Milano, 26 lug — L’autopsia effettuata sul corpicino di Diana Pifferi, la bimba di appena 18 mesi morta di stenti dopo essere stata lasciata in casa da sola per sei giorni dalla madre Alessia, non ha fornito elementi per individuare una causa precisa del decesso. Proprio per questo, i medici hanno rilevato come sia necessario procedere ad ulteriori, più approfonditi esami solo quando avranno a disposizione dei parametri certi. Il pool di esperti, nominati dal PM titolare dell’indagine, Francesco De Tommasi, sarà quindi impegnato per le prossime settimane anche se, come trapela, l’opera non sarà agevole.

La bimba è sicuramente morta di stenti ma servono altre analisi

L’unica certezza ad oggi è che la bambina sia morta per consunzione, non avendo avuto accesso ad acqua e cibo. Il pm ha quindi incaricato la polizia di procedere ad accertamenti tecnici irripetibili per analizzare anche il contenuto del flaconcino del farmaco En trovato nella casa, e capire se si tratti davvero di benzodiazepine — che la madre potrebbe aver utilizzato per anestetizzare la bambina. Successivamente si procederà all’analisi del contenuto del biberon, per capire se all’interno vi siano tracce del tranquillante. Le risultanze autoptiche serviranno inoltre per poter stabilire l’orario della morte che ad ora sembra possa essere collocato nelle ventiquattro ore prima dell’avvenuto ritrovamento del cadavere.

La madre potrebbe rischiare l’ergastolo

Laddove si riuscisse a verificare che la madre ha consapevolmente fatto assumere benzodiazepine alla bimba, evidentemente per stordirla, l’accusa di omicidio volontario potrebbe andare incontro ad un significativo aggravamento, venendo integrato il caso della premeditazione. La complessità del caso assai probabilmente passerà anche attraverso perizie psichiatriche, disposte sia dall’accusa sia chieste dalla difesa. La gravità delle accuse contestate possono portare all’ergastolo, sempre che la madre venga riconosciuta capace di intendere e di volere.

Alessia Pifferi è in isolamento

La donna, rinchiusa nel carcere di San Vittore, è in regime di isolamento e strettamente sorvegliata: si teme che possa compiere gesti di autolesionismo o subire ritorsioni o aggressioni da parte delle altre detenute. Chi ha avuto modo di vederla l’ha descritta come frastornata e non consapevole della situazione che sta vivendo, aggiungendo che spesso la Pifferi piange. Il clima che va montando attorno il caso, comprensibilmente, è di grande sconcerto e di profonda rabbia. Dalla Procura di Milano fanno sapere che non si ferma il flusso continuo di email da parte di cittadini che chiedono giustizia per la piccola deceduta. La madre di una bambina di tredici mesi ha aggiunto di non riuscire più a prendere sonno e di essere profondamente turbata dalla vicenda, chiedendo una pena severa.

Cristina Gauri

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