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Roma, 1° set – Ormai la narrazione dei media catastrofisti, e cioè filogovernativi, è chiara: chi non condivide l’allarmismo ufficiale è un «negazionista». Punto e basta. Persino Nicola Porro, che ha provato il coronavirus sulla propria pelle, viene accusato di «negazionismo» semplicemente perché non si è piegato ai dogmi del «giornalista unico». E allora, tanto per togliersi il dubbio, l’ha chiesto direttamente a un esperto. Nell’ultima puntata di Quarta Repubblica, infatti, Porro ha rivolto al noto infettivologo Matteo Bassetti una domanda molto precisa: «Un contagiato da coronavirus non è un malato. Professore, se dico questo, io sono un negazionista?». E la risposta è stata, ovviamente, negativa.

Bassetti fa un po’ di chiarezza

«Lei non è un negazionista», ha infatti spiegato Bassetti a Porro. «Se facesse l’esame di malattie infettive con me, probabilmente lei prenderebbe 30». E che cosa si insegna in questi corsi? «La prima cosa che dico a lezione – prosegue Bassetti – è la differenza tra portatore sano e malato, due cose che viaggiano su binari molto diversi e separati. Un conto è il contagiato asintomatico, che può trasmettere meno del sintomatico ma non ha i sintomi, e un conto è il sintomatico con la malattia manifesta».

L’allarmismo dei media mainstream

In effetti, il ruolo dei media mainstream, tutti indaffarati a sostenere il governo, non ha reso un buon servizio agli italiani. La stampa nazionale, infatti, ha alimentato la paura sbandierando le cifre dei nuovi positivi, quasi si trattasse di malati, e non fornendo ai lettori alcuna chiave per interpretare questi numeri. In alcuni casi, anche giornali paludati come il Corriere della Sera non hanno esitato a ricorrere a titoli ingannevoli, per non parlare di vere e proprie bufale. In tutto ciò, Bassetti è stato appunto uno dei pochi che hanno tentato di fare chiarezza, e per questo si è addirittura beccato l’epiteto di «negazionista». Accuse, ovviamente, rimandate al mittente: «Non si può negare l’esistenza del virus, che circola ormai in tutto il mondo, ma siamo più bravi a intercettarlo. E siamo anche più bravi a curarlo. I numeri che contano sono quelli della Covid, la malattia. Quando siamo andati in sofferenza non è successo per i positivi ma perché avevamo tanti malati, in buona parte gravi e in rianimazione. Applichiamo le misure che conosciamo: distanziamento, mascherine (quando indicato) e lavaggio delle mani. Cautela, ottimismo e buon senso».

Vittoria Fiore

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