Roma, 7 set – Nel periodo di campagna elettorale stiamo vedendo orde di politici in preda ad una irrefrenabile iperattività nel fare promesse di cambiamento e di miglioramento, uno dei temi più dibattuti sono i giovani e la scuola, settori puntualmente abbandonati e inascoltati da ogni governo fin da quando si ha memoria. L’Italia ha un sistema scolastico vecchio e imputridito, con deficit strutturali in termini di spazi, strutture e programmazione che conseguentemente influenza in modo negativo i giovani.

Le problematiche dei giovani tra scuola e inattività

Circa il 23% dei giovani italiani tra i 15 e i 29 anni si trova fuori da ogni percorso di lavoro, istruzione o formazione: sono i cosiddetti Neet, individui non impegnati in alcun percorso scolastico o lavorativo, noti come persone inattive. L’Italia ha il più alto numero di Neet di tutta l’Ue, oltre il doppio di Francia e Germania. Questo fenomeno sociale è accresciuto grazie anche al sempre più frequente precoce abbandono scolastico, il 12,7% degli studenti non arriva al diploma, preferendo la via lavorativa senza una certificazione o andando ad ingrossare le fila dei giovani inattivi. Una percentuale rilevante interessa i diplomati, tra i quali quasi uno su dieci (circa il 9,7% del totale) si trova senza le competenze minime necessarie per entrare nel mondo del lavoro o dell’università. Si segnala inoltre una forte disparità geografica, nel sud Italia l’abbandono scolastico nella maggior parte delle regioni supera la media nazionale.

Obsolescenza programmata

Invece di investire nel settore, la scuola e i giovani sono sempre i primi a subire tagli e ripercussioni causate dalla crisi economica in atto: già si pensa a reintrodurre la Dad per una sorta di razionamento energetico. Il leitmotiv che contraddistingue i nostri tempi è quello di un progressivo dissanguamento dell’istruzione, continui tagli e sempre più incertezze per il futuro dei giovani.

Andrea Grieco

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