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tiziana-cantoneRoma, 14 set – Primo, non giudicare. Non giudicare i motivi per cui una ragazza finisca a compiere atti sessuali di fronte a un telefonino per almeno sei volte, non giudicare l’uso che poi di tali filmati essa stessa per prima ha fatto, non giudicare i tormenti, le ansie e le sofferenze da lei patite quando quella vendetta privata è diventata tormentone pubblico, fino a spingere l’interessata a togliersi la vita. Non giudicare, d’accordo, a patto che la sospensione del giudizio valga anche per la sociologia d’accatto che sulla triste storia di Tiziana Cantone sta serpeggiando in queste ore. Neanche a dirlo, si ricomincia con il processo al maschilismo, al sessismo e chi più ne ha più ne metta.

E allora no, perché se di dramma privato si tratta, allora si recitino le preghiere e la si chiuda qui. Se invece se ne vogliono trarre conclusioni sociali o persino politiche (quanto tempo passerà prima che qualcuno dica “Voi che vi scandalizzavate per i fatti di Colonia avete ucciso Tiziana”?), allora, purtroppo, si è costretti a vederci più chiaro, in questa storia squallida e tragica. Ricapitoliamo: secondo il pronunciamento del giudice che ha ordinato la rimozione da Facebook dei contenuti che la riguardavano, la storia di Tiziana si è svolta così: tempo fa la giovane ha “effettuato volontariamente” video che la ritraevano durante “il compimento di atti sessuali” e in seguito ha inviato quelle clip, in totale sei, “a cinque persone con cui intratteneva una corrispondenza telematica”, quindi su social network e Whatsapp. Nei video in questione, oltre agli atti sessuali, si svolgono anche surreali dialoghi in cui viene preso di mira il fidanzato di lei, definito “cornuto” e umiliato in ogni modo. Si è trattato, insomma, di un revenge porn al contrario.

Poi, però, qualcuno di quella ristretta cerchia di “amici” (un bell’infame, comunque) mette il video on line, che diventa virale e ora umilia lei. Il sogno impossibile di una viralità controllata e limitata viene infranto da una diffusione globale e senza limiti. La vendetta privata diventa un boomerang e si abbatte, con forza mille volte più potente, contro l’artefice della bravata. Dopodiché possiamo solo immaginare cosa abbia vissuto Tiziana: non solo nome e volto sbattuto in migliaia di articoli, pagine facebook, servizi televisivi, ma chissà quanti spiritosi che la sono andata a cercare a casa, al lavoro, chissà quante battute per strada. Un inferno. Nel quale, però, Tiziana ha sfortunatamente fatto molto per finire da sola. Il che non vuol dire che “se l’è meritato”, anche perché la conclusione terribile della vicenda azzera ogni ragionamento simile, tanto è sproporzionata. Non si tratta si emettere giudizi morali, ma di inquadrare la vicenda per quello che è: la storia triste e un po’ squallida di una persona che ha giocato con il suo corpo, con i sentimenti altrui e con le dinamiche della comunicazione postmoderna e ne è rimasta schiacciata. Pace all’anima sua e paghi chi deve pagare. Ma non provate a mettere un’intera società sul banco degli imputati. Non c’entra niente e fate pure una figuraccia.

Adriano Scianca

17 Commenti

  1. “Nel quale, però, Tiziana ha sfortunatamente fatto molto per finire da sol”
    e no significa proprio “se l’è cercata”. E si, è proprio una questione di maschilismo e il processo al maschilismo e allo sciacallaggio sessista e alla violenza collettiva a cui è stata sottoposta fino a suicidarsi va fatto…e se lei non ci arriva glielo spiego..se non ci fosse stata la gogna non ci sarebbe stato il suicidio, non è stato il video a ucciderla, ma le ingiurie e il dileggio sul web. ….ma lei è un giornalista?

    • Maschilismo!!? Ma di che minchia stai parlando!!? Questa fa dei video dove umilia il proprio ragazzo, li diffonde e poi, siccome la situazione le si è ritorta contro ci dobbiamo tutti cospargere il capo di cenere? Guarda, alla notizia del suicidio ci sono rimasto male anch’io, anche perché questa di Tiziana Cantone ho sempre sospettato fosse una mezza bufala. Tuttavia, non mi viene altro da dire che se avesse avuto un po’ più di rispetto per se stessa, oltre che per il proprio fidanzato, non sarebbe successa questa tragedia. Questa mi sembra l’unica riflessione logica, il vittimismo femminista mi sembra alquanto fuoriluogo.

  2. Signora Gina credo che lei debba leggere meglio cosa ha scritto il signor Adriano, in questi casi è proprio il sessismo che va evitato come argomento, ognuno ha diritto di pensare ciò che vuole,qui non si parla di maschilismo poiche’ a volte anche donne si sono macchiate di bullismo o altro nei confronti di altre persone,la questione e che alcune cose vanno evitate specialmente cose private come quei video. Non giustifico chi ha fatto questo brutto sfregio di mettere il video in rete ma siccome queste cose sono ormai all’ordine del giorno, bisogna avere un po di buon senso, non per decenza ma per proteggere se stessi.

  3. Non si tratta di maschilismo? Se al posto di Tiziana ci fosse stato Tiziano che praticava un cunnilingus al posto di una fellatio, deridendo insieme alla sua amante la sua ragazza cornuta, secondo lei la reazione mediatica sarebbe stata la stessa?
    Sa cosa le dico? No. Non sarebbe stata la stessa. Anzi, magari sarebbe stata additata come puttana la ragazza, che va con un ragazzo fidanzato, deridendo anche la sua partner. Magari al ragazzo sì, sarebbe stato dello stronzo, ma non avrebbe ricevuto un ventesimo di ciò che ha dovuto sopportare Tiziana. Sia chiaro, ai miei occhi la malcapitata di questa tragedia non appare affatto una persona sveglia, credo fosse piuttosto semplice e ingenua – per così dire -, oltre che stronza per aver sbeffeggiato il ragazzo, ma resta il fatto che sia stata vittima della mentalità maschilista che dilaga.
    Inoltre è solo uno dei tanti casi. A me mette una gran tristezza anche che le ragazze VIVE vengano additate come troie per aver inviato foto i video pornografici di se stesse, e proprio per questo son piuttosto sicura di ciò che dico. Capita, e neanche troppo raramente ahimè, che ragazze vengano minacciate, magari da ragazzi instabili e possessivi, dicendo di far circolare quei materiali. E in questi casi molte ragazze hanno paura, perché poi verranno appellate come zoccole e la gente penserà male di loro. Dunque, questo non è sessismo? Il caso di Tiziana si è chiuso tragicamente, ha avuto una grande risonanza mediatica, ma si colloca insieme ai tanti piccoli casi del genere che rimangono relegati in piccoli luoghi, che non è che solo perché non se ne parla non esistano.
    Il revenge porn esiste, è diffuso, e quasi sempre sono i maschi a “vendicarsi” delle ex in questo modo. Perché? Non perché i maschi siano geneticamente più stronzi o le ragazze geneticamente più buone: no, è così perché si sa che a subirne le conseguenze negative sono le ragazze.

    • Era la prima che godeva a essere chiamata puttana e zoccola, oltre a chiamare cornuto il fidanzato. Non fare una santa di sta sgualdrina. Oltretutto la tizia ha fatto 6 video compresi di orgia per vendicarsi e ha chiesto lei di mandarli agli amici, cosa che le si è rivolta contro. Cazzi suoi.

      • Ma l’hai letto il commento? Mica ho detto che è una santa, ho anche scritto che a mio parere è piuttosto scema. L’ho trovata pure stronza, ma il problema alla base per me è il maschilismo. Non voglio rispiegarmi da capo, in quanto ciò che penso l’ho già espresso nel precedente commento.

    • Ciao Camilla, ho letto anche lo scambio di post successivi e mi permetto di consigliarti di leggere con attenzione (quando avrai più tempo e se ne avrai voglia) la lunga risposta di Flavio che condivido in toto e che ritengo straricca di ottimi spunti di riflessione, supportati da una notevole conoscenza. Tornando a noi, vorrei precisare che, da uomo adulto, non mi sognerei mai di far circolare filmati che mi riprendono nudo o impegnato in atti sessuali, poiché mi creerebbero notevole imbarazzo, problemi professionali e famigliari, ecco perché il maschilismo non c’entra nulla con questa storia. Riguardo alla tua citazione del “revenge porn” vorrei portarti l’esempio del fenomeno di ragazze dell’est Europa che si propongono in chat sul web con atteggiamenti provocanti e poi, convinti gli ingenui malcapitati a spogliarsi, registrano questi ultimi tramite webcam per poi ricattarli economicamente. Non ragioniamo sempre per luoghi comuni: i maschilisti, le femministe… Sono categorie derivanti dalle frustrazioni. Per me esiste il buon senso, che non è tipico né degli uni, né delle altre. La risonanza mediatica sui filmati, da quel che ho potuto notare, mi è sembrata più derivante da frasi e atteggiamenti un po’ comici che scaturivano dagli stessi, per il resto, il filmato della fellatio di una perfetta sconosciuta non credo che possa suscitare particolare interesse: ce ne sono a miglioni sul web. Sono convinto che se ci rifletti bene…

  4. Camilla vuoi sapere perchè un ipotetico Tiziano non sarebbe stato criticato con altrettanta veemenza ? Perchè checché se ne dica la parità dei sessi non c’è e forse mai ci sarà.
    Se gli uomini, e dico TUTTI gli uomini, avessero le stesse possibilità di avere una vita sessuale ampiamente attiva così come le ragazze, questi fenomeni sarebbero molto minori fino a quasi ad annullarsi.
    La verità è che oggigiorno solo il 20% degli uomini tromba l’80% delle donne. Uomini che sono al top per estetica e/o status sociale.
    E’ una minoranza insomma, tutti gli altri son costretti a ripiegare sull’autoerotismo e a sfogare la loro frustazione in modi analoghi a quelli accaduti a Tiziana.
    Quindi prima di inneggiare all’uguaglianza dei sessi, fatevi un esame di coscienza sui vostri comportamenti, sul vostro essere selettive e discriminanti.
    L’emancipazione femminile oggigiorno c’è (nessuno vi mette alla gogna se spompinate qualcuno in disco), ma è sfociata in altri tipi di discriminazioni prettamente rivolti alla sfera maschile. La situazione si è ribaltata insomma, ma ciò nonostante vi sentite ancora delle martiri della società.

    • certo, allora una donna è obbligata a scopare con un uomo da cui non è attratta? O allora visto che è lecito che i “poveri uomini snobbati” si sfoghino è concesso anche lo stupro a questi fini? Ma l’esame di coscienza fatevelo voi col vostro maschilismo, e magari pure un po’ di attività fisica se volete fare bella figura con una donna che vi piace. Il problema non sono gli standard di bellezza femminile, il problema sono le repressioni sessuali di uomini con un cervello iposviluppato.

      • Che il Cielo mi scusi se rivolgo le armi contro un nick che si chiama come l’angelo dell’Annunciazione, ma non è colpa mia se qualcuno che forse ha orecchiato D’Annunzio ha dato questo nome ad uno zerbino contemporaneo. E allora, verbalmente parlando, posso passarci sopra con il peso di argomentazioni che forse chi è drogato di intellettualità femminil-femminista, non potrà capire.

