Roma, 22 ott — Nell’Europa dell’Est esistono ancora Paesi (Polonia e Ungheria in testa) che proprio non ne vogliono sapere di inginocchiarsi ai diktat Ue e al pensiero unico in materia di «diritti» Lgbt e femminismo: la qual cosa fa venire l’ulcera alla Boldrini, attualmente in missione evangelizzatrice proprio in terra polacca.

La Boldrini è scioccata dalla Polonia

Ieri sera a PiazzaPulita su La7 se ne lamentava a gran voce con Formigli. Illuminata da una luce soffusa in stile apparizione di Fatima, la Boldrini lamentava la presunta mancanza di diritti per le donne che vogliono abortire. «In Polonia l’ultradestra al governo è diventata molto estremista. Questo è un Paese che non rispetta più lo Stato di diritto, ha cancellato l’autonomia dei giudici e per questo c’è una procedura d’infrazione», spiega cn le lacrime agli occhi. «Non si rispettano i diritti delle donne: il tribunale costituzionale della Polonia, che per l’Europa non è autonomo in questa materia, ha definito l’aborto incostituzionale anche quando si tratta di gravi malformazioni del feto», tuona Boldrini.

Messa alla porta dal Parlamento

«Questo è il Palese in cui sono state create zone Lgbt-free», punta il dito l’ex presidente della Camera. «Significa che sono state fatte mozioni e risoluzioni contro le persone omosessuali. Peraltro — annuncia — noi domani, con un gruppo di 35 parlamentari di quindici Paesi europei, andremo a visitare queste zone». Che Paese barbaro, questa Polonia. Addirittura, spiega la Boldrini, al Parlamento è impedito di tenere convegni sull’aborto, pardon, «salute riproduttiva», come viene chiamata l’interruzione di gravidanza nella zuccherosa neolingua progressista. «Oggi dovevamo tenere un incontro sulla “salute riproduttiva” all’interno del parlamento polacco, e invece no! Sa dove siamo dovuti andare, Formigli? In un albergo! Perché non ci è stata concessa la sala! Questo avviene all’interno dell’Unione europea. E’ indifendibile».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. Salute riproduttiva?! Ingerenza riproduttiva! Senza attaccarsi alle eccezioni…
    Ma perché questa non ancora benedetta femminuccia non si pone domande piuttosto circa i suoi gravi problemi di salute? A furia di ingerire e di sputare fiele…

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