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Torino, 15 ott – Al via la battaglia legale di Altaforte contro la Fondazione del libro per l’esclusione della casa editrice sovranista dall’edizione 2019 del Salone del libro. La prima udienza della causa civile al tribunale di Torino è stata fissata al prossimo 18 dicembre.

La causa per inadempimento contrattuale e la richiesta di risarcimento

Come è noto, la partecipazione di Altaforte alla kermesse torinese per presentare il libro-intervista al leader della Lega “Io sono Matteo Salvini” scritto dalla giornalista Chiara Giannini, aveva sollevato polemiche infinite – con tanto di liste di proscrizione ad opera di Raimo e compagni – fino ad arrivare, alla vigilia dell’evento, alla clamorosa decisione – su richiesta del governatore piemontese, il dem Chiamparino e del sindaco di Torino, la grillina Appendino – di escludere la casa editrice, ritenuta vicina a CasaPound. Da qui la causa intentata da Altaforte per inadempimento contrattuale da parte del Salone a cui erano seguiti, secondo la casa editrice, pesanti perdite economiche. In particolare, viene lamentata la violazione delle normative contrattuali e richiesto il risarcimento del danno.

Legale della casa editrice: “Vicenda sottolinea mancanza di pluralismo e libertà di opinione”

L’avvocato Gino Arnone, codifensore della casa editrice insieme a Maurizio Paniz, sentito dall’AdnKronos, sottolinea che “la vicenda relativa all’inadempimento contrattuale del Salone restituisce un problema ben più grave: quello della mancanza di pluralismo e libertà di opinione che sono condizione imprescindibile per un Paese civile, come affermato in Costituzione”. La vergognosa esclusione di una casa editrice da una kermesse editoriale è in effetti uno dei punti più bassi di censura politica raggiunti di recente da parte della sinistra.

L’editore Polacchi è in silenzio stampa

Dal canto suo, l’editore di Altaforte Francesco Polacchi fa sapere di essere in silenzio stampa e di non voler commentare il caso e i dettagli riguardanti la causa civile. Il giorno dell’inaugurazione della kermesse, fuori dai cancelli del Lingotto, lo stesso Polacchi aveva affermato che l’esclusione era stato un attacco non solo a lui e alla casa editrice ma anche a Salvini. Peraltro c’è da dire che la polemica e la censura politica hanno giovato alle vendite del “libro dello scandalo”, schizzato primo in classifica già il giorno dopo la vicenda dell’esclusione dal Salone. A carico di Polacchi inoltre la procura aveva aperto un fascicolo per apologia di fascismo a seguito di un esposto presentato da Comune e Regione per alcune sue esternazioni durante la trasmissione telefonica La Zanzara a Radio 24.

Adolfo Spezzaferro

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