Milano, 18 lug — A Milano le case popolari sono roba loro: tra gli alloggi assegnati e quelli che occupano abusivamente, sono gli immigrati a detenere lo scettro dell’edilizia popolare. E’ sufficiente dare una lettura alla graduatoria del bando pubblicato oggi sul sito del Comune di Milano: su 300 appartamenti, 207 sono assegnati a immigrati, i restanti 93 a italiani, più di due su tre.

Case popolari, due su tre vanno agli immigrati

A denunciarlo, intervistata dal Giornale, è l’europarlamentare leghista e consigliere comunale Silvia Sardone. Il «21esimo bando integrativo per l’aggiornamento della graduatoria comunale» è la cartina al tornasole del «welfare anti-italiano tanto caro alla sinistra». Le cifre parlano chiaro: «due alloggi su tre finiscono a immigrati». «Scorrendo la lista sembra di essere in Nordafrica o in Sudamerica – continua Sardone – non certo a Milano: i cognomi italiani sono la netta minoranza e purtroppo sarà sempre così finché non verranno adottati correttivi ai bandi».

Come avvenuto a Sesto San Giovanni, dove la giunta di centrodestra guidata dal sindaco Roberto Di Stefano ha stabilito che gli stranieri, nel presentare domanda di assegnazione delle case popolari, devono dimostrare tangibilmente di non possedere immobili all’estero. Nel frattempo, «Sala e Majorino non perdono mai tempo prima di marciare contro il razzismo ma continuano a dimenticarsi che i primi a discriminare sono proprio loro».

Anche le occupazioni illegali sono in mano loro

Sul fronte dell’illegalità la musica non cambia, anzi in tal caso le percentuali diventano bulgare. «A San Siro le occupazioni abusive sono per l’88% di stranieri e per il 12% di italiani, a Corvetto la percentuale è di 73% immigrati e 27% italiani e a Bolla 70% e 30%». Sono i numeri che un mese fa snocciolava Angelo Sala, presidente Aler di Milano, la più grande azienda di gestione di edilizia popolare del Paese. Chi è intenzionato a occupare, sottolinea Sala, sa già dove colpire. E questo fatto è sintomatico dell’esistenza di un racket delle case popolari, di «un’organizzazione malavitosa che monitora il territorio. La novità è che gli abusivi fino a qualche anno fa erano famiglie comunque in graduatoria che volevano saltare la fila, ma ora gli immigrati non seguono alcuna trafila».

Cristina Gauri

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1 commento

  1. Rachet delle emigrazioni, rachet sui viaggi, rachet sul lavoro, rachet sulle case…, sono tante “racchettate” da dare a destra e manca! Metodo selezionante democratico ?! Che schifo.

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