        Le disparità di numeri e desideri nell’amore sessuale esistono già in natura per fini scorrelati alla felicità individuale (non chè, ovviamente, all’intelligenza) e correlati invece alla selezione della vita. Solo la Grande Menzogna Egalitaria di cui il femminismo è figlio può far finta di niente. Solo la perfidia di certe donne che vogliono mantenere antichi privilegi assieme a moderni diritti può negarla (per poi sfruttarla senza limiti, remore, né regole). Solo l’imbecillità di certi ominidi moderni può dare loro corda in ciò.

        Qualsiasi società civile umana ha dato all’uomo mezzi per bilanciare tale privilegio naturale femmineo (poter essere, sostanzialmente, l’unica parte a scegliere per davvero: dato che il numero di femmine disiate è in ogni età e luogo molto minore di quello dei maschi disianti, dato che il disio maschile nasce a prima vista mentre quello femminile ha bisogno della “conquista”, dato che tale disio è bisogno stringente in noi mentre è solo gioco, divertimento, sfruttamento razionale o addirittura noia in loro, la “scelta” nostra è puramente formale, a prescindere da ogni livello culturale o intellettivo, chè nè studio nè cervello danno orgasmi):
        Nel mondo antico era la virtù guerriera, nel mondo cavalleresco la parola poetica, nel mondo moderno è ahimè il denaro: qualcosa di immediatamente visibile ed oggettivamente apprezzabile al pari della bellezza con cui bilanciare (e rendere possibili) desideri e rapporti. Poichè con l’avvento del femminismo è sempre più difficile per l’uomo compensare con lo studio, il lavoro, la posizione sociale, la cultura, il denaro, il potere, la fama, e tutto quanto può conseguire da meriti o fortune individuali, quanto è dato per natura alla donna, per molti non resta (ancora una volta: ahimè) che la prostituzione.

        E le femministe vogliono vietare anche quella! Anche quando è consenziente! Anche quando le statistiche non manipolate e le associazioni di prostitute dicono che sarebbe meglio legalizzare (checchè ne dicano i programmi mainstream manovrati dalla propaganda delle lobbies femministe antiprostituzione). Questo ti dovrebbe capire che il problema non sono tanto gli “uomini grassoni che non studiano e non vanno in palestra e poi pretendono la strafiga” (ci saranno pure, ma non sono certo la regola), ma le femministe (e i loro servi) che pretendono tutti gli uomini al loro eterno servizio (realizzazione di quella maschera di servitù imposta a tutti gli uomini verso tutte le donne chiamata galanteria) tramite il bisogno sessuale perennemente e diffusamente suscitato ad arte (da cui il motto perfidamente ipocrita “mi vesto come mi pare”) e insoddisfatto o soddisfatto a capriccio unilaterale, sub-conditione e con tirannie e sfruttamenti economico-sentimentali rispetto a cui quelli della prostituzione fanno ridere.

        E tutto motivato non da una nostra mancanza soggettiva di intelligenza, ma da una oggettiva mancanza di alternativa. Del resto, se c’è chi si zerbina anche adesso che la prostituzione esiste (ivi compresi quegli uomini che per apparire “fighi” stanno dalla parte del mainstream femminista) figuriamoci dopo.

        Quando gli snobbati sono milioni (come, si dice, i clienti delle prostitute), non puoi sostenere che ci siano milioni di sfigati grassoni e fannulloni. Ma dove li vedi in Italia? Io vedo invece tanti ragazzi per aspetto, intelligenza, cultura, studio e posizione sociale non certo disprezzabili essere trattati con malcelata sufficienza o con aperto disprezzo da tante “melanzane” (così va chiamato il tipo di donna italiota che tu difendi quando si lamenta di noi) di bellezza e intelletto men che mediocri.
        Diciamo piuttosto che tutte (o quasi) le melanzane sono convinte dal fuoco concentrico di stupidità cavalleresca e demagogia femminista di poter pretendere il meglio, di poter esigere tutto da qualunque uomo, di dover ricevere la precedenza (in senso fisico, morale e sentimentale) ovunque, e di essere comunque bellissime e uniche anche quando (loro sì) hanno tre culi e in palestra chiaccierano e basta!
        Non sono certo il solo a dire questo. Se ti fai un giro in rete sui siti che parlano dell’argomento (non certo sui forum femminil-femministi dove scrivono solo gli zerbini in servizio permanente effettivo o i maschiopentiti), ci sono fior di discussioni in merito con analisi anche molto più approfondite e puntuali delle mie (per forza di cose sommarie).

        Le eccessive pretese delle italiote sono un problema, eccome! Sono milioni di problemi!

        Io vedo che qualunque forma umana vanamente somigliante a qualcosa in grado di suscitare un minimo palpito di desiderio ha, in Italia, ammiratori e corteggiatori, che quelle anche solo lontanamente avvicinabili ad un barlume di bellezza si atteggiano a miss mondo e persino le brutte le seguono “per moda” (tanto chi è, sessualmente parlando, alla fame, si accontenta ed è pronto, lui sì, per stupidità, a tutto, c’è sempre).

        Non voglio dire con questo che sia tutta colpa delle donne. Per 1/2 è anche colpa nostra, o, meglio, degli zerbini come te che, pur di non ricorrere alla “orribile” prostituzione, cercano di carpire i favori di queste pretenziose melanzane (di bellezza non mai alta ma di comportamento sempre altezzoso), regalini, complimenti e servitù amorose tutte ampiamente false e immeritate.

        Non te la prendere, se non fossi fra questi, non saresti venuto qui a difenderle come il solito schifoso cavalier servente. Se ci sono “milioni di repressi” (come tu sostieni) è anche per i “milioni” di “utili” (per le donne, dannosi per noi) “idioti” che danno loro sempre ragione e permettono loro di tirarsela (nel corteggiamento) e di dettare l’agenda (non solo ai loro compagni, ma ahimè, anche ai parlamentari).

        Qui nessuno ha detto che una donna debba essere costretta ad accompagnarsi ad un uomo che non desidera.
        Il precedente intervento diceva semplicemente che devono smetterla, quando parlano di emancipazione, di pretendere assieme antichi privilegi (di natura e quindi di cultura) e moderni diritti (del genere: “se siamo uguali e dobbiamo guadagnare uguale, perchè dobbiamo solo noi pagare la cena?”, “se abbiamo la stessa dignità, perchè io devo fare da cavalier servente e lei da principessa che può unilateralmente scegliere i pretendenti?”, “se siamo nel mondo del sesso libero, perchè io devo essere perseguito o anche solo stigmatizzato quando cerco di godermela nell’unico modo realistico per appagare il mio bisogno naturale stringente e poligamo”?)

        Io dico semplicemente che le donne possono fare ciò che vogliono, ma non impedire a me (con forza di legge) di ricercare sacerdotesse (adulte e consenzienti) di Venere Prostituta.
        Se lo fanno non sono più disposto a tenere in piedi l’attuale patto sociale (che non ritengo bilanciato). Questo è il mio ultimatum.

    • Ma ‘ste percentuali dove le hai tirate fuori? Perché ho molti amici che non sono né il top dell’estetica né di status sociale, eppure scopano. Io stessa mi son sollazzata con ragazzi che trovavo attraenti per ben altre qualità, anzi, posso dire che trovo un ragazzo molto più affascinante per il suo cervello e il suo umorismo più che per l’aspetto, che trovo molto marginale (dei soldi non me ne frega proprio nulla, invece). Ho scopato con più ragazzi simpatici e svegli che con ragazzi “belli”, e lo stesso diverse mie amiche, quindi non capisco proprio da dove tiri fuori queste percentuali assurde dicendo che escludendo i ragazzi belli e ricchi (che tra l’altro a me piace anche offrire ai ragazzi, specie se non sono economicamente agiati dato che comunque io non ho problemi economici, e, al contrario, farmi offrire la roba mi mette a disagio) gli altri vadano a prostitute o si limitino all’autoerotismo.
      Inoltre non so in che mondo viva tu, ma in quello in cui vivo io i “troia”, “cagna”, “zoccola” e altri epiteti di cui tutti siamo a conoscenza vengono rivolti con grande leggerezza alle donne che vivono la sessualità liberamente. Insomma, il “nessuno vi mette alla gogna se spompinate qualcuno in disco” mi pare proprio una cazzata. Se molte donne non si concedono subito, se si fanno problemi nel vivere la sessualità apertamente, è anche perché “bocchinara”, “puttana” vengono utilizzati come insulti all’ordine del giorno, spesso da ragazze ad altre ragazze (non accuso solo il sesso maschile, penso sia chiaro).
      Non si tratta di semplice “discriminazione” come dici tu, perché se fosse solo per altezzosità del sesso femminile nei confronti di quello maschile, molte donne non avrebbero neanche problemi a masturbarsi o ad ammetterlo nel farlo. Io ne conosco addirittura diverse che non ci hanno mai provato, magari per vergogna, magari perché è come se fosse un gesto sbagliato per cui sentirsi in colpa. Tu dirai che sono stronzate, eppure quando a me è capitato di “confessare” sul web di praticare autoerotismo mi sono arrivati tanti commentini quali: “ma non ti vergogni?”, “hahahah che zozza” e affini.

      • Per brevità avevo omesso la dimostrazione.

        Le cifre dell’Istat parlano chiaro. Nella fascia di età fra i 20 e i 40 anni, il numero delle donne, in Italia, è sensibilmente minore di quello degli uomini. Ciò non è una stranezza, ma una regola. La natura, madre di tutte le cose, tende sempre a far sì che la riproduzione sia preclusa ai maschi meno “adatti” (sorvoliamo se tale parola ha o meno senso per la specie umana, perchè ci porterebbe fuori tema, e prendiamo atto che il maschile è, praticamente in ogni specie, il sesso che viene “selezionato”). Nei paesi e nei periodi in cui avveniva il contrario le cause erano tutte umane: guerre, emigrazione ecc.
        Aggiungiamo che, mentre la donna fra i 20 e i 40 è nei sogni di tutti maschi adulti (dall’adolescente all’ottugenario), potenzialmente tutte le età maschili sono passibili di accoppiamento con la fascia d’età di cui sopra (per una signora matura che vuole il toyboy, ci sono almeno dieci ragazze che desiderano l’uomo socialmente affermato anche, se non soprattutto, quando ciò implica un’età più avanzata, con quanto ne consegue in termini di temperamento ed esperienza).
        Ciò porta il rapporto ad almeno 10 a 1.

        Poichè inoltre, per i soliti motivi legati alla propagazione della vita, il desiderio maschile immediatamente e incondizionatamente (come l’avvento della primavera, come un fiore che sboccia, come una cascata che irrompe) non appena la donna si fa sensibile agli occhi (la bellezza, in natura, è sinonimo di salute, le belle forme di possibilità di portare felicemente a compimento la gravidanza, il bel seno garanzia di abbondante nutrimento per il neonato e via andare con tutto quanto Schopenhauer ha, con il massimo della scienza di allora, spiegato nella “Metafisica dell’amore sessuale” nello stesso secolo delle stupidaggini romantiche e dell’idealismo hegeliano), mentre quello femminile solo a posteriori e sub-conditione (se e quando l’uomo mostra eccellenza nelle doti volute dalla donne per un eventuale rapporto, trasposizione umana dell’istinto a selezionare il miglior padre per la futura prole), il numero di maschi disianti è ad ogni incontro molto minore di quelli di femmine disiate. Dividendo ancora per dieci siamo a 1 a 100.

