Bologna, 28 giu — Bologna sarà la prima città ad avere in Statuto lo ius soli onorario, ovvero la «cittadinanza di cartone», simbolica e completamente irrilevante ai fini di legge per i giovani figli di immigrati. Fortemente voluta dalla giunta del sindaco Matteo Lepore, servirà unicamente all’amministrazione cittadina per appuntarsi al petto l’ennesima «medaglia di pongo» dell’inclusività, mentre il capoluogo emiliano — e l’Emilia-Romagna tutta, con esso — è falciato dalla piaga della delinquenza giovanile ad opera delle baby gang multietniche. Le quali — ci scommettiamo — non cesseranno angherie, vandalismi e razzie grazie all’iniziativa petalosa di Lepore & friends.

A Bologna lo ius soli di cartone

La battaglia sullo ius soli di cartone si è combattuta fino a tarda sera in consiglio comunale a Bologna, con l’opposizione di Lega e Fratelli d’Italia che definivano la proposta «fittizia» e irrilevante e di natura squisitamente propagandistica. «Una “sòla”», come dicono a Roma. L’approvazione è arrivata verso le 20.30. Esultano Lepore e sodali, nella speranza che l’iniziativa faccia da apripista e che molti altri comuni d’Italia utilizzino i gettoni presenza pagati con il denaro dei contribuenti per istituire cittadinanze che non hanno alcun valore legale. 

A nulla è valso l’intervento di Marta Evangelisti (FdI), che ha sottolineato i problemi di inconciliabilità di tipo culturale ed etnico sorti in seno alle classi miste nelle scuole di Bologna: 26 i favorevoli allo ius soli onorario contro una decina di voti fra contrari e astenuti. «Con questa delibera tocchiamo, davvero, le vite delle persone. L’attuale legge italiana stabilisce il diritto di sangue. È una norma che non rispecchia più la società italiana», sottolinea il consigliere Sefaf Siid Negash. «Non avere la cittadinanza significa creare traumi enormi ai ragazzi. Le nuove generazioni italiane sono capaci di generare processi sociali e produttivi fondamentali», aggiunge il consigliere.

I bambini stranieri godono già dei diritti fondamentali

Va ricordato che allo stato attuale a nessun figlio di stranieri è precluso l’accesso ai servizi fondamentali, come, ad esempio, il diritto all’assistenza sanitaria o all’istruzione.
Quanto alla possibilità per lo straniero di ottenere la cittadinanza italiana, poi, la legge 91/1992 già la ammette, stabilendo due diverse ipotesi in favore a) dello straniero nato in Italia ed ivi ininterrottamente residente fino alla maggiore età, e b) dello straniero legalmente residente in Italia da almeno dieci anni (quattro anni se si tratta di un cittadino di uno Stato UE). Il grave equivoco di fondo dello ius soli sta nel ritenere che la cittadinanza sia semplicemente un diritto, svincolato da qualsiasi fondamento di carattere culturale o politico, e soprattutto, dai doveri che l’appartenenza a una comunità nazionale impone.

Ma i numeri parlano chiaro: attualmente a Bologna sono circa 11mila gli stranieri under 18, il 21% della popolazione in quella fascia d’età, uno su cinque: un bacino mica da ridere di futuri elettori per il centrosinistra, adescati dallo ius soli di cartone.

Cristina Gauri

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1 commento

  1. mah…non ce n’è uno che abbia il muso intelligente.
    detto questo, non si era forse detto che se un uomo si “autopercepisce” donna diventa tale per il solo fatto di “sentirsi” ?

    come mai allora lo stesso bizzarro ragionamento non si dovrebbe applicare agli stranieri ?

    se ti “autopercepisci” come italiano non dovresti proprio avere bisogno del diplomino del PD.

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