Roma, 24 ott — Episodio quantomeno singolare quello che si sono trovati a vivere i Carabinieri in servizio nella caserma di Guidonia Montecelio, Comune alle porte di Roma: nella serata di ieri, infatti, si è presentato in caserma un trentenne cittadino albanese già noto alle forze dell’ordine in quanto sottoposto a regime di detenzione domiciliare. L’uomo ha letteralmente pregato i militari di trarlo in arresto e tradurlo in carcere. Il motivo? L’uomo reputava la convivenza con la compagna del tutto intollerabile.

Cittadino albanese ai domiciliari prega i carabinieri di arrestarlo

«Non la sopporto più, meglio la galera», avrebbe riferito agli stupefatti militari dell’Arma. Ai Carabinieri, una volta compreso che non si trattava di uno scherzo ed essendosi comunque l’uomo allontanato da casa senza permesso del magistrato, non è restato altro che esaudire la curiosa richiesta dell’albanese. Una volta sottoposto ad arresto, per evasione, i Carabinieri hanno informato l’autorità giudiziaria che ha disposto la traduzione dell’albanese in carcere.

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Nonostante l’episodio del cittadino albanese possa far sorridere, non si tratta della prima volta in cui un detenuto ai domiciliari reputa preferibile la cella di un carcere a una convivenza ritenuta impossibile. Tanto che di simili vicende si è dovuta occupare anche la Corte di Cassazione penale. Come la sentenza numero 36518 del 2020, in cui si è ritenuto colpevole un soggetto che, sottoposto ai domiciliari, si era allontanato per recarsi presso le forze dell’ordine in quanto «vittima» di una convivenza altamente problematica. I casi di allontanamento forzato dai domiciliari per difficoltà coniugali sono tutt’altro che rari.

I lockdown non hanno aiutato

E c’è certamente da scommettere che due anni ormai di limitazioni della libertà imposte dalle autorità per contrastare la pandemia di Covid — a prescindere dai regimi di restrizione disposti dalla magistratura — non abbiano agevolato le convivenze. Specialmente in contesti socialmente problematici, nelle periferie o in case estremamente piccole, come nel caso dell’albanese in questione.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. Quando l’ esistenza è ridotta a passare da una galera all’ altra…
    Comunque, gentile C. Gauri, le limitazioni della libertà, causa incapacità/impotenza dei poteri nella corretta gestione della sozzura sino-virus, hanno colpito duro anche nelle famiglie spezzate a metà (per motivi di lavoro od altro), per un periodo oltremodo lungo, protrattosi inaspettatamente. La “Primavera 2020” resta indimenticabile!

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