Roma, 22 apr – “Alla luce dei conflitti in Libia, in Siria e in Ucraina, è fondamentale riarmare l’Italia“: parola dell’ammiraglio di divisione (ris) Nicola De Felice, con il quale abbiamo fatto il punto sulla difesa nazionale. “La società italiana si convinca finalmente della necessità di possedere una competente e credibile componente militare. In grado di svolgere opportuna deterrenza – non ha dubbi De Felice – e, quando necessario, compiti significativi e prolungati non solo in confronti asimmetrici ad alta intensità, ma anche in nuovi scenari di tipo simmetrico tra Stati”. Esperto di sicurezza nazionale, l’ammiraglio – che conosce a menadito il Mediterraneo e quanto sia di vitale importanza per la nostra nazione – coglie l’occasione della guerra in Ucraina (che ha analizzato per noi in una precedente intervista) per spiegarci cosa non va dell’attuale Difesa italiana.

Ammiraglio, al di là del conflitto in Ucraina, la nostra nazione si può ritenere al sicuro?

“No. Prima di suggerire come indirizzare gli impegni finanziari della Difesa italiana prospettati al 2% del Pil, ritengo indispensabile esporre quali sono le minacce che sfidano l’Italia. Alcune peculiarità della crisi ucraina e il quadro geostrategico italiano sono subordinati alle dinamiche dei rapporti tra le maggiori potenze con interessi mondiali che continuano a contribuire alle cause delle crisi. E’ di tutta evidenza che, se il conflitto russo-ucraino è da annoverare tra i conflitti simmetrici ad alta intensità, parallelamente è in atto uno scenario da guerra fredda tra gli Stati dell’Alleanza atlantica e la Federazione russa. Difatti, la globalizzazione delle relazioni – sostenuta dalla tecnologia – costituisce un rilevante fattore di accelerazione dell’evolversi delle instabilità, estendendo il concetto di area di crisi, inglobando nuove dimensioni quale l’ambiente cibernetico, il mediatico e dei social”.

In questo quadro, qual è il pericolo maggiore per la nostra nazione?

“Potenze agguerrite e spregiudicate quali la Turchia e la Russia (ma anche la Francia con le sue velleità d’oltremare) scorrazzano nel Mediterraneo a causa della nostra assenza militare e diplomatica, minando alla base lo sviluppo commerciale del popolo italiano. L’acquisizione delle risorse energetiche e la loro distribuzione attraverso le linee strategiche di comunicazione condizionano, in maniera significativa, gli interessi vitali dell’Italia, Stato energivoro per eccellenza. E’, dunque, facile comprendere come il garantire un adeguato livello di sicurezza energetica costituisca un elemento di criticità che richiede, in primis, la diversificazione delle sorgenti e delle fonti di approvvigionamento, la protezione delle linee marittime (l’80% delle materie prime arriva via mare), delle infrastrutture critiche strategiche e lo sviluppo di tecnologie ad elevata efficienza energetica”.

Quali sono gli elementi di instabilità che più ci danneggiano?

“Quegli Stati che non sono in grado di garantire la propria stabilità interna generano flussi migratori clandestini che impattano negativamente sulla stabilità e sulla sicurezza delle nazioni di transito e di destinazione finale – come l’Italia – anche per le strette connessioni con i traffici illeciti, le attività terroristiche e il contrabbando di droga e armi. Inoltre, il proliferare di attori non statuali con forti radici etniche (in Libia, in Algeria, nei Balcani, ma anche in Corsica ed in Spagna) e le compagnie militari private (i contractors di nazionalità varia, le russe Wagner e gli Slavonic Corps operanti in Africa e nel Medio Oriente, gli ex Foreign Fighter tunisini in Libia), entrambe con una scarsa propensione a essere sottoposte all’Autorità governativa locale, contrassegnano con crisi continue le aree vicine all’Italia, minando l’auspicato processo di stabilità. Ma ci sono altri fattori di pericolo”.

Quali sono?

“Gruppi multinazionali con enormi potenzialità incidono sui mercati finanziari mondiali in forme speculative fino al punto di alterare l’economia degli Stati, generando disordine e caos (nel 1992 la lira italiana fu pesantemente svalutata a causa di una speculazione finanziaria del miliardario George Soros tramite il suo fondo Quantum). L’ambiente cibernetico è un fattore di vulnerabilità se non adeguatamente protetto: entità terroristiche ideologizzate, criminalità organizzate transnazionali ed attori statuali sfruttano le potenzialità negative cyber e costituiscono una minaccia da contrastare con operazioni militari cibernetiche. La proliferazione di ordigni esplosivi, di facile accesso e a basso costo, costituisce una minaccia costante nelle mani di gruppi eversivi, Stati totalitari o soggetti mitomani”.

