Roma, 19 lug — Ogni giorno il ministero della Salute e mass media vari snocciolano, a mo di macabro rosario, il numero dei decessi per Covid: sempre tanti, sempre sopra la media del resto d’Europa e del mondo, morti dell’unica malattia sul territorio nazionale di cui ci viene implacabilmente proposto il bollettino. Il dubbio che si tratti spesso di morti con il Covid e non per Covid viene periodicamente sollevato e periodicamente viene affossato, silenziato, smentito. Il dubbio che si tendano a includere i decessi per altre patologie ma con la presenza di un tampone positivo in un soggetto asintomatico, del resti, è confermato dalle testimonianze di medici come Bassetti e da numerosi casi che punteggiano la cronaca.

Muore annegato ma per i medici è deceduto per Covid

L’ultimo caso che conferma le ombre gettate sulla trasparenza dei dati in materia di decessi Covid viene dall’Emilia Romagna: Diongue Madiaye, 21 anni, di origine senegalese, annegato a causa di un malore dopo essersi tuffato in piscina, è finito tra gli undici decessi classificati per il virus «così come previsto dalla modalità di gestione nazionale dei dati», perché «rientra nel computo, anche se la sua positività è stata diagnosticata dopo la sua morte, dovuta ad altra causa». Il povero Diongue, evidentemente asintomatico, non sapeva nemmeno di aver contratto il Covid, ma per la sanità regionale rientra nella conta delle vittime Covid, assieme ai morti delle terapie intensive.

Un sistema funzionale al terrore

E’ chiaro che un sistema del genere finisce per tenere accesa la fiammella del terrore e dell’allarmismo tanto cari a Speranza e ai suoi sodali (Ricciardi e Cartabellotta per citarne due). I quali ogni giorno agitano come grimaldello il ricatto morale del numero di morti «da inizio pandemia», che ormai hanno sfondato il muro dei 170mila in due anni. Non vuoi indossare la mascherina, non vuoi vaccinarti, non vuoi distanziarti? Ricordati dei morti. I quasi 400mila deceduti per tumore dell’ultimo biennio, — molti passati a miglior vita per carenze negli screening preventivi e nelle cure, affossati dall’emergenza Covid — ringraziano. 

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Vai con Draghi.
    Con Draghi si può tutto.
    Non è che con Conte andava meglio.
    D’altro canto chi può escludere del tutto che se non avesse avuto il covid non sarebbe morto annegato ?

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