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Ferrara, 9 mag. – Nel ferrarese è psicosi Igor. Sembra lo vedano ovunque, per pochi secondi poi il nulla. Il killer di Budrio e Portomaggiore è latitante da quasi un mese e mezzo, tutti sembra lo vedano o lo intravedano, i cani molecolari fiutano le sue tracce, ma l’uomo non si trova. Tra la gente si è fatta strada prepotentemente l’idea che ormai il killer abbia abbandonato la zona rossa, o che comunque da lì riesca a entrare e uscire più o meno senza troppi problemi. C’è chi nei giorni scorsi dice di averlo visto in ospedale, in una struttura sanitaria isolata, poco lontano da Argenta, in frazione Bando. Pare che per ben due volte, la scorsa settimana, di notte qualcuno sia entrato probabilmente per cercare dei farmaci. In un primo momento le infermiere presenti hanno ritenuto fosse uno dei tanti vagabondi, poi hanno riconosciuto nell’uomo lo spietato killer. Anche una guardia zoofila, in un’azienda a pochi chilometri dalla clinica, avrebbe visto Igor. Quindi, il killer sarebbe ferito. Ma dopo gli avvistamenti che durano lo spazio di rendersi conto che possa essere lui, l’uomo torna a essere un fantasma.



C’è anche un agricoltore a sostenere che sabato scorso Igor sarebbe passato a pochi passi da casa sua. Ed è convinto che Igor si muova su e giù per i campi della zona, attraversando il ponte del Morgone, tra Marmorta e Traghetto, e che per ripararsi si nasconda in alcuni capanni. In particolare in uno, chiamato il “capanno del pastore”, dove fino all’anno scorso abitava un pastore sardo. Pare che i cani vi abbiano trovato le tracce di Igor, ma sempre troppo tardi. E così le ricerche sono sempre al punto di partenza.

Intanto le famiglie delle vittime stanno pensando di preparare esposti contro lo Stato. Vogliono giustizia e che chiedono che anche le istituzioni rispondano per non aver garantito la sicurezza. C’è la moglie di Davide Fabbri, la prima vittima nota di Igor, il barista di Budrio, che vuole chiedere un risarcimento allo Stato per non aver mai concretizzato l’espulsione di Igor, nonostante su di lui pendessero due ordini in merito. Una strada che sembra in salita poiché le istituzioni si difendono dicendo che l’espulsione di quello che era noto come Igor Vaclavic non è mai stato riconosciuto dalla russia come suo cittadino. E infatti Igor, che in realtà di chiamerebbe Norbert Feher, è un cittadino serbo, specializzato nel cambio di identità.

Ma a chiedere giustizia ci sono anche i famigliari dell’altra vittima, la guardia ambientale Valerio Verri, volontario in pensione che prestava servizio antibracconaggio insieme all’agente provinciale Marco Ravaglia. Puntano il dito contro il comitato per l’ordine pubblico a la sicurezza di Ferrara – questore, prefetto, vertici di carabinieri, Finanza e municipale, sindaco e assessore alla Sicurezza – che nonostante il pericolo fosse evidente non hanno voluto sospendere i pattugliamenti delle guardie volontarie: secondo i famigliari Verri non avrebbe dovuto essere mandato, disarmato, in pattuglia in un’area dove si temeva che il killer si stesse nascondendo. In entrambi i casi, però, i legali delle famiglie, pur non negando che l’idea ci sia, dicono che è ancora presto per procedere con gli esposti.



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