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Roma, 2 nov – Si è ufficialmente chiusa la stagione ciclistica 2019 e la pausa invernale è l’occasione per fare il punto sullo stato di salute del ciclismo italiano e tracciare un bilancio, in attesa di capire con che squadra correranno i nostri portacolori. La stagione è stata complessivamente positiva, anche se tuttavia si fa fatica a trovare un ricambio generazionale.

Stagione ciclistica 2019: Nibali punto fermo

Parlando di risultati, partiamo dalle conferme: Vincenzo Nibali ha fatto il suo quest’anno, giungendo secondo al Giro – causa il troppo controllo con Roglic, entrambi beffati da Carapaz – e vincendo la tappa di Val Thorens al Tour de France. Da segnalare due piazzamenti nelle Classiche Monumento (ottavo sia alla Milano-Sanremo, che al Giro delle Fiandre) ed il suo Lombardia chiuso mestamente. Il prossimo anno spegnerà 36 candeline, ma la sua nuova squadra Trek-Segafredo pare voglia puntare su di lui al Giro 2020. Trek-Segafredo che confermerà lo straordinario Giulio Ciccone. Il giovane talento azzurro ha vinto il tappone alpino di Ponte di Legno al Giro, facendo sua al termine della Corsa Rosa la maglia azzurra di miglior scalatore. Al Tour ha indossato per qualche giorno sia la maglia bianca di miglior giovane che la maglia gialla di leader, sfiorando la vittoria a Planche des Belles Filles.

Un ottimo Elia Viviani ha conquistato una tappa al Tour de France, tre volte secondo al Giro, l’Europeo su strada, tappe nei giri minori e diverse conferme su pista. Il nostro miglior velocista ha qualche rammarico per dei passaggi a vuoto, ma la sua stagione non può che definirsi positiva. Stesso discorso per un super Matteo Trentin, anche lui vincitore di una tappa alla Grande Boucle. Con l’Italia ha dominato poi il Mondiale su strada nello Yorkshire, sbagliando solo negli ultimi 100 metri, quelli decisivi, giungendo secondo alle spalle del sorprendente Pedersen. Tra le note positive, da segnalare anche Fausto Masnada, Damiano Caruso, Dario Cataldo e Alberto Bettiol (sorprendente vincitore del Giro delle Fiandre). Filippo Ganna, splendido bronzo nella cronometro al Mondiale e campione italiano nella stessa specialità, per il futuro su strada fa ben sperare. Per la pista è già una certezza, con i numerosi successi.

Male Davide Formolo, da anni in attesa del salto di qualità, per un ciclista ormai da considerarsi adulto e maturo. La vittoria al campionato italiano non basta. Generoso, ma in una stagione transitoria, è Gianni Moscon. Essere in uno squadrone come il Team Ineos non lo aiuta, tuttavia pochi acuti, vista anche la scarsa condizione fisica. Fabio Aru si è smarrito da tempo, qualche timido segnale di ripresa lo ha dato, ma la testa – forse più delle gambe – manca ancora. Stagione rivedibile per Ulissi e Colbrelli.

Il Giro 2020

Infine, per la stagione ciclistica ventura è stato presentato il Giro d’Italia 2020, con tre tappe iniziali in Ungheria, seguite da tre tappe in Sicilia e una serie di tapponi alpini (la tappa del Sestriere su tutti) che fanno presagire un giro molto intenso.

Vorrebbe tornare il vincitore della scorsa edizione Carapaz (passato all’Ineos, che preferirebbe schierare Thomas e Bernal), prendervi parte per la prima volta Sagan (7 volte vincitore della classifica a punti al Tour), il già citato Nibali, i gemelli Yates. Dumoulin e Roglic saranno nella stessa squadra (Jumbo-Visma), difficile vederli assieme nella stessa corsa. Curiosità per il giovanissimo Pogacar. Aru e Froome (fuori da mesi per fratture multiple) al Tour quasi sicuramente.

Manuel Radaelli

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