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Roma, 9 giu – Sono bastati un paio di articoli di giornale a trasformare Eugenio Albamonte in una sorta di martire. Anm e Anpi stanno gridando alla “gogna mediatica”, mentre la Procura di Roma starebbe valutando addirittura “se richiedere la scorta“. Nei confronti del Pm titolare di numerose inchieste su CasaPound, tra cui quella che ha portato pochi giorni fa al sequestro preventivo dello stabile di via Napoleone III, sarebbe in corso un “tentativo di delegittimazione”. Il riferimento è chiaramente ad alcuni articoli di giornale – tra cui questo del Primato e un altro pezzo uscito sul Giornale a firma Chiara Giannini – in cui sostanzialmente si spiegava come il Pm titolare dell’inchiesta su CasaPound fosse un convinto militante politico di sinistra. 

Albamonte è di sinistra e non lo nasconde affatto

Del resto Eugenio Albamonte le sue simpatie politiche non le ha mai nascoste. E’ ai vertici di Magistratura Democratica, pubblica costantemente su Facebook immagini inerenti la resistenza o manifestazioni antirazziste, da presidente dell’Anm ha fatto opera di propaganda per lo Ius Soli e redarguito il Pm “anti Ong” Carmelo Zuccaro e, come scoperto da Francesca Totolo, persino i suoi gusti musicali sono “da centro sociale”. Insomma un Pm con un simile orientamento politico sta indagando per odio razziale CasaPound, “rea” di aver dato vita a manifestazioni contro l’assegnazione di case popolari ai rom o per la chiusura di un centro di accoglienza. E la denuncia che con buona probabilità ha fatto partire l’inchiesta è stata presentata dall’Anpi. Un quadro che a parti inverse non sarebbe nemmeno ipotizzabile: quantomeno non senza ritrovarsi le aperture dei tg nazionali che parlano di democrazia in pericolo.

La difesa corporativa dell’Anm

Chi è abituato a puntare il dito con molta difficoltà accetta di essere messo in discussione: e così puntuale come un orologio è arrivata la difesa corporativa dell’Associazione nazionale magistrati. “Nei giorni scorsi il collega Eugenio Albamonte è stato oggetto di articoli di stampa che, in calibrata successione, hanno dapprima messo in dubbio la sua imparzialità nel disporre il sequestro dell’immobile del Comune di Roma occupato da anni da appartenenti alla organizzazione CasaPound, quindi dato voce alle accuse provenienti da un esponente politico (Gasparri, ndr), che ha preannunciato sul punto una interrogazione parlamentare, di avere dolosamente omesso di indagare su di una querela che egli aveva presentato, per ragioni legate alla appartenenza politica del querelante”.

La nota dell’Anm prosegue esprimendo “solidarietà al collega”, spiegando come sia sostanzialmente vietato anche solo ipotizzare la non imparzialità di un magistrato, minacciando velatamente gli organi stampa che hanno riportato la notizia delle evidenti simpatie politiche di Albamonte. “Ricordando ancora una volta che l’accusa di agire per fini, personali o politici, diversi da quelli di giustizia, proveniente da soggetti coinvolti in procedimenti giudiziari con esiti sgraditi, oltre ad esporre il singolo magistrato e ledere la sua immagine e autorevolezza, costituisce un danno per tutta la magistratura, delegittimando la fondamentale azione di riaffermazione delle regole dello Stato di diritto che essa svolge nel solco dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana”.

Di Stefano: “Scorta ad Albamonte? Paradossale”

Sull’ipotesi di mettere sotto scorta Albamonte è intervenuto Simone Di Stefano, ex segretario di CasaPound. “Ci spiace e ci sembra paradossale che si stia pensando alla scorta per Albamonte. Noi chiediamo solo di non essere giudicati o indagati da un magistrato ultra politicizzato a capo della corrente di sinistra della magistratura. Lo riteniamo sconveniente proprio nell’interesse della magistratura, in un momento in cui la fiducia dei cittadini nei confronti di questa istituzione è ai minimi termini”.

L’Anpi contro “le campagne denigratorie dei fascisti”

Toni un po’ più duri ma stesse conclusioni anche in una nota diffusa dall’Anpi, molto in linea con quanto affermato dall’Anm: “Come al solito, quando messi alle strette i fascisti orchestrano intollerabili campagne aggressive e denigratorie come stanno facendo ora nei confronti del magistrato che ha chiesto ed ottenuto dal GIP il sequestro preventivo della struttura pubblica da loro occupata a Viale Napoleone III”, spiegano i partigiani. “Tanto per precisare: i magistrati devono essere fedeli alla Costituzione, la quale, nello stabilire i principi fondamentali è di per sé antifascista, in quanto tali principi erano stati negati durante il regime. Il 25 aprile, Festa della Liberazione dal nazifascismo è Festa Nazionale e l’Anpi è un Ente Morale riconosciuto dalla Repubblica. La ricostituzione del partito fascista e l’apologia di fascismo sono reati sanciti dalla Costituzione e da leggi. L’odio razziale è un crimine”.

Peccato che l’Anpi, così come l’Anm, si dimentichino di specificare che il Gip per il momento ha riconosciuto solo il reato connesso all’occupazione del palazzo, ma non quello associativo relativo all'”odio razziale”, disconoscendo buona parte dell’impianto accusatorio di Albamonte. Ma questa è un’altra storia, che vi racconteremo meglio domani in attesa di importanti novità.

Davide Romano

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