Roma, 29 mar — Obbligata di giorno a lavorare nel negozio di famiglia, dall’età di nove anni, e di notte a subire le raccapriccianti attenzioni sessuali del padre: un inferno durato una decade per una ragazza cinese residente a Roma. Una volta arrivata alla maggior età, la ragazza ha deciso di ribellarsi e chiedere aiuto a un centro antiviolenza, che l’ha spinta a sporgere denuncia e allontanarsi dal nucleo famigliare che la teneva reclusa in una vita di orrori. Ora i genitori sono oggetto di indagine per maltrattamenti e violenza sessuale — accusa che riguarda solo il padre — e nei loro confronti è stato disposto il divieto di avvicinamento alla figlia. Lo riporta Il Messaggero.  

Bambina cinese sfruttata e abusata per 10 anni 

Nel corso delle deposizioni la vittima ha raccontato agli inquirenti che le violenze sarebbero iniziate a nove anni, quando ancora frequentava la scuola elementare. I suoi genitori la costringevano a lavorare anche dodici ore al giorno nel negozio a conduzione famigliare di chincaglieria cinese, situato a Ponte Milvio, impedendole di frequentare le amiche. La ragazza avrebbe anche riferito di maltrattamenti fisici, come botte e spintoni. L’inferno proseguiva una volta abbassata la saracinesca e rientrati a casa, dove il padre abusava di lei. Secondo la 19enne la madre era a conoscenza delle violenze ma non avrebbe fatto nulla per impedirle.

La fuga e la denuncia 

Dopo dieci lunghi anni, la giovane ha avuto il coraggio di fuggire da casa per trovare rifugio in un centro antiviolenza, dove gli operatori l’avevano convinta a sporgere denuncia. Per sentire il racconto della vittima gli inquirenti hanno disposto un’audizione protetta. A corroborare il racconto della ragazza, anche la testimonianza di alcuni compagni di classe e dei professori: la 19enne trascorreva lunghi periodi chiusa in un mutismo ostinato, spaventata, sempre sulla difensiva. Una volta fuggita di casa, i genitori avevano denunciato la scomparsa rivolgendosi all’ambasciata cinese, ignari di quanto stava accadendo. Quando la segnalazione dei due è giunta in Procura, le ricerche si sono subito interrotte: la vittima era già in un centro antiviolenza in una località segreta e protetta.

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Cristina Gauri

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