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Roma, 13 nov – «Andrà tutto a put*ane, ma con il monopattino». Una frase che riassume alla perfezione la totale assenza di fiducia nelle risoluzioni dell’esecutivo giallofucsia e la perdita della speranza per tantissimi italiani, che presto potrebbero ritrovarsi alla fame grazie alle misure di contenimento del virus previste dai Dpcm. La denuncia arriva dal professor Alessandro Meluzzi in uno dei suoi quotidiani attacchi al governo. Il criminologo ha postato su Twitter l’immagine con l’arcobaleno simbolo del primo lockdown. «Andrà tutto bene», recitava la scritta che campeggiava sui balconi a marzo.

Niente è andato bene

Sappiamo che niente è andato bene, e che l’esecutivo ci ha messo un bel fiocco con inutili bonus monopattini e banchi a rotelle, «dimenticandosi» di potenziare terapie intensive e assumere personale medico. Risultato: la sanità sta per cedere e l’Italia è quindi nella fase «lockdown che non si può chiamare lockdown». «Andrà tutto a put*ane», quindi, ma con la consolazione dell’inutile mezzo di locomozione che piace tanto a grillini e radical chic.  

Meluzzi ha poi postato un video sulla sua pagina Facebook puntando il dito contro «chi controlla i grandi quotidiani», veri responsabili della narrazione distorta del contagio, e «chi controlla i grandi circuiti dei social network, Zuckerberg, Facebook, Twitter, Instagram». Sono loro che «controllano il sistema di circolazione dell’informazione». C’è bisogno di un maggiore approccio critico all’informazione: «Alcune persone hanno la tendenza a cercare tante informazioni e a confrontarle. Secondo me, però, non superano complessivamente il cinque, dieci per cento della popolazione». Queste persone «hanno un forte senso critico». Al contrario, «la stragrande maggioranza della gente» attinge «dalle fonti che vengono proposte loro con qualsiasi mezzo».

«Le persone che bevono solo informazioni generaliste e inquinate sono più serene perché non hanno conflitti interiori. E si adeguano come un gregge alle opinioni dominanti della massa. Se non avessero notizie manipolate avrebbero un atteggiamento più divergente, più critico. E non necessariamente più felice», è l’amara constatazione di Meluzzi. «Io», conclude Alessandro Meluzzi, «sono uno che comunica quello che liberamente pensa. Sarei un disinformatore se sapessi qual è la verità e cercassi di fuorviare la gente. Mi limito invece a pensare a voce alta».

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. I rruffatori si intrufolano dappertutto, perché in realtà c’è una propensione inconscia nella gente ad essere disposti a farsi truffare.
    È la possibilità di lasciarsi aperto
    uno spiraglio alla goduria del lamento nelle parti della vittima.

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