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Roma, 13 apr –  Alessandro Gassmann chiama la polizia a un vicino di casa e si candida come interprete del remake italiano de Il braccio violento della legge vantandosene su Twitter. Il vicino era “colpevole” (a suo dire giacché è tutto da dimostrare) di aver ospitato una festa in violazione della normativa anti-Covid. Oggi, su Twitter, si lamenta e sostiene di aver ricevuto nientemeno che minacce. 



Alessandro Gassmann, fa rispettare le regole (con la polizia)

Se così fosse, esprimiamo tutta la nostra solidarietà ad Alessandro Gassmann, come tuttavia la esprimiamo al suo vicino di casa che – ancor  oggi – non sappiamo se effettivamente meritava di essere sputtanato e di ricevere una visita dalla polizia. Il figlio di Vittorio, infatti, così certo delle sue opinioni, avrebbe potuto togliere un po’ di zavorra dalle spalle degli agenti di polizia già impegnati su tutti i fronti e tentare almeno con le “buone” di riportare l’ordine nel condominio, sempre ammesso che ve ne fosse bisogno. Invece, no: ha fatto rispettare le regole, lui. Per correre immediatamente a scriverlo su Twitter e bearsi dei plausi.

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“Ho ricevuto insulti e reazioni di violenza”

Ma non è andata proprio così: sui social, ogni tre commenti euforici, Alessandro Gassmann ha ricevuto critiche, insulti e a suo dire addirittura minacce. Lo scrive lui stesso su Twitter: “Dire quello che si pensa, e chiedere il rispetto delle regole, dopo quasi un anno e mezzo di pandemia, viene da una parte consistente, vissuto con reazioni di violenza, con insulti personali e minacce. Grazie a chi, anche se in disaccordo, ha voglia di confrontarsi”. Incredibile! Dopo un anno e mezzo di lockdown a singhiozzi e crisi economica (qualcuno dica all’attore che non esiste solo l’emergenza sanitaria ma anche quella di chi non arriva a fine mese) la gente è esasperata! Naturalmente, siamo ironici. L’unico a non capire che razza di miccia andava innescando è proprio lui, Alessandro Gassmann. Lo stesso che invocava il vaccino per gli attori.

L’ego dell’attore … 

E’ una storia vecchia come il mondo: gli artisti, specie quelli col pedigree eccellente come Alessandro Gassmann, anche provandoci non riescono a calarsi nella mentalità di chi li critica. Preferiscono lamentarsi di “insulti personali”: ma a chi dovevan rivolgere gli ipotetici insulti i suoi detrattori, se non a chi aveva confessato di aver “mandato bevuto” il vicino? Ha un ego così ipertrofico da offendersi non tanto per la mentalità che in teoria contesta, ma per le critiche giunte alla sua persona. Ma è lo show business, baby: se vuoi diventare l’uomo-simbolo di quella che per molti è concepita come una dittatura sanitaria ti prendi oneri e onori. D’altronde, caro Gassmann, non è necessario parlare di tutto.

Ilaria Paoletti

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2 Commenti

  1. Brutta cosa le minacce, che sono indice di frustrazione e impotenza, fanno poco o nulla, ma sono però perseguibili penalmente. Meglio un sano e irridente sfottò. Castigat ridendo mores!

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