Roma, 11 gen — Incredibile dictu, Bergoglio ogni tanto si ricorda di dire «qualcosa di cristiano», per parafrasare la celebre battuta di Nanni Moretti in Aprile, e stavolta se la prende addirittura con la cancel culture, condannandola in toto. Tra un’anatema contro i nazionalismi in favore dei porti aperti e dell’accoglienza tout court e l’adorazione di feticci indios, il Pontefice riesce a tirare qualche palla in buca: ultimamente è riuscito, in un solo colpo, a fare impazzire di rabbia femministe e animalisti puntando il dito contro chi non fa figli: «La gente non li vuole avere, al loro posto adottano cani e gatti».

Bergoglio contro la cancel culture

Oggi Bergoglio fa la doppietta entrando a gamba tesa contro la cancel culture: la cosiddetta «cultura della cancellazione», che abbiamo imparato a conoscere durante le devastazioni del Black lives matter quando i militanti antirazzisti abbattevano statue e monumenti della «civiltà bianca». Un’offensiva fisica e ideologica che è poi tracimata nelle università, causando la messa all’indice dei libri e operando una revisione sistematica dei fatti storici, in salsa antirazzista e anti colonialista; per poi arrivare a toccare surreali vette di ridicolo quando la cancel culture si è impossessata del cinema e i suoi alfieri hanno iniziato a pretendere di voler censurare (decontestualizzandole dal momento storico in cui erano state prodotte) tutte quelle opere che non aderivano alla narrazione antirazzista, pro-Lgbt, femminista. Partendo dagli Stati Uniti la cancel culture ha ormai sforato nel territorio europeo: e Bergoglio, a quanto pare, non sembra deliziato dal fenomeno.

Un pensiero che rinnega la storia 

Lo ha dichiarato nel corso dell’udienza al Corpo diplomatico che opera presso la Santa Sede, parlando di «un pensiero unico – pericoloso – costretto a rinnegare la storia, o peggio ancora a riscriverla in base a categorie contemporanee; mentre ogni situazione storica va interpretata secondo l’ermeneutica dell’epoca, non l’ermeneutica di oggi». La cancel culture, prosegue Bergoglio, mette in pericolo la credibilità stessa delle istituzioni e della diplomazia. «La diplomazia multilaterale attraversa da tempo una crisi di fiducia, dovuta a una ridotta credibilità dei sistemi sociali, governativi e intergovernativi. Importanti risoluzioni sono spesso prese senza un vero negoziato nel quale tutti i Paesi abbiano voce in capitolo».

Colonizzazione ideologica

Il Papa parla poi di «agende sempre più dettate da un pensiero che rinnega i fondamenti naturali dell’umanità; e le radici culturali che costituiscono l’identità di molti popoli». Insomma, la cancel culture per Bergoglio non è altro che «una forma di colonizzazione ideologica. Che non lascia spazio alla libertà di espressione» e che «invade tanti ambiti e istituzioni pubbliche. In nome della protezione delle diversità, si finisce per cancellare il senso di ogni identità: con il rischio di far tacere le posizioni che difendono un’idea rispettosa ed equilibrata delle varie sensibilità». 

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. La cancel culture per gesuiti, farisei, ipocriti, falsi di tutti i generi e razze sarebbe davvero un sogno…
    Che purtroppo non avverrà mai e lui può stare tranquillo.

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