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CalaisCalais, 5 lug – Mentre la Francia tenta di chiudere le frontiere meridionali, bloccando gli immigrati di passaggio dall’Italia, scoppia il caos nel suo profondo nord, a Calais. Qui 3mila immigrati vivono fra le ombre in attesa di tentare di arrivare clandestinamente nel Regno Unito, nascondendosi dentro i camion che passano il tunnel della Manica. Una situazione cronicizzata, di ‘normale eccezionalità’, che ha però raggiunto un picco nella notte fra venerdì e sabato, quando in centocinquanta hanno dato l’assalto ai camion, fermi per uno sciopero. La situazione di stallo ha fatto sì che il cane raggiungesse la carota, ed è stato il caos: colluttazioni fra immigrati e autotrasportatori, scontri fra immigrati e polizia, risse fra gli stessi immigrati.
La società che gestisce il tunnel ha chiesto “azioni immediate da parte delle autorità per proteggere il tunnel” e ha definito quello di due giorni fa come il maggior afflusso di immigrati di sempre, ma sta di fatto che la lotta alla frontiera è quotidiana e risalente nel tempo. Calais è un campo di battaglia dove il costante assalto ai camion da parte di immigrati irregolari, contrastati da camionisti e polizia, produce un gioco al massacro dove tutti perdono. Viene svilito il diritto al lavoro dei trasportatori, costretti a diventare vigilantes contro i danni a mezzi e merci causati dagli immigrati in fuga. Viene svilito il diritto alla vita degli immigrati stessi, che muoiono sotto le ruote dei tir o nelle celle frigo, cercando di raggiungere un miraggio. Viene svilito il diritto all’identità nazionale e ai confini, che nemmeno la presenza del mare garantisce Regno Unito e Europa da una continua erosione.
Il premier britannico David Cameron, riferendo sulla situazione in parlamento, ha affermato di aver rafforzato il controllo contro l’immigrazione clandestina sia sul lato inglese che su quello francese. Ha poi puntato il dito contro l’Italia, dove secondo Cameron non verrebbero fatti controlli adeguati. “Le scene a cui abbiamo assistito sono inaccettabili. Vogliamo vedere misure più efficaci per la registrazione dei migranti con le impronte digitali, ma questo deve avvenire in Italia, dove arrivano, piuttosto che in Francia”. Poi Cameron ha chiesto una maggiore collaborazione a livello europeo, “per risolvere questo problema alla radice e rompere il legame tra salire su una barca e insediarsi in Europa”.
Verrebbe da dire che gli inglesi, come da tradizione, riscoprono l’Europa quando serve per difendere la loro identità. Resta comunque un dato: il fronte di chi chiede a gran voce di spostare l’attenzione dal punto di arrivo a quello di partenza, e quindi di intervenire direttamente nei paesi di origine, si sta ingrossando. La strategia interventista, fino ad oggi appannaggio di gruppi nazionalisti e identitari – in Italia fra tutti Lega Nord e CasaPound – sta trovando interesse in modo trasversale. Il volano di questo cambiamento? Semplicemente la realtà.
Ettore Maltempo





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2 Commenti

  1. Sì è pazzesco, l’italia ha preso una via insostenibile e adesso se ne sta accorgendo sia il nostro Governo sia il resto d’Europa.
    Ma anche Cameron per ora non ci prende: la nave inglese Bulwark carica migranti sotto le coste africane e li viene a scaricare nei porti italiani a mille per volta; perché non fanno subito a bordo le identificazioni , discriminando i richiedenti asilo con diritto dagli altri da rispedire ?

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