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Roma, 25 feb – E’ un’immagine toccante quella che arriva dal piazzale della Farnesina. Tutto il personale diplomatico del ministero degli Esteri ha voluto onorare l’ambasciatore Luca Attansio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, uccisi in Congo in un agguato. A causa del contingentamento dovuto al coronavirus, molti diplomatici della Farnesina non hanno potuto partecipare alla cerimonia funebre. Così, all’ora di inizio dei funerali, hanno deciso raccogliersi in silenzio nel piazzale antistante il palazzo del ministero.



Farnesina, il commosso saluto dei diplomatici

Funerali di Stato per Attanasio e Iacovacci

Ma stamani il silenzio regna anche in Piazza della Repubblica, interrotto soltanto dalla marcia funebre suonata dalla fanfara dei carabinieri I feretri, per il funerale di Stato dell’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, sono avvolti nel tricolore. A portare a spalla le bare nella chiesa basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma, sono gli uomini del XIII reggimento dei carabinieri. Presenti, ovviamente, i rappresentanti del governo. Dal premier Mario Draghi ai ministri Di Maio, Guerini, Lamorgese e Giorgetti. Oltre ai presidenti di Camera e Senato, Fico e Casellati.

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A celebrare i funerali è il cardinale Angelo De Donatis. “Luca, Vittorio e Mustafa sono stati strappati da questo mondo dagli artigli di una violenza stupida e feroce che non porterà nessun giovamento ma solo altro dolore”, dice il vicario del Papa. All’inizio dell’omelia, De Donatis porta la “vicinanza e la preghiera da parte del Papa. In questo giorno sentiamo nostra angoscia di tre famiglie, di due Nazioni, dell’intera famiglia delle Nazioni”.

Poi il Vicario di Roma riflette sulla drammatica situazione nella nazione africana dove i due italiani hanno trovato la morte. “La violenza sta tornando di moda in ogni latitudine non è solo qualcosa che si manifesta nel nord est del Congo, lontano da qui. Spesso la violenza che si annida nel fondo dell’anima si camuffa da insensibilità: occorre smascherare il germe dell’indifferenza violenta e dire ‘è un problema mio’. Questi nostri fratelli hanno deciso come Ester di compromettersi con l’esistenza degli altri, anche a costo della propria vita. Oggi – dice ancora il cardinale – piangere è doveroso, uniti al pianto della moglie di Luca e delle figlie, della promessa sposa di Vittorio, della famiglia di Mustafa. Ci uniamo al pianto dei genitori, parenti, amici di questi nostri fratelli. E’ il pianto di tanti missionari, di tanti italiani di tanti congolesi che hanno ricevuto il loro aiuto”.

Alessandro Della Guglia

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