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Agrigento, 22 set – A volte ritornano. In questo caso di tratta di tredici tunisini freschi di sbarco in Italia che durante un controllo di identificazione operato dalla Polizia sono risultati destinatari di pregressi provvedimenti di espulsione dal suolo italiano, per aver commesso vari reati. I tredici erano quindi delinquenti già allontanati dal nostro territorio, ma in tutta evidenza si erano trovati così bene entro i nostri confini da decidere di affrontare un nuovo viaggio della speranza, sobbarcandosene rischi e costi.

La vicenda suscita più di un inquietante riflessione: la prima, che urta frontalmente con la narrazione pietista di sinistra e di una certa parte della Chiesa, che negli immigrati vedono solo disperati in fuga da miseria, carestie, violenze e guerre: è chiaro che tra le migliaia di stranieri che ogni giorno ormai approdano sulle nostre coste si annidano pregiudicati e criminali di ogni risma. La seconda riflessione riguarda l’azione del governo, che negli ultimi mesi sembra essersi del tutto disinteressato della dissuasione e del contenimento degli sbarchi, facendo anzi registrare dei numeri altissimi soprattutto se comparati con gli omologhi dello scorso anno.

D’altronde, che i criminali poi arrivino da Paesi come Tunisia e Marocco – nazioni esenti da guerre, violenze interne o particolari economie in crisi – la dice lunga sulle reali motivazioni che spingono questi ragazzotti a raggiungere l’Italia. Nella fattispecie i tredici tunisini arrestati, tutti destinatari di provvedimento di respingimento con divieto di reingresso sul territorio nazionale italiano e in generale dell’area Schengen e di decreto di espulsione, finiranno comunque sul groppone dei contribuenti italiani, dal momento che che in attesa della celebrazione del rito direttissimo sono stati alloggiati, in regime di detenzione domiciliare, presso una struttura protetta che ospita immigrati.

E non sono gli unici, a dire la verità. La sola città di Agrigento è letteralmente invasa da centinaia e centinaia di stranieri: 260 alloggiati in varie strutture, mentre altri cinquecento sono sbarcati e si sono letteralmente dati alla macchia, dopo essere stati raggiunti dall’ordine di allontanamento dal suolo italiano entro cinque giorni: forse prendendo il provvedimento troppo alla lettera, i cinquecento si sono sì allontanati, ma solo per far perdere le loro tracce e spostarsi con mezzi di fortuna in altri grandi centri urbani d’Italia.
Più in generale la situazione permane critica in tutta la Sicilia, soprattutto nel drammaticamente saturo hotspot di Lampedusa, il quale fa registrare ben 1200 presenze, nonostante la coltre di silenzio mediatico calata su queste vicende.

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. Mentre nel Nord-Est italiano proseguono gli arrivi di clandestini, alcuni brutalmente scaraventati fuori da misteriosi furgoni che poi, fulmineamente, si dileguano (vedi il caso di sabato scorso, uno dei tanti, in quel di Udine):

    https://www.telefriuli.it/cronaca/migranti-lanciati-furgone-corsa-fiumicello-gravi-ospedale/2/211630/art/

    non si arrestano gli sbarchi di algerini in Sardegna: dopo i sei di avanti ieri sera 21/09 – quattro uomini, una donna e un bambino – altri diciassette nord-africani sono stati rintracciati ieri mattina 22/09 presso la spiaggia di Porto Pino (SU).

    I viaggi diplomatici della dottoressa Lamorgese, recentemente recatasi in Friuli Venezia Giulia, in Tunisia e in Algeria non solo non hanno prodotto risultati ma addirittura, sembrano aver aggravato ulteriormente la situazione.

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