Rimini, 1 giu — Il mare di fango riversato sull’adunata riminese degli alpini da parte delle femministe di “Non una di meno” e relativa stampa mainstream aizzata dai progressisti di turno, verrà rispedito al mittente. Le infamanti accuse di presunte molestie nei confronti delle penne nere vanno provate oppure si procederà nelle apposite sedi.

Parola del presidente dell’Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero. «L’immagine degli Alpini — spiega a Libero — non può essere compromessa da episodi isolati. Il 99,9% delle Penne Nere e dei nostri associati è gente seria, che si impegna, lavora, dà una mano, che mai si è tirata indietro dinanzi a qualsiasi calamità o emergenza. E che incarna lo spirito del sacrificio e della condivisione. Questo è il vero valore degli Alpini e di tutti i suoi associati. E di questo non è stato tenuto minimamente conto, gettando fango addosso a una categoria».

Fango sugli alpini

Come possono centocinquanta segnalazioni di presunti catcalling, senza uno straccio di prova, pesare più del buon nome di un corpo? Eppure è quello che è accaduto alcune settimane fa all’adunata di Rimini. A distanza di un mese, di tutto questo fiume di segnalazioni solo una sola, soltanto una è sfociata in denuncia attraverso l’app YouPol della Polizia di Stato. Agli atti risulta dunque una sola denuncia giunta ai carabinieri per la quale la Procura di Rimini ha aperto un fascicolo contro ignoti. Che senso ha avuto, quindi gettare discredito su di un’intera categoria e sull’intera città di Rimini? «Se ci sono stati episodi isolati vanno approfonditi sicuramente — assicura Favero — voglio capire che cosa è successo e qual è la portata di questa denuncia» e «se ci saranno le condizioni siamo pronti a denunciare di sicuro». 

Le penne nere colpevolizzate ingiustamente

Il sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad, non ha dubbi: «Sugli Alpini si è creato un clima che non mi piace. Per niente. All’ormai classico balletto della politica, in cui si sgomita per prendere una posizione più visibile ai potenziali elettori, ormai interessano poco i fatti. Interessano le reazioni a catena». Le penne nere «vengono brutalmente colpevolizzati di ogni nefandezza. E questo è inaccettabile. L’impianto accusatorio è quello di impedire ogni adunata di qui in avanti, e in ogni città d’Italia», con le femministe che attraverso la piattaforma Change.org avevano avviato una petizione per sospendere per due anni le adunate. Una petizione che non ha scaldato i cuori di nessuno. Le firme sono ferme a 21.772 in un mese, nemmeno hanno raggiunto le 25mila prefissate.

Tutti pronti per Udine

E, fa sapere Libero, per l’Adunata 2023 a Udine è già tutto esaurito. Lì, le penne nere, giocano in casa. «Il nostro — specifica Favero — è un patrimonio di dedizione e valori, che ci impegniamo a trasmettere ai giovani, i quali se coinvolti rispondono con entusiasmo, come dimostra il successo dei nostri campi scuola, che anche quest’anno saranno frequentati da centinaia e centinaia di ragazzi e ragazze tra i 16 e i 25anni». Le femministe si mettano il cuore in pace.

Cristina Gauri

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