Come va indirizzata la spesa militare?

“A guidare la spesa militare devono essere linee d’indirizzo strategico-militare. Ritengo sia conditio sine qua non porre l’accento sul ruolo preminente del Mediterraneo nell’economia, nella prosperità e nella sicurezza della nazione. I principali focolai di crisi sono – de facto – concentrati lungo il cosiddetto arco delle instabilità, dall’Africa occidentale ai Paesi dell’Asia centrale. E’ importante dunque proporre e sostenere la definizione di una chiara strategia marittima autonoma della nazione, inserita nella Nato e nell’Ue, con un focus specifico non solo verso i Paesi produttori di materie energetiche, ma anche verso Stati di origine e di transito dei flussi migratori irregolari, proprio per le strette connessioni che sussistono con i traffici illeciti ed il relativo impatto sociale ed umanitario che ne discende. Ma non solo”.

La nostra nazione potrebbe avere un ruolo chiave in questo contesto?

“Assolutamente sì. Bisogna esigere dagli Alleati maggiore scambio di intelligence su alcuni punti cardine, l’attuazione di programmi di ricostruzione capacitiva dei vari Stati della sponda sud del Mediterraneo, adattando le offerte alle peculiarità di ciascun Paese, anche – quando necessario – con missioni di stabilizzazione e ricostruzione a guida italiana. L’Italia deve farsi promotrice di un’ampia proposta politico-strategica nell’Ue”.

Come possiamo indirizzare l’azione a livello Ue nell’area del Mediterraneo?

“Armonizzando con i programmi di cooperazione della Nato, perseguendo la realizzazione di un’efficace politica estera e di difesa dell’Ue, ricercando un raccordo strutturato tra politica interna ed estera, tra componente militare e civile. Sia l’Italia a farsi promotrice di una concreta sinergia tra la Nato e l’Ue attraverso il potenziamento reciproco ovvero lo sviluppo di capacità belliche condivise, comuni ad entrambe le organizzazioni alle quali si possa attingere nel pieno rispetto delle reciproche autonomie decisionali. L’Italia si ponga come partner affidabile e determinante in Europa, trasformando l’asse franco-tedesco in uno strategico triangolo equilatero tra Roma, Parigi e Berlino, evidenziando la natura marittima italiana”.

Il Mare Nostrum non è più Nostrum: cosa dobbiamo fare per tornare potenza marittima?

“Il fenomeno migratorio è la punta dell’iceberg di un’instabilità senza precedenti che affligge gran parte dell’Africa e del Medio Oriente. La risposta a tutto ciò deve essere ricercata attraverso un’adeguata combinazione di cinque aspetti necessariamente interconnessi: sicurezza delle frontiere, sicurezza marittima, tutela degli interessi nazionali, deterrenza e contrasto degli atti illeciti internazionali, lotta al terrorismo e alla pirateria. Nel Mediterraneo occorre puntare all’egemonia di potenza regionale attraverso la lotta al traffico di armi di distruzione di massa, alla tratta di esseri umani (anche impedendo alle navi Ong di fungere da pull factor), al traffico di stupefacenti, all’inquinamento deliberato, alla minaccia all’integrità di cavi e condotte sottomarine, allo sfruttamento illecito di risorse marine inclusa la pesca, ma anche a sostenere i nostri pescatori nella loro legittima attività in acque internazionali”.

E sul fronte dell’immigrazione?

“L’Italia deve assicurare le misure preventive dirette a proteggere il trasporto marittimo nazionale e gli ambiti portuali da azioni illecite intenzionali. L’Italia spinga l’Onu a gestire l’emergenza umanitaria adottando politiche di screening per i requisiti di rifugiato e per la concessione di asilo politico, attraverso la costituzione in situ di campi di assistenza per migranti/profughi con basi legali e cornice di sicurezza”.

Adolfo Spezzaferro

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5 Commenti

  1. ..tutto giusto, tutto belllo se, trapela anche dalle sue dichiarazioni, non ci fossero paesi ue, tipo Francia e non ci fossero gli usa di cui siamo colonia…una nostra maggior spesa militare,, senza una vera, concreta liberazione nazionale, servirebbe solo a fornire la ue e soprattutto gli usa di una maggiore potenza di fuoco..potenza di fuoco a loro servizio e utilitá..

  2. L’ Italia riarmata, al servizio della NATO non è utile per nessuno, se non per la NATO medesima. Illudersi che l’ Italia possa riprendere a mettere in pratica una propria politica Mediterranea, in diretta concorrenza con la Francia e sia pure sotto l’ egida degli USA è una pura e semplice illusione.

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