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Roma, 4 feb – La notizia che tutti stavano aspettando: la Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa ha autorizzato l’uso dei due anticorpi monoclonali anti-Covid delle americane Eli Lilly e Regeneron per la cura dei pazienti Covid ad alto rischio nelle prime fasi della malattia. Lo riferisce AdnKronos.

I monoclonali fanno parte della categoria di medicinali usati per le «terapie indirette», che modulando il sistema immune dell’ospite rendono inefficace l’attacco virale e contengono i sintomi più gravi dell’infezione. Essendo «anticorpi pronti all’uso» hanno effetto immediato e vanno utilizzati entro e non oltre le 48-72 ore dall’insorgere dei primi sintomi dell’infezione.

Locatelli: uno strumento utile

Esprime soddisfazione a Buongiorno su Sky Tg24 Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css).«Gli anticorpi monoclonali sono uno strumento importante. Contribuiscono certamente alla lotta contro Sars-CoV-2, e in particolare a prevenire la progressione della malattia nei soggetti più fragili. Non attribuiamogli però delle proprietà salvifiche che non hanno per i malati gravi. Perché sarebbe sbagliato sulla base dell’evidenza e creeremmo troppe aspettative», specifica. Locatelli spiega che «Vanno impiegati quando veramente servono. Poche ore o pochi giorni dopo la documentata infezione, in coloro che hanno un elevato rischio di progredire e sviluppare patologia grave».

Silvestri: una vittoria per il Paese

«Una vittoria» per il Paese, commenta il virologo Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta. Ma «anche una terribile sconfitta per la credibilità di molte persone. Prima di tutto di quelli che nell’ottobre scorso si sono opposti in modo durissimo a questa autorizzazione, così facendo perdere tempo prezioso a tutti». Ne ha parecchi di sassolini da togliersi dalle scarpe Silvestri, che in un lungo post su Facebook stigmatizza l’atteggiamento di chi, da mesi, si oppone inspiegabilmente – o forse la spiegazione è sotto gli occhi di tutti – a questo tipo di trattamento tramite campagne diffamatorie o seppellendolo sotto a una cortina di silenzio.

«Sarebbe importante ora – ribadisce Silvestri – che questi personaggi spiegassero, una volta per tutte, cosa gli ha fatto cambiare idea circa la necessità di un’approvazione europea e l’efficacia clinica degli anticorpi nei pazienti con Covid-19». Per l’epilogo del caso «va ringraziato in primis il professor Giorgio Palù, presidente di Aifa dal dicembre scorso, che ha condotto questa battaglia con straordinario impegno ed efficacia».

Silvestri accusa Ippoliti (Spallanzani): aveva negato autorizzazione

Silvestri prosegue con le accuse. «Adesso che c’è la rincorsa a elogiare gli anticorpi, e a far notare che si usino già allo Spallanzani per i soggetti con Covid e immunodeficienza», osserva ancora il virologo, «bisogna ricordare che proprio il direttore dello Spallanzani, il dottor Giuseppe Ippolito, membro del Cts» per l’emergenza Covid, «si era adoperato durante la riunione del 29 ottobre affinché Aifa negasse l’autorizzazione al trial clinico pragmatico di LY-CoV55 (bamlanivimab, ndr), adombrando poi addirittura che Lilly volesse vendere in Italia un farmaco che aveva fallito negli Usa».

I media mainstream hanno demonizzato gli anticorpi monoclonali

C’è spazio anche per la stigmatizzazione dei media mainstream, «a partire da Corriere della Sera, Repubblica e Rai, che per settimane hanno bellamente ignorato l’inchiesta giornalistica scritta per Il Fatto Quotidiano da Thomas Mackinson». Ma l’Oscar della vergogna più grossa, «va a quel tam-tam contro gli anticorpi su alcuni social e blog. Un tam-tam tutto italiano, a base di fesserie pseudo-scientifiche degne del peggior repertorio no-vax», insiste. E di certo «non esente da attacchi personali diffamatori verso il sottoscritto, di cui purtroppo si sono resi protagonisti anche alcuni ‘colleghi’». Un atteggiamento «tanto falso quanto vigliacco, su cui chiunque abbia a cuore la verità dell’informazione scientifica farebbe bene a riflettere a lungo».

Cristina Gauri

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