        E fra le giovani donne disposte ad accettare uomini disianti, quante di esse sono davvero desiderabili, secondo l’attuale modello di bellezza, almeno vagamente? Qual è la probabilità che non abbia il corpo sgraziato, le gambe storte, il viso inguardabile o il sedere grasso? O che non sia di quella mediocrità tale da rendere necessario per l’uomo, durante l’amplesso, vedere mentalmente un film porno o concentrarsi fino a visualizzare con la fantasia una velina? Magari in altri paesi europei occidentali si va dal 30 al 50, in Polonia e in Russia dal 70 all’80, in Italia dobbiamo dire il 10 percento ad essere buoni (in questo giocano sia il modello di bellezza dominante improntato al tipo slanciato e nordico piuttosto che a quello rotondo e mediterraneo, sia l’assenza di una diffusa indole sportiva nel popopo italiano pantofolaio). Si giunge quindi ad 1 a 1000.

        E siamo solo al punto di partenza, ovvero il momento dell’incontro. Anche ammettendo di trovare fra mille colei che interpreta il nostro sogno estetico, non si può ancora ottenere nulla se non si è l’uomo adatto. E poichè, mentre l’uomo è attratto, come detto, imprescindibilmente dalla bellezza (tutte le altre qualità costitutiscono attrazione erotica solo se, agli occhi di lui, accompagnate ad essa), la donna pretende e comunque valuta una miriade di altre qualità (non solo bellezza, ma anche forza, intesa anche come posizione sociale, e poi cultura, intelligenza, cuore e via andare con tutto quanto ogni singola donna può ritenere importante), segue che per ogni donna bella ci saranno, potenzialmente, almeno 10 uomini ciascuno proponente una diversa qualità come contropartita. Detta in altri termini: supponendo di eccellere in almeno una della decina di “macroqualità” potenzialmente “attrattive” per le donne
        (escludiamo da questo calcolo sia i semidei che ritengono di eccellere contemporeamente in tutte le qualità amate dalle donne, sia gli sfigati che non eccellono in nessuna) abbiamo il 10 percento di probabilità di possedere la qualità giusta.
        Quindi dobbiamo dividere ancora per dieci arrivando al rapporto di 1 a 10000.

        Bisogna ora considerare che non basta possedere la chiave giusta per il cuore di lei (fuor di metafora, quelle particolari qualità di aspetto, sentimento o intelletto da lei pretese per pensare ad un rapporto), ma è necessario anche trovare il tempo ed il modo di estrarla nel caos della vita moderna (ovvero propiziare un’occasione di incontro – solus ad solam – direbbe il quel famoso Gabriele nato a Pescara- in cui rendere sensibili le qualità non visibili al primo sguardo).
        Per tutto quanto detto sopra sulle disparità volute dalla natura, mentre la donna è come un verso (in grado di esplicare subitaneamente la propria bellezza), l’uomo è come la prosa: ha bisogno di tempi e luoghi per esplicarsi (sempre che, al contrario di tanta prosa comune, abbia davvero qualcosa di prezioso da esplicare…) con la modulazione della voce, la scelta attenta dei vocaboli, le parole e le storie evocative di immagini e sensazioni, con l’accostamento delle bellezze non corporali e non mortali dell’arte a quelle corporali e mortali di lei (un tempo l’esempio tipico in tal senso era la dedica di sonetti, oggi potrebbe essere la seduzione di un critico d’arte alla Vittorio Sgarbi), con il tempo dato al corteggiamento, eccetera. In quale percentuale è possibile nei brevi incontri della società dei “meeting” al lavoro e degli happy hour dopo? Un tempo avrei detto 10 percento. Oggi dico anche 1, complici l’aggravarsi del femminismo demagogico (quello che per te non è femminismo, ma comunque riempie la nostra vita di astio reciproco e aprioristico che inibisce una disposizione d’animo adatta a recepire quanto sopra) e l’affermazione di facebook (modificazione antropologica dell’essere umano: da essere riflessivo a rettile reattivo). Siamo dunque fra l’1 su 100.000 e l’1 su un milione.

        Ecco perchè i clienti delle prostitute sono milioni: per un uomo che trova la sua bella, ce ne sono da 99.999 a 999.999 che resterebbero a confidarsi con la luna come il Leopardi, se non ci fossero le escort. Che poi non ci siano milioni di single non dimostra nulla. La maggioranza dei ragazzi accetta ragazze bruttine (o addirittura deformi in qualche caso da me riscontrato con costernazione) per avere un minimo di compagnia, per rispettare la facciata, ma poi affolla i locali del Canton Ticino (ometto i nomi per evitare la pubblicità occulta) in cerca del vero appagamento e della vera bellezza. Personalmente ho visto in tali luoghi escortistici tanti clienti più belli e più giovani di me, che pure (nemmeno nei miei momenti di sconforto) non mi sono mai considerato un trentenne sotto la media (visto che lo dici tu di te stessa, me lo permetto anch’io). Sono gli stessi che a San Valentino fanno regali e promettono fedeltà. Gli Dèi giuricheranno la loro doppiezza, ma dovranno tenere conto delle dure circostanze in cui si sono trovati (cavolo, Giove mentiva a Giunone per molto meno e in condizioni molto più facili). Chi non è capace di ingannare o di accontentarsi (anche solo per finta) rimane single convinto e, per lo stesso amore di verità, non sopporta che si dicano fesserie su una condizione che lo colpisce drammaticamente. Ecco perchè trovi abbastanza dure risposte come la mia o anche quella di altri.

        Ecco anche perchè le situazioni che io ho rilevato e tu neghi sono invece frequenti: non perchè le femmine siano più altezzose di natura, ma perchè, date le disparità di numeri e desideri in loro favore, se lo possono ben permettere. Tutti gli esseri umani farebbero così. Se tu non lo fai, sei davvero un’eccezione di magnanimità e bontà (io ammetto che lo farei almeno un po’ se fossi, in Italia, una donna dello stesso livello estetico-intellettivo a cui mi ritengo essere come uomo).

        Con queste percentuali di partenza, ti lascio immaginare quale sia il peso della nostra “facoltà di scelta”.
        Altro che “anche noi possiamo scegliere”. Appena si trova una fanciulla anche solo lontanamente rispondente a canoni accettabili, la sola ipotesi di scarto non passa normalmente neanche per la testa (è il motivo per cui i no degli uomini offendono spesso mortalmente le donne che reagiscono in tali casi con terribili vendette). Anzi, la sola remota possibilità di un contatto più intimo fa escogitare i più assurdi stratagemmi e accettare le più improbabili situazioni (da cui lo zerbinaggio, frutto non solo di stupidità, ma, spesso, di disperata necessità). Ciò è tanto diffuso che è ritenuto normale (per questo non lo vedi).

        Non serve neanche che ti dica del “potere contrattuale” che (non) abbiamo una volta che (qui ci sta proprio il “per mostro e miracolo”) il rapporto si instaura. Come si fa a negare qualcosa a una persona trovata con tanta fatica e fortuna, ben sapendo che in caso di rottura si dovrà ricominciare tutto da capo? Sfido che le relazioni siano troncate quasi sempre dalla donna (e parlo solo dei semplici fidanzamenti, tralasciando i matrimoni dove ci sono anche altri interessi)! Altro che “maggiore chiarezza sentimentale femminile”! E’ una pura questione di mercato e potere.
        Vedo continuamente miei coetanei cambiare radicalmente vita una volta fidanzati e rinunciare agli hobbies e a tutto quanto qualificava la loro esistenza pur di seguire le “necessità” della loro controparte femminile. Questo passa inosservato proprio perchè è reputata la norma avere il w/e impegnato da shopping e impegni mondani con la girlfriend, ed averlo libero per corre in pista, scalare montagne o seguire la propria “religione culturale” (che sia il fascismo o l’automobilismo) l’eccezione. Inutile che ti dica come, personalmente, non vivrei neanche per un minuto al di fuori dello “stile libero” a me proprio (ormai starei single anche se avessi un fascino magnetico), ma la realtà comune è questa. Quando sento un mio amico che dice di non avere tempo per farmi da compagno di cordata perchè “c’è la ragazza che…” o sentire “ho dovuto vendere l’auto sportiva perchè dovevo comprarle…” ripeto fra me e me che essere “sfigati” è una “fortuna” (almeno finchè quello che si risparmia potrà essere legalmente speso negli FKK di Svizzera, Germania e Austria). Sì, certo, i non affascinanti/ricchi/belli/simpatici/intelligenti ecc. si fidanzeranno pure come dice, ma a che prezzo! E quando le (per te pseudo)femministe riusciranno nel loro intento (proibire la prostituzione in Europa) lo dovrò pagare anch’io (da cui capisci il motivo della mia agitazione)!

        Ecco anche da dove nasce la galanteria. E non mi riferisco all’apparenza più o meno svenevole e settecentesca da cicisbeo, ma alla sostanza del rapporto.
        Se aggiungi che il desiderio di accoppiarsi non è uguale nei due elementi della coppia (proprio perchè fra i mammiferi il maschio potrebbe generare cento figli in un anno avendo a disposizione altrettante femmine, mentre la femmina soltanto uno a prescindere dai maschi a sua disposizione) e che quindi quello che per l’uomo è bisogno per la donna più diventare non solo divertimento ma anche strumento di “gestione”, “tortura” o “ricatto”, arrivi a capire quanto precaria sia la situazione della componente maschile se tutto ciò di cui ho parlato non è compensato da opportuni meccanismi sociali e psicologici (ogni volta che se ne trova qualcuno di funzionante lo chiamate “discriminazione” e “maschilismo”).

        Se mi dici che la realtà non è questa è perchè gli uomini non lo ammettono (per paura di essere chiamati sfigati).

        So benissimo che ben altre qualità dalla bellezza maschile possono attrarre le donne (ci sono i colloqui, i sogni e i taciti pensieri, come diceva il Vate, i silenzi più eloquenti delle più eloquenti parole e le parole che generano più immagini e suoni di un film in 3d), ma questo non sposta, anzi aggrava, la questione su cui mi sono dilungato.
        Per bilanciare il rapporto, almeno in fase di approccio, servirebbero doti immediatamente evidenti ed oggettivamente valide al pari della bellezza con cui essere universalmente mirati, amorosamente disiati e socialmente accettati di per sè al primo sguardo ineludibilmente e inarrestabilmente come le belle donne lo sono per le loro forme, di cui le donne sentano bisogno e brama di intensità e immediatezza pari a quanto provato dagli uomini innanzi alle loro grazie, con cui possano insomma bilanciare in desiderabilità e potere la bellezza in un eventuale rapporto, o almeno renderlo possibile e gradito agli occhi della donna (tanto da indurla a concedere quell’incontro solus ad solam di cui parlavo prima).
        Le eventuali particolari doti di sentimento e intelletto (che tu riassumi banalmente come simpatia e cervello, ma che in realtà richiedono migliaia di sfumature per rendersi visibili e milioni di occhi dell’anima addestrati a vederle per essere colte), per quanto attraenti e fondamentali per la singola donna, non bilanciano nulla.
        In primis, possono benissimo essere possedute anche dalla donna stessa (in tal caso queste doti si compensarebbero a vicenda lasciando comunque non compensata la bellezza). In secundis, proprio perchè particolari, possono essere tanto preziose per una donna quanto ininfluenti o addirittura fastidiosa per un’altra. Ergo, non avranno mai la valenza di una “moneta” da spendere “contro” la bellezza (che è invece universale), se non in casi particolari e fortuiti. E anche in tali casi, non potendo sapere a priori se quelle doti siano “moneta sonante” o “carta straccia”, non potranno essere giocate nel nome della parità di forza contrattuale e possibilità di scelta. Infine, per loro natura, come dicevo prima, hanno bisogno di condizioni tanto singolari e “idealizzate” per essere rilevate che ben difficilmente potranno, in una situazione realistica, servire da “carta da giocare” con sicurezza di fronte alla bella donna. Anche chi le possedesse si sentirebbe comunque come sotto esami innanzi a colei che, sul piedistallo della bellezza e del corteggiamento da subito e senza sforzo, può valutare con calma, uniltaralmente e a capriccio mentre l’altro alla cieca prova, offre, tenta di dare il meglio di sè o anche solo di immaginare cosa possa essere considerato tale dalla donna.
        Sicuramente non bilanciano il potere contrattuale: la donna potrà ritrovare quelle doti nascoste in una miriade di altri uomini (almeno potenzialmente), mentre l’uomo ritroverà la bellezza solo nelle rare donne altrettanto belle. Come si fa a dire che è pari un rapporto che, in caso di risoluzione, porta a conseguenze tanto diverse? Nel caso, la donna semplicemente tornerà a farsi circondare per esaminare, soppesare, mettere alla prova con mille altri uomini, mentre sarà l’uomo a dover, per mille altre volte, farsi avanti, faticare, tentare di indovinare e sorprendere (rischiando), per poi sperimentare l’illusione e la delusione (nella maggior parte dei casi).

