Roma, 27 dic – La società americana non ferma la spirale di cancellazione portata avanti dall’ideologia del politicamente corretto: ora l’abisso della cancel culture è arrivato anche a West Point. La prestigiosa accademia militare sul fiume Hudson, che ha formato alcune tra le personalità più importanti e influenti degli Stati Uniti d’America, ha annunciato l’intenzione di intraprendere un processo che porterà nei prossimi mesi alla rimozione di decine di monumenti e simboli considerati offensivi e inopportuni, tra i quali verranno messi al bando tutti i possibili richiami al Sud confederato.

Anche West Point in balia del politicamente corretto

Alla riapertura dell’accademia dopo le vacanze natalizie, non sarà più possibile osservare il ritratto del generale Robert Lee in uniforme sudista, posto fino ad ora nella biblioteca di West Point. Verranno rimossi, inoltre, un busto dello stesso generale Lee, il quale fu ex allievo e soprintendente dell’accademia prima di porsi in testa all’esercito della Confederazione durante la Guerra Civile, e un trittico di bronzo montato all’ingresso della Bartlett Science Hall: raffigura figure e simboli della storia americana tra cui, oltre all’abolizionista William Lloyd Garrison, a Clara Barton che fondò la Croce Rossa e a Francis Scott Key che scrisse l’inno nazionale, c’è anche a rilievo un piccolo membro del Ku Klux Klan.

Continua l’opera di cancellazione negli Usa

Il generale Steven Gilland, attuale soprintendente dell’accademia, ha affermato che l’iniziativa che verrà realizzata nei mesi iniziali del 2023, risponde a un ordine del Pentagono di rimuovere o sostituire oggetti che “commemorano la Confederazione o quanti volontariamente servirono nelle sue fila”. Una vera e propria opera deliberata di cancellazione mascherata dall’intento di “insegnare ai futuri leader militari dell’America a farsi promotori dei nostri migliori ideali nazionali”. Gli Usa ormai rappresentano il frutto più malevolo del politicamente corretto, una nazione che uccide la propria storia in nome del nulla.

Andrea Grieco

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