Roma, 22 apr – È morto la notte del 20 ottobre scorso dopo una improvvisa malattia il documentarista Sergio Tau. Nato nel 1936 a Brunico, in Alto Adige – nelle sue interviste e conversazioni private tornavano spesso le fratture di questa terra di confine – e regista teatrale dal 1959, esordirà al cinema come assistente del regista Carlo Lizzani, dirigendo alcuni film. Sua la regia di uno dei tre episodi di Gli eroi di ieri… oggi… domani, del 1963 – per poi lavorare in Rai come regista e autore di documentari e inchieste.

Sergio Tau, la voce dei vinti

Nel 1997, assieme alle due voci dell’intellettuale “fascista rosso” Giano Accame e dello storico della resistenza Claudio Pavone, manderà in onda su Radio Rai le venti puntate della trasmissione radiofonica Le voci dei vinti, una documentazione senza precedenti di testimonianze orali di uomini e donne militanti nella Repubblica Sociale Italiana, mentre nel 2000 firmerà sempre con Accame il programma di Rai Educational su Rai 3 Intelligenze scomode del ‘900, proponendo in dodici puntate le vite e le opere dei maggiori intellettuali e artisti controcorrente del Novecento, da Giovanni Gentile a Ernst Jünger, da Yukio Mishima a Louis-Ferdinand Céline.

Dopo essersi ritirato nel 2007, raccoglie le “voci dei vinti” nel libro edito nel 2018 da Marsilio La repubblica dei vinti. Storie di italiani di Salò, con la prefazione di Pietrangelo Buttafuoco, presentandolo tra l’altro, fedele alla sua visione ideale certamente di sinistra, ma senza preconcetti, presso la sala conferenze della sede romana di CasaPound, con il saggista e editore storico-militare Andrea Lombardi e lo scrittore Carlomanno Adinolfi, collaboratore de Il Primato Nazionale.

Quei giovani che scelsero la Repubblica sociale

Così Tau commentava in una intervista a Davide Brullo all’uscita del libro: “Mi sono domandato spesso che cosa abbia portato quei giovani verso l’Rsi. Nella stragrande maggioranza dei casi, erano convinti di essere dalla parte giusta e di fare la cosa giusta. Pensavano di combattere per l’Italia, non certo contro gli italiani. Era, anche, una questione di educazione: non possiamo dimenticare che l’8 settembre è un totale capovolgimento delle categorie, degli schemi ideali e ideologici in cui si era vissuti fino a quell’istante… Spero che i tempi siano buoni per accogliere le testimonianze che ho raccolto. Un po’ ne dubito. Ancora oggi il massimo sforzo storico si riduce a: nazisti belli & cattivi, ‘repubblichini’ brutti & bastardi. Altrimenti, resta il folklore fuori luogo dei nostalgici. Credo che il dato fondamentale resti uno, clamoroso. Mezzo milione di italiani ha combattuto da una parte, e questa parte viene sconsideratamente dimenticata”.

Trasferitosi a Rieti, negli ultimi mesi di vita stava ricostruendo in un romanzo storico una ennesima storia dimenticata, quella di Adalgisa Antonia Carlesimo, una giovane donna di Trasacco in provincia dell’Aquila linciata a morte il 22 maggio 1945 dai suoi compaesani per la “colpa” di aver seguito a nord durante la guerra un sottufficiale tedesco del quale si era innamorata.

a cura di Italia Storica

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