Palermo, 22 gen – Non ce l’ha fatta la bimba palermitana finita in rianimazione per aver partecipato ad una folle sfida su TikTok, il blackout challenge. La piccola Antonella, di dieci anni, era arrivata in arresto cardiocircolatorio all’Ospedale dei Bambini di Palermo dopo essersi volontariamente strangolata con una cintura. 

Il blackout challenge, la sfida idiota che si sta diffondendo tra i giovani sul social network TikTok consiste nel mettersi una cinta attorno al collo e stringerla per cercare di resistere il più possibile senza respirare. La bimba avrebbe seguito i vari step, ma poi una volta rimasta senza fiato non avrebbe avuto più le forze necessarie per allentare la presa.

Muore una bimba per una sfida su TikTok

La bambina era stata ricoverata in terapia intensiva pediatrica in coma profondo e irreversibile a causa di «una prolungata anossia cerebrale» provocata dallo strangolamento. Verso le 13,30 i medici non hanno potuto fare altro che constatarne la morte cerebrale. I genitori della piccola hanno acconsentito al prelievo degli organi per donazione multipla.

Le autorità aprono due inchieste

La bambina si sarebbe rintanata in bagno con una scusa: «Vado a fare la doccia». Così avrebbe detto ai genitori. La sorellina aveva trovato Antonella riversa per terra, cianotica e priva di sensi. Un’estremità della cintura dell’accappatoio era legata all’esile collo, mentre l’altra era assicurata con un nodo al portasciugamani.

Sulla tragedia le autorità hanno aperto due inchieste. Una della Procura dei minori, coordinata dal procuratore Massimo Russo e dalla sostituta Paoletta Caltabellotta. L’altra dal procuratore aggiunto Laura Vaccaro, che ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Fondamentale per fare luce sul tragico episodio sarà l’analisi del contenuto del cellulare della piccola, sequestrato ieri dalla Polizia.

Palermo in lutto

Palermo è sotto choc per l’accaduto. Bandiera a mezz’asta nel capoluogo siciliano: «Oggi una bambina è rimasta vittima delle ‘sfide social’. Una tragedia che ci interroga». Queste le parole del sindaco Leoluca Orlando. «Ci interroga sulle relazioni fra i giovani mediate dagli smartphone. Sul ruolo sociale che alle nuove tecnologie stiamo sempre più delegando. Sul rapporto fragile ma potente che sempre più giovani e adulti costruiscono. E forse subiscono con i propri device digitali».

Cristina Gauri 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. Come i social ti chiudono per un nonnulla, con la scusa dell’istigazione all’odio, così, a maggiore e fondata ragione la Legge dovrebbe chiudere i social che diffondono istigazione al suicidio!

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