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Roma, 24 mar – Non solo le scuole, “pianificare anche la riapertura delle imprese, che sono allo stremo“: è la richiesta di Confesercenti a Mario Draghi. Oggi il premier al Senato ha detto che il governo è al lavoro per riaprire le scuole in zona rossa dopo Pasqua, almeno per i più piccoli. “Bisogna pianificare anche la riapertura delle attività economiche, non solo delle scuole – sottolinea l’associazione -. Le imprese, dopo un anno di restrizioni, sono al limite: dobbiamo dare la possibilità di lavorare a chi può farlo garantendo il massimo rispetto dei protocolli di sicurezza”.



Confesercenti: “Basta lockdown, non si può chiudere per sempre”

“Accogliamo con sollievo l’annuncio che il governo sta pensando di pianificare la ripartenza del Paese”, si legge in una nota, in occasione della Presidenza nazionale dell’associazione. “Non si può chiudere per sempre: lockdown e restrizioni delle attività economiche non sono una soluzione sostenibile a lungo termine, come dimostra il disastro economico che hanno lasciato”. Confesercenti avverte che “nuove proroghe delle restrizioni sarebbero gravi e percepite come inique: senza controlli, le persone si assembrano liberamente anche nelle zone rosse. Mentre gli unici ad essere obbligati allo stop sembrano essere pubblici esercizi e negozi. Una situazione che esaspera ancora di più gli imprenditori”.

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“Necessario un cambio di passo, anche sul fronte dei sostegni”

L’associazione chiede dunque al premier di tenere fede agli impegni presi. “E’ assolutamente necessario un cambio di passo: è quello che ci attendevamo dal nuovo governo, anche sul fronte dei sostegni economici. Ci è stato anticipato che ci sarà un’ulteriore manovra da trenta miliardi di euro per introdurre nuovi sostegni. Bene, ma si faccia prestissimo. Il dl Sostegni, dopo tre mesi di attesa, ha gravemente deluso le imprese, che hanno diritto a ristori adeguati alle effettive perdite subite“. Posizione condivisa anche da Confcommercio, secondo cui bisogna “rafforzare decisamente” le risorse destinate ai ristori per imprese e partite Iva, anche al di là di quanto previsto dal decreto.

Anche Confcommercio chiede più risorse per i ristori

Gli 11 miliardi previsti dal decreto, fa presente Confcommercio, vanno divisi tra circa tre milioni di soggetti. Questo quando “le imprese si trovano a fronteggiare l’impatto di una picchiata della spesa per consumi, nel 2020, prossima ai 130 miliardi di euro“. I ristori devono essere “più adeguati in termini di risorse, più inclusivi in termini di parametri d’accesso, più tempestivi in termini di meccanismi operativi“. E questo vale per tutti gli altri comparti, dal turismo alla cultura.

Infine, “anche per i vaccini – conclude Confesercenti – si deve fare di più: il piano stenta a decollare, anche se le dichiarazioni del capo dipartimento della Protezione Civile sembrano andare nella giusta direzione. In particolare sulla necessità di hot spot centralizzati in ogni città. Vanno evitate fughe in avanti al di fuori del monitoraggio e del controllo delle autorità sanitarie. Non possiamo permetterci passi falsi: ci preoccupa il proliferare di iniziative non coordinate fra loro, è indispensabile un’unica regia”.

Adolfo Spezzaferro

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