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Roa, 13 apr — Vi ricorderete senz’altro di Alija Hrustic, il 26enne rom accusato di avere ucciso e torturato suo figlio di poco più di 2 anni perché non sopportava il suo pianto per un pannolino non cambiato. L’episodio risale al maggio del 2019. Immediatamente arrestato, era subito crollato riferendo agli inquirenti di avere agito «in un momento di rabbia», dopo aver fumato hashish, e di aver picchiato il suo bimbo «fino a ucciderlo».



Oggi, invece, Hrustic cambia versione. Nel corso dell’agghiacciante deposizione alla Corte d’Assise di Milano dove è imputato per omicidio volontario e tortura aggravati, l’uomo punta il dito verso la moglie, madre del piccolo Mehmed. «Io l’ho picchiato ma non forte, l’ho morsicato ma non forte. Mi sono preso la colpa per lei, che quella notte lo ha picchiato e gli ha dato un pugno sull’occhio e gli ha spento le sigarette sul corpo».

Bimbo rom massacrato, ora il padre incolpa la madre

Prosegue il giovane rom: «Anche la mamma picchiava Mehmed. Era la sua mamma che lo picchiava e lo trattava male. Io l’ho picchiato piano, mi sono preso io tutta la colpa, ma l’ha picchiato mia moglie. Mi sono preso io la colpa per mia moglie». Sul corpo del piccolo, come è stato ricordato in aula dal pm, «c’erano lividi ovunque e 51 segni di lesioni», tra cui morsi, ustioni di sigarette e una frattura — poi risultata letale alla scatola cranica.

“Anche le ustioni colpa della madre”

L’uomo ribadisce di aver agito sotto l’effetto dell’hashish che gli avrebbe provocato «paranoie». «Le paranoie erano nei confronti di mio figlio Mehmed. Il mio cervello mi diceva di picchiarlo ma a me non andava di fargli tanto male. Gli davo schiaffi e botte sulla testa». Le bruciature di sigarette, invece, «le faceva sua mamma». Il terribile racconto prosegue con i fatti avvenuti nella notte tra il 21 e il 22 maggio 2019. «Quella notte la mamma lo ha picchiato. Quando tornavo a casa la sorella maggiore di Mehmed mi diceva che la mamma lo aveva picchiato». Secondo il rom anche le due vistose ustioni sotto la pianta dei piedi del piccolo erano opera della madre. «Le aveva fatte con una piastra in casa. Non so come le avesse fatte, perché era successo quando ero fuori».

 Cristina Gauri

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