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Macerata, 24 mar – La sesta sezione penale della Corte di Cassazione conferma la condanna a 12 di carcere per Luca Traini, il giovane che il 3 febbraio del 2018, a Macerata, ha aperto il fuoco contro sei immigrati, ferendoli, per vendicare l’atroce omicidio di Pamela Mastropietro. Pamela, ricordiamo, venne drogata, stuprata, smembrata viva e messa in due trolley da Innocent Oseghale, condannato all’ergastolo.



Per Luca Traini erano state anche contestate le aggravanti dell’odio razziale. Altresì confermate le richieste risarcitorie per le parti offese costituitesi parte civile in giudizio. Tra le parti civili, il Comune di Macerata e la locale sezione del PD contro cui Traini aveva aperto il fuoco. Viene così accolta la richiesta del PG della Cassazione, Marco Dall’Olio, il quale davanti ai Giudici di legittimità aveva appunto formulato come richiesta la conferma della condanna. Luca Traini all’epoca aveva rivendicato la sparatoria, dicendo di aver agito per vendetta nei confronti degli immigrati e come reazione al brutale e crudele delitto di Pamela Mastropietro.

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“Luca Traini voleva uccidere un numero indeterminato di persone”

Ad ottobre 2018, con rito abbreviato, era stato condannato a dodici anni per i reati di strage aggravata dall’odio razziale e per porto abusivo d’arma. Una condanna successivamente confermata in sede di Appello, nel corso del 2019. Il PG Dall’Olio, nel corso della sua requisitoria, ha affermato «è corretto definire strage ciò di cui ci stiamo occupando oggi. Traini voleva uccidere un numero indeterminato di persone». Il magistrato è passato poi a ricordare la «sequenza impressionante di colpi, con 17 bossoli e 14 frammenti di proiettili rinvenuti». Vennero sparati «a distanza ravvicinata e ad altezza d’uomo, verso persone, esercizi commerciali e anche verso la sede di un partito». «Chiunque – ha proseguito poi il pg Dall’Olio – si fosse trovato a passare di là, sarebbe potuto essere attinto dai colpi».

La tesi della difesa

Di diverso avviso il Professor Franco Coppi, difensore di Traini. «Nel comportamento di Luca Traini non c’è odio razziale», ha dichiarato. «I neri vengono identificati da lui come i responsabili dello spaccio di droga nella provincia di Macerata e come responsabili della morte di Pamela Mastropietro. Potevano essere anche gialli o pellerossa e il discorso sarebbe stato lo stesso». L’avvocato di Traini contesta peraltro la qualificazione stessa del reato come strage. «Non c’è stata una strage perché il reato richiede l’indeterminatezza delle persone offese. Secondo Coppi Traini avrebbe voluto «ergersi a vendicatore in preda ad un raptus emotivo di cui si dovrebbe tenere conto».

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Traini ha coperto a modo suo una voragine nella giustizia di tutti i giorni. Chi ha creato anche nella tranquilla e bella Macerata i presupposti per un inferno? Coppi è bravo anche a far troppo il Prof.

  2. Quello che è accaduto a quella povera ragazza è mostruoso, normale che questo reato Eva fomentato odio.

  3. …e per il camerata Traini cosa facciamo ? niente ? come sostenerlo ? come aiutarlo ? se noi stessi lo abbandoniamo vuol dire che tutto cio’ on cui crediamo e per cui abbiamo lottato , tutto cio’ è finito

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