        No, quello delle cosiddetta seduzione è un gioco in cui la donna fa la parte del banco che vince sempre. L’uomo non vincerà mai. Se non ci è riuscito nel “Piacere” Andrea Sperelli, che di spirito, intelligenza e arte ne aveva da vendere, certo non possiamo riuscirci noi mortali fuori da quel romanzo.

        A meno che…
        non ci siano appunto meccanismi di bilanciamento, come erano, un tempo, il fascino di ruoli riservati all’uomo o il costituirsi di regole rigide che codificassero l’approccio.
        Ti faccio due esempi presi dal passato più o meno remoto (che troppo frettolosamente sono considerati discriminazione e maschilismo).
        Se un corpo di cavalleria (precluso alle donne come tutte le cose della guerra) aveva fama di gloria (e la gloria aveva quel valore supremo che oggi è visto nel denaro, nel successo, nel progresso ecc.), il giovane ufficiale che vi entrava poteva esercitare sulle ragazze lo stesso fascino a priori che queste irradiano per natura con la bellezza. Ecco che allora la sua situazione di corteggiatore era ben diversa da quella dei maschi di oggi.
        Se alle ragazze era concesso di uscire solo accompagnate da un giovane che avesse ottenuto il benestare della famiglia, allora il loro interesse (dapprima meramente mondano: poter uscire) a fare amicizia con un giovane potenziale corteggiatore bilanciava il desiderio (anch’esso meramente materiale: trombare) di questo di uscire con le ragazze, e la conoscenza sentimentale successiva all’uscita partiva da una base paritaria (oltre che, insisto, codificata: il contrario del mondo senza regole e convenzioni di oggi dove, come conseguenza, lo stesso sguardo, la stessa parola, lo stesso invito, la stessa spregiudicatezza, che sono ritenuti eleganti, interessanti e affascinanti da una certa donna, e così supposti da chi “deve provarci”, sono volgari, sessisti e molesti per un’altra, e a posteriori, a volte, pure dalla magistratura, in forza delle leggi vaghe e potenzialmente omnicomprensive volute dal femminismo in materia).

        Nel mondo sedicente emancipato non esiste nulla che abbia preso il ruolo di questi meccanismi sociali e psicologici. Ecco dunque la crisi, la quale, ben lungi dall’essere “la crisi degli sfigati”, è la crisi dell’intera società occidentale, priva ormai di forma propria (giustamente si parla di società “liquida”). Lasciare “mercato libero” è, nel sesso come in tutto il resto, un semplice abbandonarsi alla legge del più forte (che nel sesso non siamo noi).

        Non volete più i ruoli del passato? Bene, ma non per questo si può andare avanti senza alcun bilanciamento di quelle disparità naturali su cui mi sono dilungato e senza alcuna codifica per la difficile (almeno per noi) fase del corteggiamento. Il fatto che, qui come altrove, molta gente della mia generazione mi quoti in toto (io, di solito, prolisso e polemico, sono abituato ad essere contestato o peggio) o abbia posizioni simili (si discute di questi argomenti tanto sui forum di questione maschile quanto su quelli di escort con toni e interventi del tutto identici, cosa incredibile data la differenza che si dovrebbe supporre in termini di spessore culturale e di obiettivi “statutari”) dovrebbe farti capire che non ti sto riportando cronache da Marte. Ancora una decida d’anni fa, nei forum “escortistici”, si parlava di situazioni simili a quelle che tu delinei. Ora, quasi esclusivamente di situazioni simili a quelle che io racconto.

        Non metto in discussione la veridicità di quanto dici tu, ma la tua esperienza non smentisce certo quanto dico io. Cosa mi stai raccontando, in sintesi? Che una bella e ricca come te si sollazza con chi vuole! Ma dai? E chi l’avrebbe detto! Ennesima conferma della mia teoria: ad una donna basta schioccare le dita per avere mille diversi maschi con tutta la gamma di diverse mirabili doti pretese. Dici che anche i tuoi amici scopano. Sia pure. Ma quello che dice un maschio sull’argomento va diviso almeno per quattro sia in qualità che in quantità (per tutte le ragioni che ti ho esposto sopra). E solo loro sanno quanto è costato (e non parlo di soldi).

        Se il malessere dei maschi (lasciando da parte i fortunati che tu dici di aver incontrato e benedetto) continuerà ad essere considerato semplice “conseguenza della perdita del potere patriarcale” come nella vulgata femminista (la quale rifiuta di riconoscere quanto di “equo bilanciamento” e di “possibilità di libera scelta”, come sul finire dell’altro post cercavo di spiegarti, vi era pure in istituzioni apparentemente oppressive, e quanto invece di verissimamente oppressivo vi sia nella pretesa politically correct di uguaglianza forzata fra natura diverse), allora questi finiranno per non avere più né voglia né interesse a restare dentro questa società (torno all’ultima mia frase del post a Gabriele, provocatoria ma non troppo). Ed essa si estinguerà o verrà fatta estinguere.

        Non si può continuare a dire a milioni di giovani “arrangiatevi”, “svegliatevi”, perchè altrimenti un giorno sarete voi donne a scoprire che il nostro “arrangiarci” sarà stato andarcene (a puttane, o in paesi extra-occidentali) e il nostro “svegliarci” il prendere le armi per “culture” che non hanno conosciuto il femminismo!

        P.S.
        Ho lasciato per ultima la risposta al resto del tuo post (che ritengo ultima anche per ordine di importanza, dato il tono della nostra discussione).
        Se anche non avessi detto di essere economicamente agiata, l’avrei capito, scusami ma te lo devo dire, proprio da qui. Non bisogna avere infatti problemi seri (e al giorno d’oggi, a parte la salute, di problemi seri c’è solo il denaro) per poter dar peso ai bimbimikia che su internet o altrove dicono “porca” a chi fa autoerotismo. Credi davvero che se io ammettessi di masturbarmi direbbero qualcosa di diverso da “sfigato segaiolo”? La madre dei cretini è sempre incinta. Anche questa cretinata però mi permette di contestare l’ennesimo punto. Se tutto fosse maschilismo, sarebbero diverse le conseguenze. Invece sono identiche: ce ne possiamo fregare entrambi.
        Con il resto del discorso vuoi dire che una ragazza sessualmente libera trova difficoltà ad instaurare una relazione seria per via delle dicerie? Non so quanto sia vero oggi, ma laddove ciò è vero, penso allora sia impossibile per un uomo con fama di “cattivo amatore” trovare anche solo la compagna per un’avventura (almeno per me fu così, dopo la mia “bravata” in gita liceale e lo sputtanamento che ne seguì). Paesi invivibili per ambo i sessi.
        Verissimo quanto dici sulle donne che danno delle zoccole alle ragazze libertine. Non nego tale fenomeno, che fu peraltro spiegato già da Schopenhauer: il “korps” delle donne punisce chi, rendendo facile l’accesso al godimento della bellezza, riduce il valore (e quindi il potere) economico-sentimentale di tutte (vorrebbero anche “punire” le prostitute: non potendo farlo per evidenti motivi di coerenza con la vittimizzazione della donna caratteristica del femminismo mainstream, vogliono punire i clienti, ottenendo con ciò l’opposto del vantato proposito umanitario, ovvero il peggioramento delle condizioni di vita delle prostitute). E, come vedi torniamo ad una versione moderna del discorso sulle matriarche che usano il bigottismo per controllare le giovani e gli uomini. Ecco perchè preferisco chiamarle donne matriarcali, piuttosto che donne maschiliste!

        P.P.S. Su come chiamare gli uomini che, usando gli stessi epiteti, seguono queste donne maschiliste/matriarcali e agiscono contro il proprio interesse, lascio a te la scelta: coglioni, autolesionisti, bimbiminkia, ecc.

  5. Cara Camilla,

    di solito non rispondo alle solite paranoie sul “maschilismo” (termine inventato dalla propaganda femminista per dequalificare a priori qualunque pensiero o persona si rifiuti di conformarsi acriticamente alla “visione del mondo” femminil-femminista persino laddove questa confligge con ogni storia, ogni ragione, ogni logica, ogni morale, ogni evidenza quotidiana e soprattutto ogni natura). Sono talmente scontate (in quanto frutto di una miseria ideologica che dall’ottocento hegeliano scassa, filosoficamente parlando, gli zebedei ancora oggi) e ripetitive (amplificate come sono dalla grancasse mediatica politically correct) che mi è stato sufficiente controargomentare una volta per tutte nella mia vita in ben altra sede.

    Poichè però, al contrario di tante femministe, hai postato un intervento equilibrato, tanto nei toni quanto nelle conclusioni, mi degno di risponderti. Non è mia intenzione convicerti, ma solo mostrare rispetto a una persona che, pur in campo avverso, sembra a prima vista meritarne (se non altro perchè porti il nome della guerriera dell’Eneide).

    Apprezzo innanzitutto il fatto che tu ammetta l’esistenza della stronzaggine femminile, spesso negata a oltranza dalle femministe nonostante l’evidenza (tanto che la mia definizione di mentalità femminista è proprio “pretesa di stronzeggiare senza affrontarne le conseguenze”). Ovviamente nel caso particolare, come dice Adriano, le conseguenze sono talmente sproporzionate che non si può dire “se l’è cercata”. Aggiungo anche che, dalle ultime notizie (intervista alla madre), pare che la ragazza abbia postato quei video perchè al fidanzato “piaceva” saperla con altri uomini. In tal caso saremmo di fronte ad una fidanzata che compiace il ragazzo “guardone” e allora non ci sarebbe nessuna “stronzaggine” o “volontà di ferire e umiliare l’ex-ragazzo”, ma soltanto leggerezza nel dare quel video a persone che si sono poi rivelate “infami” (nel divulgarlo). E la storia oltrechè tragica, diverrebbe anche estremamente toccante.

    A prescindere dal fatto particolare, voglio rispondere alle tue argomentazioni più generali, a mio parere veritiere solo parzialmente.

    Il tuo controesempio è solo apparentemente dimostrativo. La tua conclusione, infatti, segue solo una volta dato per scontato che “fare la stronza” umiliando in rete il fidanzato sia lecito. Se, infatti, questa viene riconosciuta come un’azione abietta, è perfettamente logico che, una volta scoperta, susciti la riprovazione generale, a prescindere dal maschilismo.

