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Roma, 7 dic – E’ scontro tra la Regione Abruzzo e il governo centrale per la decisione del presidente Marco Marsilio di passare dalla zona rossa alla zona arancione. Mentre l’Italia da oggi è senza zone rosse, Palazzo Chigi sta valutando di inviare una lettera di diffida al governatore abruzzese per aver dichiarato la sua regione arancione prima del tempo. Avrebbe infatti dovuto aspettare mercoledì.

Marsilio firma l’ordinanza: Abruzzo arancione

Questi i fatti. Nelle scorse ore Marsilio ha firmato l’ordinanza per il passaggio da zona rossa ad arancione dopo “aver avvisato il ministro Speranza”. Il governatore aveva lui stesso sottoscritto un’ordinanza per entrare in zona rossa lo scorso 18 novembre. E l’Abruzzo era rimasto l’unica zona rossa del Paese. Ora, con la nuova ordinanza, Marsilio ha annullato di fatto quel provvedimento con quello nuovo. Ma anticipando i tempi. Infatti fonti di Palazzo Chigi hanno precisato che “la cabina di regia che monitora i dati di tutte le regioni ha riconosciuto questa anticipazione che avrebbe potuto portare alla zona arancione nella giornata di mercoledì. La scadenza dei 21 giorni è però prevista per mercoledì, non per lunedì. Quindi non c’è avallo su questa ulteriore anticipazione“.

Riaprono i negozi, mercoledì tornano in classe gli studenti di seconda e terza media

Ma l’Abruzzo non vuole sentire ragioni: l’ordinanza è in vigore da oggi. “Il governo può solo, eventualmente, impugnarla“. Allo stato attuale, dunque, da oggi su tutto il territorio abruzzese si applicheranno le regole previste per le zone arancioni e i negozi potranno riaprire. Il completamento del percorso avverrà mercoledì 9 con la riapertura delle scuole, dopo esattamente 21 giorni di restrizioni previste dalla zona rossa. “I negozi saranno aperti e da mercoledì torneranno a scuole i ragazzi di seconda e terza media“, ha scritto Marsilio su Facebook.

La Regione Abruzzo mostra dati confortanti su contagi e ricoveri

La decisione di riaprire arriva sulla scorta dei dati forniti dal Comitato tecnico scientifico regionale dopo l’ultimo monitoraggio. Dati che la Regione ha definito “confortanti”. In particolare, si legge in una nota, “non si registrava dal 23 ottobre scorso un numero così basso di nuovi positivi“. Inoltre diminuiscono anche i ricoveri, sia in terapia intensiva che in area medica. In parallelo – ha reso noto la Regione – “da metà novembre a oggi sono aumentati di alcune centinaia i posti letto” a disposizione della sanità abruzzese per i pazienti positivi al Covid-19.

La lettera di diffida del governo contro Marsilio

E il governo passa al contrattacco. Si sta valutando in queste ore – secondo quanto riportano le agenzie – una lettera di diffida indirizzata al governatore, in cui si chiede al presidente della Regione di ritirare l’ordinanza che anticipa di due giorni l’entrata della Regione in zona arancione. Altrimenti, secondo la messa in mora, se la richiesta non sarà eseguita, la responsabilità di eventuali nuovi contagiati nei luoghi che sarebbero invece dovuti restare chiusi ricadrebbe sotto la diretta responsabilità del governatore. La decisione di Marsilio non è piaciuta al ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia: “Se l’Abruzzo tornasse in zona arancione da mercoledì avrebbe l’intesa del ministero della Salute. Se decide autonomamente di andare in zona arancione da domani mattina (oggi, ndr) – avverte l’esponente dem – sarà diffidato perché diventa inevitabile tutelare sul piano sanitario tutti gli abruzzesi e tutti gli italiani“.

Ripartono bar e ristoranti nelle nuove zone gialle

Intanto, però, con la riapertura di negozi e centri commerciali sull’intero territorio, entra nel vivo lo shopping natalizio. Mentre con il ritorno al giallo di Emilia Romagna, Friuli, Marche Puglia e Umbria bar e ristoranti rialzano le saracinesche, in Campania, Toscana, Alto Adige, Abruzzo e Bolzano i negozianti tornano a respirare grazie al passaggio all’arancione. Con cinque nuove regioni gialle – in tutto sono ora undici, oltre alla provincia di Trento – hanno riaperto oltre 72 mila tra bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi. A farlo presente è la Coldiretti. Sono comunque ancora quasi la metà (47%) gli esercizi commerciali di questo tipo ancora chiusi in Italia, per un totale di circa 170 mila locali. L’analisi non tiene conto ovviamente dell’Abruzzo appena passato arancione.

Adolfo Spezzaferro

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