i calciatori più cattivi di sempre (quinta parte)

Quei bravi ragazzi, i calciatori più cattivi di sempre (sesta parte)

Luis Suarez, il calciatore cannibale

Parliamo del calciatore uruguaiano che ha fatto divertire molti tifosi europei ed esultare i fan di Ajax, Liverpool, Barcellona e Atletico Madrid. L’attaccante soprannominato El Pistolero ha vinto davvero tanto, risulta essere uno degli attaccanti più prolifici della storia del calcio e, insieme a Messi e Neymar, fa parte del tridente più forte del calcio spagnolo e blaugrana. Luis Suarez però si è reso protagonista di veri e propri attacchi di rabbia che culminavano con dei morsi ai propri avversari. La dentiera da cannibale fece il suo esordio nel 2010, da attaccante dei lancieri e ai danni del centrocampista Otman Bakkal del PSV, che gli costò 7 turni di squalifica. Altra maglia, altro morso. Nel 2013, durante il pareggio di 2-2 tra Liverpool e Chelsea, l’uruguaiano decide di mordere il braccio di Branislav Ivanovic, subendo una nuova squalifica di 10 giornate. Infine, come non ricordare i Mondiali 2014: nel match tra Uruguay e Italia, il cannibale agguantò la spalla del nostro Giorgio Chiellini subendo dalla Fifa una sospensione di 4 mesi totali (incluse le gare di club) e 9 giornate di squalifica con la maglia della Celeste.

Terry Butcher, il Cacciatore

Il suo nome significa macellaio ma, nonostante i tanti interventi duri fatti in carriera, non ha mai sezionato caviglie o polpacci avversari. E’ stato un giocatore inglese dalle buone qualità difensive che si distingueva in campo per il coraggio. Pilone per circa 10 anni della nazionale inglese, passò alla storia per la partita giocata con la sua nazionale, contro la Svezia, a settembre 1989 e valevole per la qualificazione ai Mondiali 1990. Terry Butcher rimediò un profondo taglio alla fronte nei primi minuti di gara e i medici gli applicarono dei punti di sutura e la classica benda bianca. Il difensore non uscì dal campo e, anzi, continuò a respingere gli attacchi avversari allontanando ripetutamente il pallone con la testa. Questi continui colpi trasformarono la classica benda bianca in una fascia rosso sangue, che ricordava un po’ quella indossata da Robert De Niro nel famoso film Il Cacciatore. Maglia inglese e benda che trasudavano sangue, sguardo spiritato e adrenalina a mille, questi gli ingredienti che hanno reso iconica la sua immagine. Tra l’altro, la convocazione in nazionale fu la giusta ricompensa alle ottime prestazioni avute con la maglia dell’Ipswich Town, squadra che lo fece esordire nel 1978, anno di uscita proprio del suddetto film, diretto da Michael Cimino.

Meno iconiche ma comunque molto significative furono le multe prese durante la sua attività da calciatore, prese nel 1988 con la casacca dei Rangers di Glasgow: la più alta, da 250 sterline, subita per aver aizzato i tifosi dei blues contro i rivali del Celtic durante uno dei derby più caldi d’Europa. Mentre qualche mese più tardi fu oggetto di un’indagine della polizia locale per aver scardinato la porta dello spogliatoio del direttore di gara dopo un match al Pittodrie Stadium. Non furono avanzate accuse penali, ma Butcher venne comunque multato di 150 sterline.

Francesco Campa

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