Roma, 27 dic — Non ci voleva il quoziente intellettivo di un genio per capire che l’introduzione del gender self-id o autocertificazione di genere avrebbe spianato la strada a tutti quei predatori sessuali che, identificatisi come «donna trans», ne approfitteranno per invadere gli spazi femminili (minorenni comprese) e mettere a segno abusi e stupri.

Il gender self-id spiana la strada agli stupratori “trans”

Dai all’empio una corsia preferenziale per compiere misfatti, e lui ne abuserà: permettigli di cambiare genere e identità anagrafica a seconda di ciò che «si sente», senza dover presentare referti medici e autorizzazioni di un giudice, e il predatore diventerà «donna». Nessuno potrà legalmente impedirgli di accedere a bagni, spogliatoi, saune, centri estetici, strutture detentive, centri antiviolenza destinati ad un’utenza femminile. Per chi protesta è prevista la gogna pubblica e — in un sempre maggior numero di casi — le conseguenze legali.

Eppure in Paesi come Spagna, Scozia e prossimamente anche Germania le «leggi trans» o Gender recognition reform bill sono ormai realtà e non prevedono alcun tipo regolamentazione a tutela delle donne che si trovano già ora a condividere spazi con «autopercepiti» maschi biologici «trans» i quali, ormai, non si fanno più nemmeno scrupolo di assumere sembianze femminili, agendo nella più totale impunità.

122 casi denunciati non smuovono le coscienze di nessuno

La legge trans, in soldoni, favorisce le attività illecite e disgustose di pervertiti al grido di «le donne trans sono donne». Sulle pagine del Primato Nazionale vi teniamo informati periodicamente sui principali fatti di cronaca criminosa legati al gender e al self-id, ma la lista dei predatori che assumono identità femminili per stuprare donne e bambini nei centri antiviolenza, o che dichiarano il cambio di sesso per farsi trasferire nelle carceri femminili è decisamente lunga. Stando a quanto riporta La Verità Graham Linehan, autore televisivo irlandese — parla di almeno 122 episodi tra quelli denunciati. Che evidentemente non mettono in allarme nessuno. 

Un uomo con carta d’identità femminile

E’ il caso di Darren Agee Merager, un uomo di 53 anni finito in manette nei giorni scorsi dopo aver trascorso oltre 15 mesi in latitanza. Merager è accusato di atti osceni per aver mostrato il pene negli spogliatoi femminili di alcuni centri benessere di Los Angeles. La vicenda è emblematica proprio perché il maniaco, che sui documenti è legalmente registrato come donna, ammette candidamente di essere uomo a tutti gli effetti. Non si arrabbia nemmeno se le persone si rivolgono a lui come se fosse un maschio — perché di fatto, lo è.

«Sono legalmente femmina», spiega «ma ho i peli sul viso. Ho un pene. Non ho il seno. Non ho una voce femminile. Non mi trucco né mi vesto come una donna. Quindi tu pensa a un commesso di un negozio di alimentari che, sistemandomi la spesa mi dica, “Mi scusi signore…” Dovrei forse essere offeso? Andiamo, sarebbe ridicolo. Come farebbe questa persona a saperlo? Ma tecnicamente, in termini legali, io sono donna». E in virtù di questi termini legali ha accesso a strutture riservate alle donne, dove non disdegna di mostrare impunemente il proprio «pene femminile». 

Cristina Gauri

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. Si è aperta la porta dell’inferno… Guarda che facce .. quello con gli occhi sbarrati è il più pazzo di tutti… Maledetti.

Commenta