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Roma, 7 dic – Il vaccino per il Sars-CoV-2 sarà disponibile per tutti, anche per gli immigrati. Lo ha annunciato ieri il commissario straordinario per i vaccini Domenico Arcuri intervenendo durante la trasmissione Mezz’ora in più condotto su Rai3 da Lucia Annunziata. Figuriamoci se l’esecutivo non aveva pensato anche a loro.

«Nell’ipotesi che gli istituti di certificazione europei e italiani forniranno le autorizzazione alla messa in commercio dei vaccini sarà possibile che in Italia, da gennaio e fino a marzo 2022 arrivino 202 milioni di dosi, se la pianificazione oggi prevista sarà rispettata», precisa Arcuri. Contando che potrebbe profilarsi l’eventualità di una somministrazione di due dosi per destinatario del vaccino, ne resterebbero 60 milioni per lo stoccaggio. E qui il commissario inserisce il tema del vaccino agli immigrati.  

Il vaccino verrà somministrato anche agli immigrati

Il piano vaccinale riguarderà quindi tutti coloro che risiedono nel nostro territorio – italiani e non. «Migranti? Tutte le persone che vivono in Italia, con delle regole che vanno stabilendosi, dovranno avere la possibilità di essere vaccinati, nei limiti delle regole», ha detto. «I migranti hanno diritti uguali a quelli dei cittadini italiani. Sarebbe molto importante che tutte le persone che attraversano le nostre strade, e che non lo facciano clandestinamente, possano essere sottoposte alla vaccinazione». E per gli irregolari? Non ci è dato di sapere. Un’altra curiosità: anche per gli immigrati è previsto il patentino per tracciare i potenziali untori?

La preoccupazione principale dell’esecutivo: gli stranieri

Curioso come una delle preoccupazioni che animano l’esecutivo sia quella di annunciare la somministrazione del vaccino agli immigrati, nonostante il vaccino ancora nei fatti non ci sia. E nonostante si possano legittimamente sollevare dubbi sulle effettive tempistiche di somministrazione – e su aspetti non secondari di logistica come quello sullo stoccaggio delle dosi. O meglio, appare quasi segno evidente di una sorta di riflesso condizionato il dover comunque parlare di immigrati anche quando si affronta il delicato tema del vaccino.

C’è anche altro di cui parlare 

Non parrebbe invece male affrontare temi come la crisi economica, come gestire i fondi, come aiutare imprese e famiglie a superare una crisi che appare giorno dopo giorno sempre più profonda e devastante. Oppure, volendo rimanere sul tema vaccinale, dare qualche rassicurazione in più agli italiani: ad esempio, in tema di obbligatorietà e facoltatività del vaccino – smettendo di agitare lo spauracchio del «o ti vaccini o non puoi uscire di casa» – e delineando con chiarezza e trasparenza le caratteristiche del vaccino stesso.

Cristina Gauri

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