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Roma, 28 dic – Sulle vicende di Bibbiano non c’è ormai più limite alla vergogna. Un limite che Federica Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali della Val d’Enza e secondo gli inquirenti fra le “teste” del sistema che imperversava in provincia di Reggio Emilia, ha ampiamente superato. Continuando a dimostrare di non voler fare alcun passo indietro nel suo delirio di onnipotenza.

La Anghinolfi tira in ballo Tommaso Onofri

L’ultima “perla”, l’assistente sociale l’ha regalata di fronte al gip che, pur revocandole gli arresti domiciliari, nell’ordinanza ha parlato di “gravi indizi di colpevolezza” a suo carico. In sede di deposizione – in cui si era detta convinta dell’esistenza di una setta di pedofili da cui i bambini andavano protettila Anghinolfi non ha esitato a tentare il tutto per tutto, gettando anche nella mischia la vicenda del piccolo Tommy.

I fatti risalgono al 2006 quando Tommaso Onofri, di 17 mesi, venne rapito a Parma e successivamente ucciso, con il corpo nascosto per settimane sulle sponde del torrente Enza. Una vicenda che scosse l’opinione pubblica nazionale e che, secondo la Anghinolfi, sarebbe da ricondurre proprio a quella rete costituita a suo dire da pedofili, ‘ndranghetisti, ecclesiastici forze dell’ordine. Una struttura di potere – il confine tra realtà e vaneggiamenti diventa labile – tale addirittura da giustificare quanto fatto a Bibbiano e dintorni: “La priorità – ha detto al gip l’assistente sociale Cinzia Magnarelli, anch’essa indagata – era mettere in sicurezza i minori senza avvertire l’autorità giudiziaria perché, avendo elementi molto fragili ed essendo coinvolte persone potenti, la probabilità che la questione fosse insabbiata era alta”.

La madre di Tommy: “Perché non ne ha parlato prima?”

Le presunte rivelazioni della Anghinolfi non sono proprio andate giù a Paola Pellinghelli, madre del piccolo, che nel frattempo nel 2014 ha perso anche il marito, colpito sei anni prima da un infarto dal quale non aveva più ripreso conoscenza.

A destare scalpore è la distanza temporale (13 anni) dai fatti: “Non ho parole. Se la Anghinolfi riteneva vere queste cose – ha spiegato alla Gazzetta di Parma – perché non ne ha parlato al momento opportuno, ossia durante le indagini o ai tempi del processo? Mi sembra un’operazione messa in piedi solo con lo scopo di salvare se stessa, tirando in ballo un bambino che non c’entra proprio niente”.

Nicola Mattei

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