    Magari, come sostieni, a parti invertite ci sarebbe stato meno clamore, ma tu con questo dici solo una parte della verità. E’ vero che tanti, troppi idioti di sesso maschile sono pronti a gettarsi come iene su ogni ragazza “scoperta” a fare semplicemente quanto al mondo intero piace fare (l’amore) gridandole epiteti riconducibili, nel migliore dei casi, alla femmina da conio.

    E’ però altrettanto vero che, almeno nell’Italia strapaesana, pari trattamento è riservato a quegli uomini che, per natura o per scelta, sfuggono dallo stereotipo del “macho latino”:
    avrebbe forse una più sopportabile vita sociale un uomo di cui, in un piccolo paese si dicesse (magari riportando “prove” e “racconti” prima ancora che video sul web) che
    “è cornuto”, “ce l’ha piccolo”, “è impotente”, “non ci sa fare con le donne”?

    Domanda retorica come la tua, a cui mi permetto di rispondere io perchè ho personalmente vissuto un’esperienza del genere al mio ingresso nell’età adulta.

    Di questo stato di cose dobbiamo prenderci ognuno almeno 1/2 di responsabilità, e non solo perchè a gridare “troia” in questi casi ci sono anche tante donne. Più che dal fantomatico “maschilismo”, questa mentalità becera diffusa nella penisola è infatti figlia di quel substrato matriarcale pelagico che nel mediterraneo è sempre rimasto nonostante la kultur indoeuropea e si intreccia ora al femminismo della zivilization contemporanea (con esiti talvolta esilaranti per la loro contraddittorietà: vedi le femministe che ieri esaltavano la minigonna e oggi con articoli o circolari – vedi una certa ministra francese – vorrebbero obbligare le ragazze o le colleghe a non scoprirsi troppo, o che un giorno protestano assieme ai/alle trans e l’altro fanno leggi contro la prostituzione e contro il parere delle stesse trans).

    Lasciando perdere la visione mitologica che del matriarcato hanno (con giudizi di valore opposti) tanto le femministe quanto i sostenitori dell’opposto ordinamento patriarcale,
    cos’è, nei popoli storicamente esistiti ed esistenti?
    E’ innanzitutto potere delle donne anziane sulle donne giovani, e attraverso di esse, sugli uomini (esempio brutale: una volte che le giovani desiderabili sono “sotto chiave”, le “anziane” possono controllare tanto la fedeltà dei loro mariti quanto la vita futura dei loro figli, i quali sempre di due madri devono ottenere il consenso per sposarsi). Che poi tale controllo sia formalmente esercitato dal “padre”, è parte integrante e sostanziale di quel controllo del burattinaio sul pupo che le donne in ogni tempo e luogo possono permettersi di esercitare (anche, se non soprattutto, nelle più “maschiliste” delle società) grazie a quanto è loro proprio per natura, è legato alle disparità de numeri e desideri nell’amore sessuale e a quelle psicologiche correlate alla disposizione all’esser madri,
    ed è già stato riconosciuto non da un “becero maschilista” come me, ma da un vostro fedele alleato come Rousseau.

    Che questa forma di potere (chiamato a volte “contropotere”, ma in realtà potere “reale” in quanto agente direttamente sul “mondo come volontà” degli istinti, dei bisogni naturali, della ricerca di ciascuno di una desiderabilità e di un ruolo, della possibilità di scelta in quanto davvero conta per la discendenza e la felicità individuale, e non sul “mondo come rappresentazione” delle strutture sociali, del lavoro, del pensiero, del giudizio, della morale, che risultano solo mezzi inventati dagli uomini per bilanciare, controllare e auspicabilmente raggiungere i fini “naturali” di cui sopra) non sia un’invenzione mschilista ma una realtà diffusa (almeno in molte parti della penisola) è inappellabilmente mostrato dai fatti di Avetrana.

    D’altronde, la tecnica del “cui prodest” porta ad un risultato univoco su chi davvero abbia la responsabilità della “mancanza di libertà” delle donne in un mondo apparentemente “patriarcale”.
    A chi giova, difatti, che la femmina sia “chiusa”? A chi nasce con l’insopprimibile, perenne, prorompente disio di godere della bellezza nella vastità multiforme delle creature viventi, o a chi ha l’opposto complementare disio di apparire la sola bella e disiabile e selezionare fra i tanti pretendenti chi eccelle nelle doti volute? A chi ha (e non per scelta) il ruolo naturale di diffondere la specie o a chi ha l’opposto, parimenti non scelto, ruolo di selezionarla? A chi nasce per essere poligamo, o a chi ben più ama (nelle opportune condizioni) la monogamia?

    Non si può non notare il segno di tale volontà di “chiudere le giovani agli uomini” nelle “battaglie culturali” (soltanto travestite da “lotta alla tratta”, “difesa della dignità”, “difesa delle minorenni”) che
    hanno portato all’invenzione del reato di “prostituzione minorile” per chi ottiene favori a pagamento da ultraquattordicenni (sul fatto che l’età del consenso a 14 anni sia troppo bassa si può discutere, ma una volta che la si ritiene equa, non può un rapporto consensuale altrimenti lecito divenire illecito solo perchè motivato dal denaro piuttosto che da altro,
    considerando anche come il “raggiro di un’inconsapevole” sia molto più ipotizzabile nel secondo caso che nel primo: chi ottiene un compenso dimostra di avere almeno un potere contrattuale, chi non ha potere viene semplicemente rapinato!)
    e alla pretesa di vietare anche la prostituzione adulta consenziente (al punto, come nel caso della risoluzione del parlamento europeo, da basarsi su dati fuorvianti o addirittura manipolati, da estromettere i ricercatori che non fossero d’accordo con le conclusioni ideologiche decise a priori dal femminismo, da ignorare tutte le voci di dissenso delle persone interessate, e tutto per “rieducare” gli uomini a passare sotto le forche caudine del corteggiamento ogniqualvolta sentono bisogno di appagare i propri naturali desideri, mettendosi così alla mercè della “dama” di turno che, ella sì, potrebbe
    permettersi, per moda, capriccio, vanità, patologico bisogno d’autostima o semplice nequizia, qualsiasi tirannia erotica, qualsiasi ferimento sentimentale qualsiasi perfidia sessuale, qualsiasi spennamento economico, o qualsiasi “divertimento” nell’attrarre e respingere, nell’illudere e nel deludere, nel ferire intimamente, nell’irridere, nell’umiliare, nello stronzeggiare su chi non è interessata a conoscere ma solo a mettere in ridicolo davanti a sè e agli altri, a farlo sentire una nullità, uno dei tanti, un banale scocciatore).

    La congerie culturale femminista produce quotidianamente fiumi d’inchiostro per tentare di smentire quanto sopra parlando di “uomini che considerano la donna come un oggetto” e “sono gelosi come di una proprietà”.
    Solo il frastuono delle confuse idee moderne impedisce di vedere la contradictio in objecto.

    Se la donna è considerata un vile oggetto, come si fa ad esserne gelosi? Al massimo del disprezzo e della misoginia, la si potrebbe “prestare agli amici”, ma mai si smarrirebbe il lume della ragione per il solo fatto di averla persa (come invece fanno gli innamorati che impazziscono arrivando all’omicidio o al suicidio). Chi arriva a tanto attribuisce, semmai, un eccesso di importanza alla figura femminile (tanto da farne ragione di vita/morte esattamente come un cavaliere medievale)! E poi, che interesse avrebbe l’uomo a considerare la donna una proprietà (da acquisire quindi con un costo!) quando in un mondo più libero potrebbe (almeno secondo la mitologia libertina o presunta tale del sessantotto) averla gratis?

    Ben duro deve essere il comprendonio di chi crede a ciò! Tutti i comportamenti del “machismo” si spiegano molto più semplicemente con un inconscio che pone la fonte del valore (e quindi alla fin fine anche del bene e del male, del fare e del non fare) nel femminile anzichè nel maschile.

    Solo in tal caso, infatti, risulta concepibile attribuirsi un rango (o anche solo un vanto) sociale in base non a quanto si è mostrato in forza, valore, intelligenza, coraggio, nel proprio agire nel mondo, ma semplicemente, in quanto si è stati apprezzati sessualmente dalle donne, in quanto si è fatto con loro nell’intimo, in quanto si è stati capaci di “essere uomini” di fronte alla “femmina”.

    Ve lo immaginate voi un Giulio Cesare, un Alessandro Magno, o anche solo un semplice ufficiale prussiano dei tempi di Federico il Grande, vantarsi con la truppa di quante volte ha “castigato” la tal donna, di quanto ce l’ha lungo, di quanto ci sa fare con le femmine? (potrei immaginarmelo, con molti forse, da Napoleone, ma Buonaparte era corso e la Corsica non è troppo diversa da quella Sardegna che ha ben conservato, anche da un punto di vista etnico, l’origine mediterraneo-matriarcale).
    Tutti vi riderebbero in faccia e, alla pari degli spartani, vi direbbero che il valore di un uomo si misura sul campo di battaglia (magari qualche filosofo ateniese direbbe “lottando dialetticamente nell’agorà”), non certo a letto.
    Achille è Achille per i nemici che ha ucciso, non perchè si è scopato Briseide.

    Il fatto poi che gli eroi citati (tutti fior fiore della mitologia indoeuropea, quella sì rigorosamente patriarcale) abbiano più di un lato omosessuale, la dice lunga su quanto sia fuoristrada il mondo femminista che fa le battaglie contro “maschilismo e omofobia”.

    D’altronde, su chi vuole pure restringere la libertà mia (nonchè di un certo numero di donne autodeterminate) con argomenti da pregiudizio paolino sul corpo e da statistiche falsate non vale la pena di spendere altre parole. Spenderò le mie forze quando sarà il momento, se proveranno di mettersi sulla mia strada assieme ai loro servi politici e giornalisti.

    Voglio invece spendere l’ultima parola su un luogo comune che tu citi e contesti non del tutto a ragione: “se un uomo va con tutte è figo, se lo fa una donna è troia”.
    Ciò non segue dal maschilismo, ma dalla logica conseguenza di una situazione di fatto incontestabile:
    per le ben note (e discusse) disparità di numeri e desideri, volute dalla natura per i suoi fini attinenti la propagazione e la selezione della vita, avulsi dalla felicità individuale ed indipendenti dall’individuale intelligenza, la donna ha il comodo ruolo di colei che seleziona, l’uomo quello scomodo (oltrechè, oggidì, ingrato e pericoloso, dato il femminismo di cultura e magistratura) di colui che deve tentare con tutte sperando qualcuna lo selezioni. Certo la società può fare molto per mitigare o bilanciare tale situazione. Non lo fa certo la società contemporanea. Fino a quando l’uomo dovrà, per giungere alla donna, inventare strategie e sorprese (fuor di metafora, ingegnarsi per scovare in sè e mostrare al momento giusto quelle doti che potrebbero risultare gradite alla donna), mostrare di essere disposto ad offrire e soffrire (spesso su questo le donne misurano la propria avvenenza, con pieno disinteresse dei rischi di ferimenti all’altrui core, della distruzione dell’altrui autostima e dell’umiliazione all’altrui persona), tollerare i disagi e le privazioni, tipici delle campagne militari, di cui è costellata l’ars amatoria (come giustamente osservava Ovidio), mentre la donna potrà starsene comoda sul piedistallo del corteggiamento a scegliere fra chi le ruota attorno, allora è logico (prima che giusto) chiamare bravo chi riesce molte volte in questa difficile e perniciosa arte.
    Fino a quando la donna pretenderà per sè il ruolo della “Porta d’accesso al Paradiso” che si schiude solo se sacrifici, sussurri, doni votivi e preghiere sono sufficienti, e l’uomo sarà ridotto a quello del mendicante d’amore obbligato a sperare che la propria chiave sia, fra le tante fra cui la principessa può scegliere, quella giusta per “conquistarla”, allora sarà logico e giusto che venga chiamata “Porta di troia” (o, in breve, “troia”) quella che si apre molto spesso. Non perchè sia moralmente deprorevole, ma perchè il fatto non implica alcun merito oggettivo, alcuna fatica, alcun sacrificio, al contrario dell’aprire porte (conquistare).
    Del resto, se di una chiave che apre molte porte si può ben dire che sia una gran chiave, mentre di una porta che si fa aprire da tutte le chiavi che non sia una gran porta. Questa è meccanica, non morale. Se le donne lo ritengono moralmente inaccettabile, allora smettano di essere soltanto (sentimentalmente parlando) porte, provino anch’esse a farsi chiavi, a farsi avanti, a corteggiare, a rischiare di essere respinte (come pretendono per una vita che facciamo noi) e allora anche il giudizio “meccanico” di cui sopra sparirà. Sarei il primo a felicitarmi della rottura di uno schema preteso naturale ma ormai invivibile e contrario ad ogni ricerca di felicità umana individuale. Peccato che su questo punto anche le più accanite femministe restino ancorate ai privilegi di quel medioevo di cui lamentano il presunto “maschilismo”, e rifiutino quella parità che invece pretendono nei campi dove le “disuguaglianze” sono state create a suo tempo proprio per bilanciare quei privilegi! Sicuramente tu non sei fra queste paracule, ma capisci bene posso pensare di loro!

