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Roma, 24 nov – “Ho scritto che Trump ha l’intelletto di uno scimpanzé ma mi è sembrato un insulto allo scimpanzé. Le scimmie hanno un intelletto superiore a quello di Trump. Non volevo offendere gli scimpanzé perché sono una specie che dobbiamo ammirare”. E’ quanto dichiarato da Alan Friedman a L’aria che tira, trasmissione condotta da Myrta Merlino su La7. Non è la prima volta che il giornalista americano si scaglia contro il presidente Usa, con toni e soprattutto termini decisamente fuori luogo. Stamani Friedman, prima di essere interpellato su La7, aveva cinguettato su Twitter: “Negli ultimi anni abbiamo convissuto con un presidente americano che aveva l’intelligenza di uno scimpanzé e l’etica di John Gotti”. Quest’ultimo, per chi non lo sapesse, era un mafioso statunitense boss della famiglia Gambino.



L’odio che piace alla sinistra

Eppure ben pochi commentatori mostrano di scandalizzarsi di fronte al linguaggio colorito di Friedman. Gli stessi maestrini che si ergono a supervisori del lessico correct, bacchettando a ogni piè sospinto la “destra becera”, trovano del tutto consona (per non dire apprezzabile) l’offesa gratuita nei confronti dei loro avversari politici. Ma come? Proprio loro che cianciano di clima d’odio diffuso dal sovranismo, non hanno nulla da eccepire di fronte agli insulti di un “raffinato” esperto statunitense di economia? Ebbene no, perché la spocchia di chi si ritiene superiore inciampa spesso nel turpiloquio gratuito, accettato però in quanto prodotto dal savio progressista di turno.

Eugenio Palazzini



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7 Commenti

  1. E del colorito linguaggio e comportamento della scimmia, che si sarebbe trombato Ivanka se non fosse stata sua figlia, con tanto di mano tra le cosce non ne vogliamo proprio parlare?

  2. Le razze – biologicamente parlando – possono non esistere, ma la razzializzazione di determinati gruppi umani o individui letteralmente imperversa. Farsesco!

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