Roma, 18 lug — Case affittate agli immigrati anziché agli italiani: così può essere riassunto il progetto Dall’esclusione all’inclusione, portato avanti dal sacerdote della diocesi di Andria e responsabile della Casa di Accoglienza Santa Maria Goretti, don Geremia Acri.

Ad Andria le case in affitto vanno agli immigrati 

Un’iniziativa che, a detta dei promotori, sta rivoluzionando il sistema di accoglienza dei braccianti agricoli extracomunitaria ad Andria, in Puglia, ed è basata su tre principi: l’ordine, l’accompagnamento e la manutenzione. Sono già dunque centinaia gli extracomunitari sistemati in affitto in appartamenti privati. Con buona pace degli italiani, a cui invece i locatori chiedono una sequela infinita di garanzie e somme di denaro da depositare. Per i fratelli migranti, le cose vanno diversamente. Per ogni affittuario basta la presenza di un volontario che verifica periodicamente lo stato dell’abitazione. Così «i cittadini andriesi proprietari di case chiamano per affittare ai migranti invece che agli italiani. E’ un qualcosa di inedito e utopistico in Italia, dove di solito prevale il razzismo», esulta Yvan Sagnet, presidente dell’Associazione No Cap e partner del progetto, che spiega su Facebook lo svolgimento dell’iniziativa. 

C’è lo zampino della Cei

Esultano anche alla Fondazione Migrantes, l’organismo pastorale della Cei che si occupa di accoglienza e immigrazione: «Numerosi senza fissa dimora, che fino a qualche giorno fa alloggiavano in alcuni ghetti dei nostri territori, in baracche di fortuna, riposando su giacigli improvvisati e zeppi di acari, con servizi igienico-sanitari al limite della decenza umana, ebbene a loro è stato proposto un luogo di accoglienza sicuro, un lavoro onesto e un trasporto, da e per il lavoro, onesto. E’ questo il progetto strutturato per dare risposte concrete all’emergenza abitativa dei migranti stagionali sul territorio», si legge sul loro sito.

Del resto è proprio in seno all’Ufficio Migrantes della Diocesi di Andria che nasce il progetto, in collaborazione con la Rete No Cap, l’Azienda Agricola Cantatore di Ruvo di Puglia e la Comunità Migrantesliberi. «Una rete — spiega don Geremia Acri al sito della Fondazione — che si è costituita in piena autonomia, senza l’interlocuzione delle istituzioni, con l’obiettivo di salvaguardare la dignità della persona. Il meccanismo della povertà alimenta quello della criminalità: ognuno ha diritto a una casa, a condizioni di vita dignitose e alla possibilità di realizzare le proprie aspirazioni». Tutto bellissimo, encomiabile: peccato che nessuno spenda un unghia delle energie utilizzate per gli immigrati per intervenire sulle situazioni degli italiani in difficoltà. Per loro, basta e avanza l’italianissima arte di arrangiarsi.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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