    Sulle conclusioni concordo invece quasi totalmente. Non esiste un genere buono e un genere cattivo. Siamo tutti (potenzialmente) stronzi uguale. E’ quasi commovente che di questi tempi una donna lo ammetta. Tolgo dunque quel quasi e non ti contesto nulla.

    Ti inviterei semplicemente ad andare oltre e a smentire certi dogmi del femminismo demagogico, come: “chi va a prostitute paga per sentirsi virile e dominante”, “nel lavoro ci sono discriminazioni e soffitti di vetro”, “i maschi delinquono di più perchè più cattivi”

    Tutto dipende dalle condizioni in cui ciascuna delle nostre diverse nature è posta.

    Chi va a prostitute vuole semplicemente poter godere della bellezza e del piacere dei sensi senza dover dimostrare alcunché, senza dover ricoprire alcun “ruolo” (da conquistatore o altro), senza dover indossare quella maschera di servitù imposta a tutti gli uomini occidentali verso tutte le donne chiamata galanteria (di cui tutto il resto del mondo ride come avrebbero riso i greci), senza dover recitare da dongiovanni per compiacere la donna o da giullare per farla divertire, senza dover porre la donna sul piedistallo del corteggiamento,
    senza dover per forza trovare l’occasione di mostrare qualità per cui sperare di essere apprezzato, senza, insomma, doversi in qualche modo sentire come uno studente sotto esame innanzi a colei che, già promossa a priori in quanto desiderabile per natura al primo sguardo, può unilateralmente interrogare, soppesare, valutare, giudicare, accettare o respingere a capriccio, e scegliere se divertirsi con lui o su di lui! Insomma proprio per uscire dalla gabbia del machismo e “fare all’amore” lasciandosi andare come farebbe, almeno nella vulgata romantica, una donna!

    Non c’è sul lavoro, almeno in Europa, nessun soffitto di vetro. Le uniche discriminazioni sono quelle del legislatore a favore delle donne (tipo riservare certi posti a loro a parità di merito): il resto sono scelte diverse per diversi bisogni. Poichè quanto detto sopra a proposito di Rousseau è vero in ogni aspetto della vita, per l’uomo lavorare, guadagnare, raggiungere una certa posizione sociale è un obbligo imprescindibile (pena restare socialmente trasparenti e sessualmente negletti), per la donna una scelta fra tante. E chi agisce per obbligo, nel bene o nel male, deve andarci più pesante (con sacrificio di sè, impegno, qualità, e, se queste mancano, furbizia e cattiveria). Il resto (come lo chiamate? Gender gap?) vien da se, e non è segno discriminazione, ma frutto di faticoso bilanciamento di un vostro privilegio naturale!

    Non c’è nessuna maggiore cattiveria maschile, nè innata nè sociale. Semplicemente, un uomo non ha altro modo per sopravvivere e avere ruolo sociale se non quello di avere abbastanza denaro. Se non riesce a guadagnarlo, deve delinquere.
    Lo stesso per il cosiddetto feminicidio: quando una donna vuole vendicarsi, può distruggere la vita di un uomo con divorzio, denuncie false o montate ad arte, sentenze a senso unico (il “diritto a mantenere il tenore di vita del matrimonio” è, oggi che la donna può e deve lavorare, una vera e propria forma di prostituzione legalizzata con l’aggravante del mancato corrispettivo, e diventa criminale se implica che l’altro coniuge finisca quasi come un barbone o comunque molto impoverito). L’uomo, in pari turpe desiderio di vendetta, deve provvedere al crimine tradizionale.

    Come vedi anche io non ritengo le donne più stronze degli uomini, ma semplicemente ingiusto lo stato che permette alle stronze di agire impunemente.
    Ti ringrazio per l’attenzione (se mi hai letto) e ti saluto non galantemente, ma come un’avversaria che si rispetta (come, appunto, avrebbe apprezzato la Camilla di Virgilio).

    P.S.
    Non sono domande provocatorie, ma due spunti di riflessione.
    Se mai si dovesse scoprire che l’amico infame che ha diffuso all’esterno il video fosse in realtà una donna, sentirò colpevolizzare il femminismo come “eccessiva possibilità delle donne di postare sul web”?
    Se il suicidio fosse stato commesso da un ragazzo, sentiremmo parlare di leggi da approvare in tempi rapidi o di “educazione sentimentale” per “maschi inadeguati”?

    • Flavio, il tuo commento è davvero lungo, e data l’ora e la stanchezza della giornata sulle spalle, la mia soglia di attenzione è misera, quindi non mi metterò a disquisire su ogni minimo punto da te trattato.
      In ogni caso, io non ho mai scritto che c’è eccessiva possibilità degli uomini di postare sul web, nel mio commento ho parlato di ragazzi che postano video perché dalle mie esperienze personali – dirette o indirette – è la situazione più diffusa, ma ci sono tante, troppe, donne di mentalità maschilista (so che non ti piace il termine, ma insomma, famose a capì) che additano altre donne come troie e zoccole per via della loro libertà sessuale. Quindi non mi stupirei nemmeno che una ragazza possa compiere un gesto del genere e la considererei lo stesso una pezza di merda, allo stesso livello di un ragazzo che agisce nella medesima maniera. Più che la diffusione in sé, però, io mi scaglio contro la risonanza mediatica che ne è scaturita, perché se si fa tanto parlare di una donna che spompina un ragazzo in un video c’è un problema di fondo che prescinde dall’esistenza stessa del video di Tiziana Cantone. Questa vicenda ha solamente portato a galla certi pensieri.

      Non sono contro la prostituzione, e ciò lo dico anche in risposta al commento che hai scritto a Gabriele. Sono a favore della legalizzazione della prostituzione, e anche lui non ha scritto il contrario, quindi non capisco il perché di tutto quello sproloquio al riguardo.

      Sono d’accordo per quanto riguardo la riflessione sulla figura del machismo, ma io trovo che sia comunque derivante da una mentalità maschilista. Il maschio dev’essere forte, virile e un grande amante, difatti, e se non ricalca questo ideale diviene oggetto di scherno.

      Io sono donna e preferisco essere io a corteggiare, a fare il primo passo, nonostante riceva comunque consensi e attenzioni dal sesso maschile. E sai? Mi frequento felicemente da quasi due anni con il Gabriele a cui tu ti rivolgi dandogli dello zerbino. Fui io a scrivergli perché spinta dall’interesse. Disprezzo i ragazzi zerbini, mi piace avere accanto qualcuno che sappia tenermi testa e non sono una grande romanticona, ergo gli schiavi di servitù d’amore che si rivolgono a me con complimenti svenevoli e sdolcinatezze varie non mi impressionano affatto, se non in senso negativo.
      Non mi piace farmi offrire le cose, difatti io e Gabriele ci offriamo cene e pranzi a vicenda o paghiamo ognuno per sé. Insomma, non mi sembra neanche luogo per raccontare tutte le nostre dinamiche di coppia, ma volevo comunque far presente che magari le conclusioni da te tratte per un suo commento striminzito fossero un pelino affrettate, oltre che confutare il tuo paragrafo riguardante le donne che se la tirano e i maschi che devono svenarsi per accedere alle porte del Paradiso.
      Penso anche di potermi considerare una ragazza dall’aspetto abbastanza piacente e non mi sembra di avere un comportamento altezzoso. Sono anzi per il confronto pacato e apprezzo chi si espone con ragione ed equilibrio come tu stesso hai fatto, motivo per cui sto qua a rispondere all’una e mezza di notte.

      Io mi considero femminista e immagino possa trapelare dai commenti, ma non le femministe che tu citi, a cui ti riferisci. Mi sento ben lontana da quel femminismo, che femminismo non è. Mi dispiace che a causa della presenza di queste pseudo-femministe che non fanno che pretendere e puntare il dito su qualsiasi cosa gridando al maschilismo, chiunque si definisca tale venga associata a loro, ma non è così, e penso che tu stesso l’abbia carpito dalle mie righe.

      • Cara Camilla,
        purtroppo faccio fatica a rientrare nei limiti di brevità imposti dalla comunicazione contemporanea quando devo argomentare.
        D’altronde, il mondo occidentale ha bandito a tal punto la riflessione che chi deve argomentare senza poter far affidamento su slogan preconfezionati o giudizi di valore predeterminati (ma, anzi, voledo cambiarli) passa per logorroico.
        Hai già avuto anche troppa pazienza fino ad ora. Non mi offenderò se non mi leggerai, ma lascio comunque una risposta esaustiva anche a questo tuo post nel caso un giorno avrai voglia di leggerla. La divido pure in paragrafi per facilitarti la lettura. Buona notte.

        1. Innanzitutto chiariamo l’equivoco. Quello che ha motivato la mia definizione di “zerbino” è stato l’uso, da parte del nick Gabriele, della più irritante fra le tecniche argomentative che la celebre “l’arte di ottenere ragione” mi ha fatto conoscere: l’iperbole. Cercare di confutare un’idea mostrando con un’iperbole che un suo eccesso porta ad effetti inaccettabili è infatti il modo più subdolo e intrisecamente “scorretto” (vorrei dire “immorale”) di argomentare. E infatti, se ci fai caso, il modo tipico degli slogan e della propaganda mainstream. Cosa ha di scorretto e di perfido? Che ottiene apparentemente ragione in automatico, senza dover combattere alcunchè. Difatti, qualunque idea, foss’anche la più ragionevole e/o sublime, diviene sbagliata se la si porta all’eccesso!
        Nel caso specifico, al commento di Bravery sull’eccessivo (a suo e a mio parere) potere contrattuale delle ragazze rispetto ai ragazzi nell’ambito “amoroso” odierno, Gabriele ha risposto sostenendo che chi dice ciò vorrebbe constringere le donne ad accoppiarsi con chiunque!
        Devo spiegarti che fra la situazione da me vista in Italia e quella che vige nello Stato Islamico possono esistere giuste vie di mezzo? E allora non devo spiegarti l’origine motivata del mio epiteto. Difatti, chi argomenta così contro ogni tentativo di bilanciamento delle disparità di numeri e desideri nell’amore sessuale (tramite il culto di Venere prostituta o altri ipotetici meccanismi) viene sistematicamente tacciato dal femminismo mainstream di negare l’emancipazione femminile quando non di volere lo stupro (non a caso la prostituzione è da queste chiamata stupro di stato). E ad argomentare in tal modo, quando non solo le femministe radicali, sono i maschi-pentiti (che io chiamo zerbini in quanto agenti contro la loro stessa natura: e l’uomo insincero nell’istinto è il più nocivo, ci ricorda lo zio Friedrich) che credono così di apparire “moderni” e di espiare chissà quali colpe sempre supposte nel nostro genere.
        Mi compiaccio di notare che per una volta (ma le altre 99 ho purtroppo avuto ragione) mi sbagliavo. Nessun bisogno di guerre fra noi, quindi questione chiusa.

