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ignazio-marino-2Roma, 10 giu – Arresti, dimissioni illustri, e ipotesi di commissariamento. Questo il quadro a pochi giorni dall’ inizio del secondo capitolo di Mafia Capitale, l’inchiesta che ha scosso pesantemente la politica romana e non solo.

Da queste stesse colonne già qualche mese fa, avevamo acceso una luce sulla gestione torbida del denaro pubblico, e sull’impressionante diffusione della pratica dell’affidamento diretto. Una pratica che, come avevamo già denunciato, priva della possibilità di accesso alle gare per le imprese sane, e alimenta un giro chiuso e ristretto tra poche e incontrollabili società, ma soprattutto priva i cittadini della possibilità di conoscere l’operato degli operatori coinvolti, in primis il Comune, che gestisce soldi frutto, in gran parte, della tassazione.

Il 91% degli appalti del Dipartimento Politiche Abitative erano assegnati in questo modo, l’86% quelli del Dipartimento Infrastrutture. Ben 738 su 896 sono stati gli affidamenti diretti del Dipartimento Politiche Sociali. Numeri riguardanti il 2014, ma non diversi dai dati dell’anno prima che evidentemente smentiscono le nuove “anime candide” della politica romana, che continuano incessantemente a declamare l’estraneità ad un sistema largamente diffuso, e a reclamare fantomatiche rivoluzioni, che non sembrano altro, se non pezze messe lì per salvare il salvabile.

Se vi fosse una rivoluzione in atto l’attuale giunta non avrebbe confermato gran parte degli appalti già in essere precedentemente, o avrebbe indetto nuove gare. Ma andando a scorrere i dati messi in bella mostra sui siti istituzionali, la realtà che appare sembra tutto tranne che una rivoluzione. Di rivoluzionario c’è solo una cosa: la consapevolezza che nessuno ha mai guardato quei dati, la consapevolezza che la verità sulle procedure di appalto, sui soldi pubblici, può essere messa in un documento liberamente consultabile. Nessuno sano di mente lo leggerà. Mai.

Ma in quei documenti ci sono numeri impressionanti. Cifre da capogiro, che escono dai dipartimenti del Comune di Roma e finiscono in società cooperative, le stesse indagate oggi. Nel solo 2014, appena qualche mese fa, ammontava a sette milioni e mezzo di euro circa, la cifra stanziata dal solo Dipartimento delle Politiche Sociali, nei confronti della Soc. Eriches 29, divisi in una grande varietà di appalti piccoli e grandi, di varia natura, dalla gestione dei campi rom, all’accoglienza di rifugiati, al reinserimento di ex detenuti.

Anche il Dipartimento delle Politiche Abitative, faceva la sua parte. Nello stesso anno, mentre il sindaco Marino faceva pienamente le sue funzioni, da questo cruciale dipartimento, in una città che vive ogni giorno il disagio dell’emergenza abitativa, venivano stanziati, nei confronti della Società cooperativa Eriches 29, espressione diretta del Gruppo cooperativo 29 Giugno, una cifra vicina ai tre milioni e mezzo di euro. A giudicare dai numeri, più che una “mucca da mungere” sembra un “allevamento intensivo”.

Quello che appare è un sistema ben oliato, che inchiesta dopo inchiesta, arresto dopo arresto, pare gettare ombre pesanti sul sistema dell’affidamento ai privati di interessi pubblici, che dietro alla scusa, tutta teorica, dell’efficienza e della concorrenza tra imprese, sembra invece nascondere sacche di criminalità e malaffare, che si annidano in amministrazioni locali, regionali e grandi opere. Infatti, da uno studio più attento si evince che né l’uno né l’altro risultato sono stati ottenuti.

Di certo non l’efficienza del servizio che oltre a non abbassare i costi, nasconde spesso zone di degrado ai limiti del sopportabile. Nemmeno la concorrenza tra imprese. Infatti scorrendo la lista degli appalti, si scopre che per ogni settore, il numero di imprese aggiudicatarie è estremamente ridotto, se confrontato col numero di appalti. Un sistema quindi che foraggia e ingrassa sempre gli stessi, senza alcuna vergogna o decenza. In un contesto simile, sfugge quale sia la decantata rivoluzione che Marino proclama ormai da mesi, mentre la politica romana, e gran parte del suo partito ed esponenti importanti della sua maggioranza cadono, giorno dopo giorno sotto i colpi di avvisi di garanzia ed arresti.

Ilaria Misantoni

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