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Valentino Bortoloso, fra i responsabili dell’eccidio di Schio, mentre lo scorso giugno riceve in prefettura la medaglia della liberazione

Schio (Vi), 10 ago – Un passato che non passa, una medaglia conferita e, pochi mesi dopo, ritirata su richiesta del ministero della Difesa. E’ la storia di Valentino Bortoloso, che negli anni del secondo conflitto mondiale fu partigiano e tra i “boia” dell’eccidio di Schio, la mattanza che  costò la vita a 57 persone, fra le quali 14 donne e 7 minorenni. Solo un piccolo dettaglio: la guerra era già finita da oltre due mesi, circostanza che elimina ogni qualsiasi giustificazione per la rappresaglia compiuta dai membri della Brigata Garibaldi “Ateo Garemi” autori della strage.

I fatti: Bortoloso, 93 anni, a giugno riceve in prefettura a Vicenza la “Medaglia della liberazione”, riconoscimento istituito dal ministero della Difesa, caldeggiato dall’immancabile Anpi, per celebrare i combattenti ancora in vita in occasione del settantesimo dalla fine delle ostilità. L’onorificenza aveva subito sollevato dure polemiche: l’ex partigiano, com’era già noto all’epoca, era fra i responsabili dell’eccidio di Schio, che si trova proprio nella provincia di Vicenza. Di più: nelle fasi immediatamente precedenti la macelleria messicana avvenuta nel carcere mandamentale, il comandante “Teppa”, nome di battaglia di Bortoloso, si contraddistinse per la marcata intransigenza nel liquidare i presenti, senza andare troppo per il sottile: “Gli ordini sono ordini e vanno eseguiti“, ebbe a dire.

Immediata la mobilitazione, con il sindaco della città, Valter Orsi, che con una delibera di giunta comunale aveva chiesto al ministero di fare marcia indietro, spalleggiato fra gli altri anche dall’assessore regionale all’istruzione Elena Donazzan, subito attivatasi insieme ai parenti delle vittime per far fronte a quella che aveva definito una “vergogna”. Un’attività intesa, quella posta in essere da enti locali e perfino gruppi parlamentari, che aveva spinto il ministero competente ad una verifica, alla quale è conseguita la revoca della medaglia. “Meglio tardi che mai…L’Anpi ha giocato sporco, segnalando il nominativo di quella persona pur sapendo che aveva stroncato 54 vite a raffiche di mitra. Sono convinto della buona fede di sindaco e prefetto: se avessero saputo, non ci sarebbe stata alcuna medaglia”, ha commentato Giorgio Ghezzo, figlio di uno degli scampati alla carneficina.

Tuona, dall’altra parte, Danilo Andriollo, presidente dell’Anpi di Vicenza: “Mi auguro che la revoca non sia il frutto di un atto politico. Valentino è stato premiato per la sua attività partigiana certificata. L’eccidio? Lui è stato condannato e ha pagato (un tribunale alleato, dopo i fatti, emise cinque condanne a morte fra cui quella per Bortoloso, poi commutate in carcere, ndr) per quel che ha fatto”. L’eccidio di Schio? Che volete che sia. Qualche anno di carcere e le responsabilità personali, secondo l’Anpi, vengono evidentemente meno. Tanto da meritare una medaglia.

Nicola Mattei

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1 commento

  1. -che dire? se addirittura il ministero della difesa si è attivato per il ritiro dell’onoreficenza, c’è da rimanere stupiti. Ma non sapevano con chi avere a che fare,prima? Ma quando finirà la sua esistenza un sottouomo come quello in questione?

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