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Bottamedi: quando gli (ex) 5 Stelle sputano sui morti

by La Redazione
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Bottamedi alpiniTrento, 15 mar – Nel 2018 l’Adunata degli Alpini si terrà a Trento. Non è ancora ufficiale, certo, ma considerato che la candidatura della città tridentina è anche l’unica presentata è poco più che una formalità.
Un’adunata che sta scatenando però gli animi dei “nostalgici” dell’impero Asburgico. Da quando infatti è stato proposto di ospitare l’Adunata nazionale in molti si sono improvvisati storici (ovviamente di parte) con ricostruzioni fantasiose dei fatti bellici rinfrescando un “Los von Rom” che in provincia non si sentiva da anni. A guidare questa fronda sono principalmente gli Schutzen, gruppi folkoristici che si rifanno alla milizia volontaria asburgica.
Il presidente della federazione, Paolo Dalprà, aveva addirittura inviato l’attuale presidente della Provincia, Ugo Rossi, a cambiare idea riguardo l’Adunata o a prepararsi in caso contrario a una emoraggia di voti.

Manuela Bottamedi, membro del consiglio provinciale Trentino entrata grazie ai voti del Movimento 5 Stelle da cui è successivamente uscita per entrare nel gruppo del Patt ( Partito Autonomista Trentino Tirolese ) , è solo l’ultima in ordine di tempo a sproloquiare a riguardo. Dal suo profilo ieri lancia un invettiva pacifica e ragionata: “RISPETTO PER LA STORIA. Rispetto gli alpini ma rispetto anche la Storia: mi risulta che nel 1918 sia terminata una guerra sanguinosa in cui gli alpini erano parte di un esercito che ci ha occupati contro la nostra volontà. Nel 2018 cosa c’è da festeggiare, commemorare, celebrare?? 650.000 morti inutili?? 650.000 ragazzi mandati al macello dai Savoia per occupare dei territori che non volevano essere italiani”. La professoressa che ha recentemente lasciato anche il Patt “perchè non abbastanza libero” evidentemente vuole guadagnarsi il consenso di quel certo settore di popolazione che vede la bandiera italiana come fumo negli occhi ma almeno lasci stare la storia. Perchè la storia è una scienza e non può essere adattata ai propri credo politici o convenienze.

E allora vediamo un po’ di dati storici su questo territorio “che non voleva essere italiano”. Non volevano essere Italiani i Trentini che nel 1911 scelsero Cesare Battisti come loro rappresentante alla Camera di Vienna? Perchè quando si parla di Battisti si ricordano spesso le sue scelte (e gesta) belliche, ma va ricordato che oltre a soldato fù politico. E proprio grazie ai suoi sentimenti irrendisti fù eletto alla Dieta di Vienna. Era rappresentante di una popolazione che voleva essere italiana. Ma i Trentini che volevano essere irridenti erano centinaia. Molti lo fecero in armi passando con l’esercito sabaudo. Se di Damiano Chiesa e Fabio Filzi conosciamo i nomi in quanto martiri sono oltre 1000 trentini che passarono il confine e si arruolarono. E lo fecero ben sapendo che in caso di cattura sarebbero stati fucilati sul posto in quanto consideratori disertori. Ci furono eroi decorati Aurelio Nicolodi, rimasto cieco in azione di guerra e in seguito fondatore dell’Unione italiana ciechi. Rivoluzionari comei Gualtiero Covi che dopo la prima guerra mondiale si unì a D’Annunzio nell’impresa di Fiume e guidò anche gli Uscocchi. Studiosi come Ettore Tolomei. Ci sono altri 900 nomi recuperati dal Museo della Guerra di Rovereto ed è una conta al ribasso considerato che molti nomi sono stati scartati perchè non abbastanza documentati e molti altri sparirono senza lasciare traccia nel fango delle trincee. Furono fondate associazioni come “La Famiglia del volontario trentino” o “La Legione Trentina” di supporto ai trentini che vestirono la divisa italiana.

E non mancano quelli che non insorsero armi in mano ma diedero il loro contributo con parole e opere tanto che l’impero asburgico costruì addirittura un apposito campo ( Katzenau ) per i trentini sospettati di irridentismo.
Nel libro “Geschichte des Landes Tirol” Josef Fontana parla di oltre 15 deputati ( su 35 ) di lingua italiana incarcerati o processati per tradimento durante il periodo 1915-18.
Tra i deputati processati c’è anche il trentino Valeriano Malfatti che poi sarà senatore in Italia. Ma c’è anche Enrico Conci, anche lui futuro senatore, destituito nel 1918 dal ruolo di vice capitano provinciale perchè ebbe l’ardire di definirsi perseguitato come perseguitati erano i popoli cechi. C’era il vescovo di Trento, Celestino Endrici, mandato al confino e ritenuto “politicamente inaffidabile”.

Ecco, allora su una cosa la Bottamedi ha ragione. Il Trentino non ha mai voluto essere italiano, perchè lo è sempre stato. Perchè lo sono stati i suoi figli migliori.

Stefano Casagrande

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7 comments

Alfredo 15 Marzo 2016 - 10:55

Cosa possiamo aspettarci da certi rappresentanti politici? Oltre a non conoscere la Storia nazionale hanno anche la pretesa di voler ricostruire fatti noti in maniera incontrovertibile.

