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Grottaferrata, 15 nov – L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un mix di approssimazione e conformismo. A Grottaferrata l’urgenza per il Pd e per le varie liste civiche di sinistra di portare a casa una mozione di “tutela dei valori dell’antifascismo” e di condanna del razzismo, dell’omofobia etc, sembra soprattutto quella di infilarsi nel filone censorio nazionale della commissione Segre. E così come accade per l’organo che porta il nome della senatrice a vita, la cui rapida istituzione è stata favorita da una fake news, anche nella cittadina in provincia di Roma sono state utilizzate notizie probabilmente false, dati approssimativi e forzature, per impegnare il Consiglio comunale a vigilare sui “nuovi fascismi”, difendere i valori dell’antifascismo e censurare tutte quelle associazioni che utilizzano un linguaggio d’odio sui social network e non solo.

La solita censura buonista

Insomma è la solita solfa sull'”hate speech” ai tempi della grande censura buonista. Singolare però che tra le premesse della mozione vengano elencati una serie di episodi non circostanziati e discutibili, che invece dovrebbero motivare la necessità dell’adozione di una misura simile proprio ora. Si fa riferimento a presunti manifesti “irridenti agli ebrei” che sarebbero comparsi negli istituti dei Castelli romani durante la recente campagna elettorale per le Europee, di cui però non si trovano notizie in giro. Strano, visto che un caso simile avrebbe probabilmente ottenuto una ribalta nazionale. Stessa cosa vale per le “aggressioni ai danni di ragazzi e studenti tra Frascati e Grottaferrata”, di cui nessuno tra i consiglieri si è degnato di citare un articolo di giornale o meglio ancora una denuncia.

C’è poi un attacco politico a CasaPound, rea di aver realizzato un blitz dimostrativo durato pochi minuti all’interno del Consiglio comunale di Grottaferrata. Non meno importante il gesto di un consigliere comunale di Lanuvio (paese a pochi chilometri di distanza), che ha pubblicato una foto scattata a Predappio davanti alla tomba di Mussolini. Insomma, tra notizie prive di fondamento, altre a cui viene data una lettura politica ed episodi marginali e/o privati, i promotori della mozione sembrano creare ad arte un quadro territoriale artefatto, lontano dalla realtà, ma che serve però a giustificare l’impegno del Comune di Grottaferrata nella difesa dei valori della resistenza e nel contrasto ai “discorsi d’odio”.

I consiglieri si contraddicono

Il che inserisce il centro della provincia romana perfettamente all’interno del contesto politico nazionale, con l’antifascismo oramai nemico della realtà, pronto a fronteggiare improbabili e irreali emergenze (come quella creata dal nulla dell'”antisemitismo”). Resta tuttavia singolare, come dimostrano le interviste video realizzate dal Primato Nazionale a corredo di questo articolo, che i promotori stessi della mozione antifascista neghino, a domanda diretta, ogni connessione con “emergenze territoriali”, quando invece il testo della mozione parla molto chiaro. Ma, come detto, la realtà a sinistra non va più molto di moda.

Davide Romano

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