        2. Alla questione delle donne maschiliste/matriarcali che insultano le ragazze sessualmente libere ho risposto nel post scriptum dell’intervento che ho appena postato sopra.
        Aggiungo solo una nota. Che l’uomo sia forte in quanto conta (nell’agire sociale e politico, in guerra come in pace) è presupposto di ogni civiltà ascendente, nonchè etologicamente proprio dei mammiferi (più il padre è forte e più è alta la probabilità di sopravvivenza dei cuccioli). Solo l’ignoranza (per non dir e l’avversione) di un certo femminismo per la realtà naturale può negarlo. Che invece l’uomo debba essere forte nelle stupidaggini (come “fare i fighi”, giocare al dongiovanni, ecc.)
        è, semmai (alla pari dell’essere un gran amatore) una pretesa delle singole donne (che così vengono poste a fondamento del valore).

        3. Tornando alla questione sul rapporto fra i sessi, scusa la mia deformazione professionale, ma non puoi caratterizzare un processo aleatorio (la dinamica del corteggiamento) con una singola realizzazione (la tua esperienza).
        Ho dimostrato che la possibilità di incontrare (e conquistare) una fanciulla accettabilmente bella (e disponibile) senza “svenarsi” (in ogni senso economico-sentimentale) è comparabile a quella di vincere la lotteria.
        Se il tuo Gabriele si è ritrovato il biglietto giusto in mano buon per lui, ma non puoi presentare la situazione come regola.
        Negare che la norma sia quella da me descritta e sostenere che
        un uomo potrebbe benissimo “essere se stesso” aspettando che qualcuna affascinata da lui gli scriva è come invitare a vivere con i gratta e vinci e senza lavorare.
        Io ho riportato cifre, statistiche oltre che la mia esperienza. Credo a quello che dici, ma…chissà perchè le donne che dicono di voler corteggiare sono già felicemente accoppiate, mentre quelle che aspettano il principe azzurro pretendono che ogni corteggiatore si sveni per loro?
        Ma poi, davvero la tua personale esperienza è in contrasto con quanto sostenuto nel mio post?
        Proviamo a riorganizzare quanto mi racconti in ordine sparso. A quanto sostieni, il tuo livello estetico-intellettuale è assolutamente nella media (tanto da proporti come “esempio tipo” e non come eccezione) o moderatamente al di sopra di essa (con la moderazione che ti è propria dici infatti “piacente”, e non “estremamente bella”, come la tua onestà ti imporrebbe se davvero ti sentissi tale), eppure ricevi tanta attenzione dal sesso maschile che te ne se stancata.
        Prova ne è che chiami zerbino non chi (definizione mia) accetti di agire contro l’interesse materiale e morale del proprio genere pur di apparire “moderno” e “politically-correct” (o cool), ma
        ma chiunque (ed è evidente che ne hai visti tanti), con fatica, impegno e sacrificio, si disponga a parlare per compiacere, ad agire per soddisfare, a tentare per indovinare (ovvero a fare quanto ahimè necessario in ogni tentativo di corteggiamento, caratterizzato, Ovidio docet, dagli stessi disagi, dagli stessi rischi, dalle stesse privazioni di ogni campagna militare).
        Conferma ne è che ti frequenti con chi si è mostrato in qualche modo “diverso” dai tanti che ti si fanno avanti.
        Con te non bastano nè la bellezza, nè la posizione sociale, nè qualunque altra qualità immediatamente evidente ed oggettivamente valida che un uomo possa socialmente conquistare con fortune o meriti individuali (e che potrebbe “bilanciare” la bellezza in termini di “possibilità di scelta” e “potere contrattuale” all’inizio di ogni incontro e potenziale rapporto).
        Servono invece particolarissime e specifiche doti di sentimento e intelletto che tu (come assai comune fra le tue simili) semplifichi nei termini di “umorismo” e “cervello”, ma che, nella realtà, richiedono un’infinita serie di coincidenze per essere sviluppate (con studio, fatica, sofferenza, sensibilità e tanta fortuna) durante la vita ed almeno un’occasione per poter essere mostrate al momento dell’incontro (non è un caso se hai provato interesse attraverso la scrittura: come scrivevo nell’altro post, quando esiste, il fascino maschile ha bisogno dei tempi e dei luoghi della prosa).
        Quante probabilità ci sono che un infelice con la sventura di sentirsi attratto da te abbia, fra le mille sfumature possibili di carattere, proprio la combinazione da te desiderata? E se anche si trovasse in quello zero-virgola di possibilità, quest’ipotetico sventurato non potrebbe neanche saperlo (ad una donna basta guardarsi allo specchio per capire dove può arrivare nell’attrarre l’altro sesso, ma per noi è impossibile sapere, ad esempio, se quel creare immagini e suoni con le parola chiamato poesia sarà preso come segno di finissimo “cervello” o di noiosa secchioneria).
        E qualunque cosa provasse ad attuare con pensieri, parole, inviti e gentilezze (questa è la generica definizione di “servitium amoris”, e tale rimane anche quando alla “romanticheria” medievaleggiante si sostituiscono necessariamente l’ironia e il “cool” di questa postmodernità), rischierebbe solo di apparirti come un artefice di “complimenti svenevoli e sdolcinatezze varie” (e magari non per un suo malgusto romantico, ma solo e soltanto per difformità dal tuo aprioristicamente inconoscibile gusto particolare).
        Ecco perchè corteggiare le italiane è come governare gli italiani: “non è difficile, è inutile” (chi afferisce all’area politica di questo sito avrà sicuramente capito l’allusione).

        4. Poichè ti sei lasciata scappare un po’ di fatti personali, compenso per equità raccontandoti le esperienze dirette e indirette che hanno portato alla mia visione del problema.
        Al liceo (luogo fisico e temporale in cui la cinematografia porrebbe l’apice delle avventure sentimentali) la situazione era per me proprio come descritta: su dieci ragazze della classe solo una era paragonabile a quanto un normale coetaneo sognerebbe a quell’età, mentre le altre erano prive di qualsivoglia bellezza, variando dal mediocre all’inguardabile (con un paio di punte di ripugnanza e deformità, che però lascerò fuori da questo discorso in quanto nulla di male fecero).
        Ciononostante tutte (tranne appunto quel paio di casi) si atteggivano smodatamente, tanto in gruppo (al punto, una volta da farsi venire a prendere dai loro ragazzi – tutti più adulti di noi – al termine della cena di classe, a sottolineare come fossimo la serie b del genere maschile), quanto singolarmente (una volta una mia compagna cui stavo confidando le mie prime pene amatorie, anzichè consolarmi come avrebbe fatto un’amica, preferì sbattermi in faccia le disparità di cui dicevo -“siamo noi ad avercela”- e rimarcare il potere-privilegio femminile “siamo noi a condurre il gioco, voi dovete soffrire”.
        “Ma non soffro micca per te” – replicai. “L’importante è che tu soffra per qualcuna”. Dont’t worry, quella volta la mia vendetta fu immediata e sublime).
        Fuori dalla scuola era ancora peggio, con le ragazze più giovani che si facevano trattare da principessine, parlavano di chi le approcciava come di poveri sfigati (come per avvertire l’interlocutore con qualche vaga intenzione di essere soltanto uno dei tanti), non si decidevano mai a dire nè di sì nè di no (per tenere tutti di riserva in vista di ben altri piani amorosi). Una di cui mi invaghii sbagliandomi (conosciutala mentre se ne stava in silenzio ed in disparte ad una festa, scambiai la normale apatia delle persone mediocri per un profondo spirito leopardiano sdegnoso dei fasti e volto alla riflessione interiore) una volta si compiacque addirittura apertamente di come stessi male per lei, ridendomi in faccia al telefono ed invitandomi a continuare a farle la corte perchè “forse potrei cambiare anche idea”.
        Non parliamo poi della situazione in ambito universitario. Si dirà che una facoltà scientifica con il rapporto maschi-femmine a 100:1 (parliamo di oltre 15 anni fa) non è il luogo migliore, ma cosa avrei dovuto scegliere, mosso com’ero dalla volontà di trovare (si era nel periodo del boom dell’IT) un lavoro e una posizione sociale che mi togliessero finalmente da quella sottospecie di “stato di natura” dove le femmine avevano troppa rilevanza (dandomi finalmente qualcosa di “spendibile” contro la bellezza)? Inutile dire che la sola ragazza su cento che non sembrava un’uomo era circondata da schiavi amorosi (adesso la situazione è un po’ migliorata, ma ahimè non sono più fra gli studenti).
        Fuori dall’università, nei locali e nelle discoteche, non c’era nulla che potesse migliorare la situazione. Uscivo con qualche amico e vedevo come fosse difficile che le fanciulle concedessero confidenza a ragazzi fuori dal loro circolo di conoscenze.
        Insomma: mi pareva di vivere fra i Romani affamati di donne con i Sabini che se le tenevano strette!
        Quando si provava ad approcciare le “belle” sconosciute, si aveva la chiara sensazione di trovarsi innanzi a donne il unico scopo esistenziale fosse quello di mostrare pubblicamente, per capriccio, vanità, aumento del proprio valore economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza, le proprie grazie solo per attirare, illudere e sollevare nel sogno chi poi si vuole far cadere con il massimo del fragore, della sofferenza e del ridicolo, diffondere disio agli astanti e attrarre a sè (o addirittura indurre ad arte a farsi avanti e a tentare un approccio) sconosciuti che non si è interessate a conoscere ma solo a ingannare, far sentire nullità e frustrare sessualmente, dilettarsi a suscitare ad arte disio soltanto per compiacersi della sua negazione e di come questa, resa massimamente beffarda, umiliante e dolorosa per il corpo e la psiche da una raffinata, intenzionale e premeditata perfidia, possa far patire le pene infernali della negazione a chi è stato dapprima illuso dal paradiso della concessione, attirare e respingere con l’intenzione di infliggere continuamente tensione psicologica, ferimento intimo, senso di nullità, irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, inappagamento fisico e mentale degenerante se ripetuto in ossessione e disagio scivolante da sessuale ad esistenziale.
        Si può obiettare che io sia stato particolarmente sfortunato in tali esperienze dirette o indirette. Difatti, la mia conclusione non è affatto che le donne siano tutte stronze, ma semplicemente che la naturale disparità di numeri e desideri nell’amore sessuale, attualmente non bilanciata, permette a chiunque di esserlo e l’ordinamento femminista della modernità non dà modo a noi di difendercene. In ogni caso, quanto raccontato non è una sensazione puramente soggettiva, dato che, con altre parole, puoi ritrovarlo raccontato in decine e decine di forum dove ai giovani maschi è concesso di parlare liberamente, senza i bavagli del politicamente corretto e dell’obbligo ad apparire “sempre fighi”.
        E’, in altre parole, una condizione esistenziale condivisa.
        Se a questo aggiungi i danni alla psiche e all’autostima causati
        dallo stile pubblicitario e hollywoodiano (nel quale, dalle pubblicita stile Breil ai filmini americani, passando per tutta la tv, i maschi sono rappresentati soltanto o come brutti e cattivi, da punire sempre, fisicamente, psicologicamente o giudiziariamente, nella maniera più ampia, sistematica immediata, giustificata ed eclatante possibile, con metodi variabili dai calci nelle palle all’omicidio, o come veri e propri idioti inutili, giullari da irridere nel disio in ogni modo e luogo, quando non come freddi specchi su cui provare la propria avvenenza o meri pupazzi da sollevare nell’illusione e far cadere nella delusione con il massimo del dolore e dell’umiliazione possibili), capisci come sia praticamente impossibile per i miei simili avere una disposizione d’animo adatta a corteggiare (chissà perchè di questo tipo di tv offensiva per il genere maschile, Boldrini&C non si sono mai occupati…).

