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Di Canio tatuaggi fascistiRoma, 14 set – I social network a volte sembrano in grado di aprire delle porte spazio – temporali. Vale per le cene con i compagni delle elementari di cui ci eravamo giustamente dimenticati (ma che “grazie” a Facebook abbiamo pensato bene di ricontattare), vale per gelati come il Winner Taco, resuscitato dal nostalgismo social a quindici anni dalla sua scomparsa, ma vale anche per Paolo Di Canio. La polemica sollevata da molti utenti social (o webeti se preferite) in queste ore, per i tatuaggi “fascisti” di Di Canio, ci riporta indietro di almeno dieci anni, alla squalifica che nel 2005 l’ex calciatore di Napoli, Lazio e Juve si beccò per aver eseguito il saluto romano sotto la curva laziale. Molte furono le polemiche allora e “Paoletto” divenne un vero e proprio personaggio, tra interviste doppie delle Iene con il “comunista” Cristiano Lucarelli e analisi mediatica dei suoi tatuaggi.

Proprio il tatuaggio più famoso di Di Canio, la scritta “DVX” sul bicipite, torna a far parlare di sé a un decennio di distanza. La “colpa” di Di Canio è stata quella di essersi presentato alla conduzione di “Di Canio Premiere Show” in onda su Sky Sport, con una maglietta a maniche corte e il tatuaggio visibile. Apriti cielo. Una polo a maniche corte è sufficiente ad aprire la porta spazio – temporale di Facebook e Twitter, dando il via alla gara dell’indignazione social. Ci sono i “moderati” che si limitano a consigliare a Sky di far comprare una camicia a maniche lunghe a Di Canio, i “legalitari” che pubblicano a ripetizione gli screenshot della voce “Legge Scelba” di Wikipedia e ci sono poi gli “estremisti”, che si barcamenano tra gli insulti e le foto di Di Canio a testa in giù come a simulare piazzale Loreto, la nuova frontiera dell’antifascismo da social network rilanciata da pubblicazioni idiote come il fumetto “Qvando c’era Lvi”.

Prima di questa vicenda le ultime polemiche rispetto alle presunte simpatie politiche di Di Canio risalivano al 2013, quando l’ex calciatore del West Ham era tornato in Premiere League, questa volta nelle vesti di allenatore del Sunderland. Fu allora che il Daily Mail si mise a scavare nuovamente sui tatuaggi di Di Canio, questa volta pubblicando la foto di un altro tatuaggio, quello con l’aquila e il volto di Mussolini che l’ex calciatore ha sulla schiena. Fu in quel caso che Di Canio spiegò apertamente di “non essere razzista, né fascista”, specificando di “non essere un politico” e di “non essere mai stato affiliato a nessuna organizzazione”. Ai tempi del “diritto inalienabile di satira”, quelli in cui la morte, l’identità e il sacro possono essere tranquillamente ridicolizzati, avere “simpatie” per il ventennio sembra ancora essere l’unico tabù. Stranezze del pensiero unico.

Davide Romano

6 Commenti

  1. Se non erro Di Canio all’epoca specificò di considerarsi di destra sociale (l’orientamento politico, non la corrente di AN) e di non andare in giro a picchiare neri per le strade.

  2. Di Canio ha sempre dichiarato di essere fascista, pubblicamente e privatamente, per chi lo conosce. Basta una ricerchina in rete di un secondo e trovate tutto il necessario.

    Comunque il suo più grande merito è stato quello di vincere due derby in maniera spettacolare. Palla in rete, curva sud disperata e saluti romani. Cosa chiedere di più?

    Dall’altra parte abbiamo invece Totti che alle ultime elezioni romane ha fatto pubblicità per Giachetti, come fece anni prima per Veltroni. Insomma, che dire, se non suum cuique tribuere?

  3. Ma scusate, il contratto (lautamente ricompensato) parla chiaro. Di Canio non si è nemmeno lamentato dell’accaduto. Mi vien da dire, ha sbagliato e basta. A parte i tatuaggi e le presunte simpatie, in cosa è difendibile? Ragionate dai, nn andate a slogan anche voi

  4. di canio avrebbe dovuto fare come quel famosissimo campione tedesco,ex inter,che si fece tatuare la svastica sulla pianta del piede
    e a chi gli domandava il perche’ rispondeva che era per pestarla.

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