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Bergamo, 28 mar – Avevano minacciato la serrata, lanciando numerosi appelli in cui veniva chiesta attenzione e di poter indire un tavolo di confronto per poter avere supporto, ma soprattutto materiale di protezione quali guanti, mascherine, camici e accesso ai tamponi diagnostici per il coronavirus: ma il grido di disperazione delle imprese funebri è rimasto inascoltato, e a partire da lunedì 30 marzo si procederà con la serrata.

Lo comunica Antonio Ricciardi, presidente della categoria Onoranze Funebri della Lia (Liberi imprenditori associati) Bergamo, che ha dichiarato: «Dopo aver più volte lanciato l’allarme, siamo chiamati a fare l’unica scelta responsabile per il bene della collettività. Abbiamo dato tutto quello che potevamo sul campo, ogni giorno e ogni notte, perdendo anche amici e colleghi. Vorremmo fortemente continuare con lo stesso impegno, ma in assenza di un intervento delle istituzioni, per noi la priorità è difendere la cittadinanza, della quale anche noi facciamo parte. Chi oggi fa annunci sul garantire il servizio senza protezioni o controlli è un irresponsabile, o non ha ben chiaro a quali pericoli sta esponendo tutta la collettività. Non si tratta di garantire o non garantire un servizio. Si tratta di non contribuire alla diffusione di un virus che sta uccidendo centinaia di persone».

Senza alcun tipo di tutela sanitaria non è possibile continuare un lavoro così delicato che espone gli operatori al contagio e li rende a loro volta vettori di trasmissione: «Nonostante gli appelli (inascoltati) dei giorni scorsi – si legge – l’assenza di un monitoraggio sanitario sugli operatori da parte delle autorità, e la difficoltà nell’approvvigionamento di dispositivi di protezione, continuano ad esporre la collettività, soprattutto anziani, malati e disabili, ad un enorme rischio di contagio. Nelle condizioni attuali, chi entra ed esce quotidianamente dalle strutture sanitarie e dalle abitazioni dei parenti dei defunti, diventa infatti non solo una facile preda, ma anche un veicolo perfetto per la diffusione del virus Covid-19».

A costo di mettere a rischio il futuro delle loro stesse aziende, gli imprenditori annuncian quindi la serrata «interrompendo le attività nel giorno di lunedì 30 marzo. Le uniche soluzioni affinché il servizio possa continuare nel rispetto della sicurezza dei cittadini restano il monitoraggio degli operatori tramite tamponi periodici, così come dovrebbe essere per tutti gli operatori sanitari, e un canale di fornitura prioritario (a pagamento) di dispositivi di protezione individuale. È ora che siano le coscienze individuali ad entrare in gioco”.

Le richieste degli operatori, cadute in un imbarazzante silenzio, erano chiare e comprensibili: il monitoraggio dello stato di salute degli operatori mediante tamponi periodici, e una fornitura prioritaria (a pagamento) di dispositivi di protezione individuale. E’ in continuo aumento il numero dei dipendenti delle imprese funebri che si sono ammalati, anche gravemente. Alcuni sono morti. Una serrata che rischia di essere l’ennesimo colpo per Bergamo e la sua provincia.

Cristina Gauri

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