        5. Ammettiamo per un attimo che io abbia una visione deviata da sventura personale. Se avessi davvero ragione tu, perchè i calciatori sono circondati da modelle e veline anche quando la loro simpatia non va oltre il fanculizzare l’arbitro e la loro intelligenza non arriva a passare la palla a un compagno, mentre i miei colleghi ricercatori e ingegneri si devono contentare di fanciulle di bellezza men che mediocre quando non addirittura di vere e proprie rompicoglioni inguardabili, anche quando il loro umorismo è quasi cabarettistico?
        Se davvero non c’è questo sbilanciamento di cui mi lamento, perchè in molti locali le donne entrano gratis e gli uomini devono pagare?
        Se davvero è così facile trovare una ragazza carina e simpatica che si fa avanti per divertirsi assieme, perchè tutti sono così ansiosi di spendere il proprio stipendio in negli FKK di Svizzera, Austria e Germania?
        Se fosse come dici tu, chi al liceo mostrasse “eccellenza in tutte le discipline ed in sede di esame” dovrebbe avere la corte delle più belle fanciulle, anzichè essere additato come “sfigato”. Perchè se “aspetto e soldi non contano” e “il cervello è più interessante”, il più dotto della scuola non si accompagna quasi mai a miss liceo?
        Non dico che fui ad un passo dal suicidio, ma almeno una volta ci pensai in quel nero periodo. Il cugino di un mio caro amico, in una situazione simile alla mia, ed a causa di una tipa, si buttò sotto al treno (senza suscitare clamori, pietà e sensi di colpa paragonabili a quanto si sta creando su questa vicenda).
        Io optai per gettarmi in apnea nelle sfida dello studio (che, per mia natura “automobilistica”, avevo sempre visto come una competizione: se fosse stato per le professoresse alla Montessori che dicono peste e corna dello spirito competitivo sarei morto…di noia).
        Vinsi, ma fu vittoria di Pirro. Nonostante laurea con lode in un periodo in cui il 90 percento degli iscritti abbandonava al primo anno, nonostante il tempo record (pochi all’epoca si laureavano in corso), nonostante la tesi all’estero (che all’epoca faceva tanto figo), venni trattato dal nostro bel sistema-paese come vengono trattati tutti i giovani d’oggi. Scoperto quindi come, contrariamente a quanto fu possibile a Napoleone, il primeggiare negli studi scientifici non costituisse più una via per bruciare le tappe dell’ascesa sociale, mi dedicai al cazzeggio culturale, approfondendo il Nietzsche che già amavo dalla scuola e scoprendo quel Julius Evola che ha mi ha fatto scoprire il Mondo della Tradizione. Vuoi sapere come sono finito su questo sito? Perchè ho smesso di credere nello stato liberale da quando ho letto che persino uno sguardo può essere oggi molestia (se a posteriori definito tale dalla donna, ovviamente). E da quando ho letto di sentenze della cassazione che ammettono (anzi, vantano come conquista) la possibilità di condannare gli accusati di “violenza sessuale” sulla sola parola della sedicente vittima (anche prima e anche senza riscontri oggettivi e testimonianze terze della presunta violenza). Se lo stato cala le braghe in tal modo davanti al femminismo in temi così cari alla “tradizione giuridica” come l’oggettività del diritto e la presunzione di innocenza, come può risultare credibile nel suo compito di primario di difesa del cittadino? Eccomi allora da questa parte della barricata ideologica, ormai immune dalle grandi parole-menzogna della propaganda egalitaria, tanto nella prospettiva “comunitaria” e “anagogica” quanto in quella “individuale” ed “eudemonica”.
        Vuoi sapere perchè sto qui a risponderti? Perchè la tua storia e il tuo incipit mi ricordano una vecchia conoscenza.
        Ero ancora un rudere liberale, quando, nella vana speranza di divenire un giorno tanto ricco, affermato e famoso da poter finalmente incontrare le eteree creature delle passerelle, frequentavo (non da cliente) siti escort per comprendere qualcosa sull’animo di quel tipo di donna che mi attraeva e che avrei voluto un giorno amare. Incontrai virtualmente (anzi, fu lei ad incontrare me nel modo da te descritto: scrivendomi perchè spinta dall’interesse) una delle più belle. Pur riconoscendo il sine qua non del denaro e della posizione sociale, diceva le tue stesse cose “affascinante l’intelligenza, ci si innamora con le orecchie ecc.”. Anche lei aveva già il suo principe. Io, come l’eroe nel giardino di Armida, ero quasi plagiato dal suo fascino sia estetico sia intellettivo. Diceva che mi avrebbe insegnato a conquistare le sue simili. Come finì la nostra amicizia? Con lo scoprire che si vantava di essere stata, dal vero, il prototipo di “stronza” da me descritto ai punti precedenti (che quindi non sono una mia invenzione). Ammetteva di provare assoluto piacere nell’usare l’avvenenza per irridere, ingannare, umiliare, ferire. Proclamava come suo diritto naturale poter “sbranare” in senso economico-sentimentale gli uomini. E certo faceva passare tutto questo attraverso le idee “progressiste” dell’emancipazione e della pace universale. In fase femminista acuta, riteneva tutto necessario perchè “le donne creano, gli uomini distruggono”. Profetizzava (esattamente come le femministe svedesi) un’inevitavile società futura senza uomini come quelle degli insetti (a suo dire più evolute). Arrivai ad un passo dalla dissociazione psichica, tanto mi ero affezionato a lei e tanto vedevo veritiero il suo mondo.
        Poi, all’improvviso, qualcosa scattò in me, come la voce di Ulisse che scopre Achille vestito la donna e lo fa tornare uomo.
        A furia di sentire esaltare pace e virtù femminili, decisi di giurare, per contro, fedeltà al mondo virile e guerriero dell’antichità indoeuropea e della visione futuristica di Nietzsche. Vivere in questo mondo non mi era, non mi è, più possibile, idealmente. Lasciando intatte le premesse “femmineo-irenistiche” ed eudemonice della sovversione egalitaria, le conclusioni sono intevitabili ed io, come uomo, sarò sempre la serie b, avrò sempre qualcosa da invidiare, qualcosa da imparare, qualcosa di cui scusarmi. Solo ritornando alle premesse che furono della Grecia e di Roma potrò vivere a testa alta. Certo, questo implicherà combattere il mondo intero (almeno il mondo di oggi). Ma sarà sempre meglio che avere come nemico se stessi e la propria natura (come pretenderebbe il femminismo, come ha sempre preteso il cristianesimo, come inevitabile in qualunque visione del mondo ponga l’aggressività, la volontà di vita e di potenza, la conquista, la vittoria ottenuta con il coraggio e la forza, e non con il veleno, gli inganni e il moralismo, come colpe). Smisi dunque i panni del letterato virtuale, del virtuale “uomo d’intelletto”, e ripresi le armi (spiritualmente parlando). Ero fino a quel momento sempre stato pacifico e amante del dialogo più che dello scontro. Capii che era la strada sbagliata. Da quel giorno amo la guerra nel senso eracliteo del Polemos padre di tutte le cose. Guerra come disposizione a morire piuttosto che a vivere sottostando alla visione del mondo imposta da altri.
        Ora passo molto meno tempo in rete e molto più in vita (erano anni, ad esempio, che non perdevo tanto tempo a scrivere post! Oggi è stata l’eccezione che ti ho voluto regalare). Anche tutti gli aspetti “banali” della mia esistenza sono migliorati, da quando ho deciso di fregarmente di cosa pensano o penserebbero di me la società e le donne. Seguo le mie passioni e sono appagato hic et nunc. Non ho più bisogno di sperare in un futuro in cui essere apprezzato da donne ideali. Per i bisogno naturali mi rivolgo alle professioniste, per quelli ideali ho smesso di affidarmi alla sola letteratura. Ho iniziato a praticare sport implicanti pericolo, fatica e impegno e mi sento molto più vivo (altro che corteggiare!). Ancora ringrazio quella donna che, portando all’estremo la crisi, mi ha donato una nuova vita (tanto che a volte sospetto l’abbia fatto apposta per il mio bene, non tollerando più di vedermi tanto spento, rinunciatario e morto alla vita nel mio “essere sempre equilibrato” e “non voler rischiare nulla”). La considero una seconda madre.
        Mi scuso per questo inciso autobiografico, ma l’autore dell’articolo mi deve perdonare. Un massimo esperto di Nietzsche come lui, ben sa che vita e pensiero filosofico non si possono davvero scindere.

        6. Ti confesso che da piccolo credevo nella possibilità di una vita “paritaria”. Educato fuori dai pregiudizi, la vedevo anzi naturale. E’ stata l’età adolescenziale, con il prorompere delle differenze di natura (e del modo in cui le mie coetanee le sfruttavano) a farmi cambiare decisamente idea. Se il problema fosse solo che qualche “falsa femminista” infanghi il “vero femminismo paritario” con il suo continuo gridare al maschilismo pretendendo assieme antichi privilegi e moderni diritti, potrei bellamente fregarmene come invito a fare tu con le “donne maschiliste”.
        Il problema è che questo tipo di femminismo (che si fonda sull’assunto secondo cui il maschile sarebbe per cultura, e forse anche per natura, genere oppressore in sè) governa ormai il mondo: negli Usa ci sono interi dipartimenti di “parità di genere” che producono teorie e leggi da diffondere poi per l’occidente tutto (due effetti banali sulla vita quotidiana come esempi: chiunque dice qualcosa anche solo vagamente scorretto dal punto di vista femminista deve dimettersi anche se è il più stimato rettore della più stimata università, agli ignari come ero io quando andai a fare la tesi, si insegna a fare i meeting con la porta aperta per evitare che qualcuno(a) possa un giorno accusare di “molestie”), in Svezia le “nazifemministe” governano il paese (il primo a vietare la prostituzione vista come violenza di genere, il primo a fare test sociologici per società senza maschi e addirittura a proporre in parlamento una “tassa sul figlio maschio”, poi per il resto il caso Assange dice tutto), in Francia hanno approvato la legge anti-prostituzione di cui polemizzavo (e per i subdoli fini che denunciavo), in Italia siamo ormai su quella china.
        Io, purtroppo, non posso fregarmene. Sono costretto a combattere.

  6. Eccellente articolo, bravo. Non facile trovare oggi un giornalista con una certa lucidità. Anche se c’è da dire che un articolo del genere sarebbe impensabile sulla spazzatura giornalistica di massa (corriere delle sera, repubblica, ecc. ecc.).

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