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SSL1900 15 Marzo 2016 - 5:42

Siamo governati da una classe politica imbelle, corrotta e ignorante. Personaggi come la signora in oggetto in uno Stato sano finirebbero a pulire i cessi…

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Anonimo 15 Marzo 2016 - 9:51

Purtroppo un mio amico come lavoro fa questo per tirare a campare ma lo rispetto di più , perché non ha avuto fortuna e di storia e di politica ne sa molto di più quella ex 5 stelle

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Quasimodo 15 Marzo 2016 - 9:10

Fabio Filzi non era Trentino ed anche Ettore Tolomei, il quale pur nascendo a Rovereto era d’origine toscana. Tra gli emeriti italiani menzionati, si è tralasciato di ricordare che se pur meritevoli e coraggiosi militari o noti personaggi della politica e di cultura, erano tutti socialisti o riconducibili a ideologie di sinistra. Non credo che oggi sol perchè un bolscevico sia italiano meriti degna considerazione, rispetto ad altri uomini di principi e valori tradizionali di altri paesi. Il nemico è il comunista, il capitalista, il liberale nostrano, non il “conservatore” austriaco, inglese, francese, eccetera. Non un giudizio o disprezzo al valore di coloro che si batterono per l’irredentismo italiano, ma non si può tacere il fine, interesse di loggia e dottrina massonica. Per contro, gli asburgo erano dei pessimi dall’altra parte della barricata. Ovviamente, vi furono uomini di grande lignaggio da parte italiana e asburgica. Carlo I d’asburgo fu l’ultimo vero e degno imperatore del sacro romano impero.

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Stefano 16 Marzo 2016 - 3:49

Fabio Filzi era figli di genitori trentini residenti fuori Provincia per lavoro al momento della sua nascita e tornarono ad abitare in Trentino pochi anni dopo la sua nascita.
La famiglia di Tolomei è di origine toscana ma a me risulta abitasse da tempo in Trentino, poi per carità mi posso sbagliare.

Sulla base ideologica ci sarebbe parecchio da discutere, Covi per dire fù podesta di Taio in epoca fascista. Nicolodi fù accusato di collaborazionismo dopo la seconda guerra mondiale. Tolomei aderì al fascismo. Erano comunque in larga parte socialisti, è vero. Come socialista fù Mussolini nello stesso periodo.

Che l’impero Asburgico fù avversato anche dalle Massoneria (assolutamente vero) non cambia molto e in ogni caso la portata è limitata. Le sollevazioni popolari di tutte le popolazioni contro l’impero furono la causa della sua implosione, ridurre il tutto a un’interesse di Loggia e dottrina massonica è aumentare l’effettiva portata della massoneria.

Il nemico è chiunque per questione di “carega” sminuisca l’irridentismo o chi addirittura s’inventa falsi storici di sana pianta (esiste un libretto dove l’inno al Trentino viene spacciato come una copia di un inno tirolese di cui non esiste nessun riferimento storico se non un diario a mano datato 1916..).

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SSL1900 16 Marzo 2016 - 7:56

A chi scrive che “Carlo I d’asburgo fu l’ultimo vero e degno imperatore del sacro romano impero” leggo in un forum:

“Degno erede del dannunziano “angelo della forca sempiterna” Cecco Beppe, rammentiamo sempre quanto questi ebbe a scrivere il 26 agosto 1916 in risposta a Guglielmo II di Germania, sollecitando l’invio di cannoni ma non di truppe, affinché “l’offensiva contro l’Italia venga condotta esclusivamente dalle mie truppe. Tutto il mio esercito definisce la guerra contro l’Italia la nostra guerra. Ciascun ufficiale nutre in petto fin dai suoi giovani anni l’ardente desiderio trasmessogli dai padri, di combattere contro il nemico ancestrale.”

Dove “nemico ancestrale” siamo, oibò, noi italiani…

http://www.lacittadella-web.com/forum/viewtopic.php?f=48&t=527&p=1531

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Quasimodo 18 Marzo 2016 - 7:13

il “vecchio Galeone” (Cecco Beppe), fu un indegno Imperatore, come lo furono i suoi predecessori illuminati massoni Giuseppe II, Suo Fratello Leopoldo e la loro madre Maria Teresa. la loro pochezza umana non cancella ciò che incarnavano, ovvero la continuità Romana – idealmente interrotta da Napoleone- ! Francesco Giuseppe era un liberale zerbino degli ebrei. L’erede al trono Francesco Ferdinando (egli si, sarebbe stato degno imperatore), mandato proprio da cecco beppe a morire a Sarajevo, per mano dell’ebreo Massone Gavrilo Princip (la massoneria fu proprio irrilevante). Nonostante non meriti simpatie e giustificazioni particolari, il risentimento anti italiano di Francesco Giuseppe trova una sponda nel comportamento equivoco doppio giochista delL’ebreo Sonnino ed il massone Salandra, i quali da un lato rassicuravano agli alleati asburgici la loro neutralità, quando nei fatti, in Inghilterra presso i loro “Padroni”, scodinzolanti prendevano istruzioni. Morto Francesco Giuseppe, Carlo I, uomo d’alto lignaggio la quale moglie era Toscana, fece di tutto per far tacere le armi, mettendo sul piatto anche la cessione delle terre italiane all’Italia, ma stranamente la plutocrazia anglo franco statunitense no ne volle sapere. Il caso vuole, che coloro che finanziarono la prima guerra mondiale furono i rothschild e sodali, gli stessi che oggi dominano il’Alta finanza mondiale. Battisti socialista affiliato alla massoneria (la massoneria fu proprio irrilevante), Mussolini se pur socialista, non fu mai massone (anche se la massoneria finanzio il fascismo), abbandonò il socialismo guardando e sposando le tradizioni ellenico romane, in contrapposizione al socialismo per il quale Battisti morì.

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