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Roma, 29 apr – Caos “Green pass”: chi lo cerca non lo trova, e chi può rilasciarlo – come i medici di base – non lo rilascia, perché sul certificato per spostarsi tra regioni di colore diverso si sa ancora troppo poco. Il lasciapassare sanitario per poter circolare liberamente, anche per turismo, è entrato in vigore il 26 aprile, con il decreto Riaperture ma, semplicemente, non esiste. Il medico, l’operatore sanitario, insomma chi certifica l’avvenuta guarigione dal Covid, o il tampone negativo nelle ultime 48 ore o l’aver fatto il vaccino – le tre condizioni per ottenere il certificato -, il “green pass” non se la sente di rilasciarlo. “Si rivolga alla Asl“, è la risposta più frequente.

L’avvertimento della Fimmg ai medici di base: “Per ora non rilasciate il green pass”

Per ora non rilasciate il certificato verde per Covid per chi è guarito dal Covid“. E’ questo il messaggio che la Fimmg-Federazione italiana medici di medicina generale ha inviato ai propri iscritti in cui si invitano “i medici di famiglia a soprassedere al rilascio di certificazioni inerenti il green pass in attesa di maggiori chiarimenti“. Sull’avvertimento lanciato dalla Fimmg pesa a sua volta l’avvertimento formale al governo espresso dal Garante della privacy. La federazione dei medici di base, proprio perché – come sottolinea il Garante – sono a rischio i dati personali, sensibili dei pazienti – invita “i colleghi ad attendere maggiori chiarimenti in relazione al rilascio della suddetta certificazione”. Chiarimenti che allo stato attuale non sono arrivati.

Il certificato per andare in vacanza anche nelle regioni rosse e arancioni

Quello che si sa è che il “green pass” permette gli spostamenti anche in regioni in zona arancione e rossa, per andare in vacanza. Ma anche per andare a teatro, al cinema, allo stadio. E si può ottenere se si ha uno dei tre requisiti: essere guariti dal Covid, avere un tampone antigenico rapido negativo nelle ultime 48, aver fatto il vaccino. Ma nessuno rilascia un certificato del genere (qui le indicazioni del ministero della Salute). E pesa anche l’indicazione data dalla Fimmg ai medici di famiglia.

Le ragioni del no dei medici di base

Se si è stati vaccinati in una struttura pubblica o se si è guariti dal Covid, è inutile chiedere al proprio medico di base di rilasciare il relativo certificato. “Il Garante della privacy ha fatto dei rilievi precisi al decreto giudicando illegittimo un certificato di questo genere – spiega Renzo Le Pera, vicesegretario nazionale della Fimmg -. E, d’altra parte, non vedo perché dovremmo essere noi a prenderci responsabilità che non ci competono. Io posso rilasciare un certificato di avvenuta vaccinazione se io somministro il vaccino, ma se lo fa una struttura pubblica è lì che viene rilasciata la documentazione che attesta data, dose e tipo di vaccino. Così, per chi ha avuto il Covid: tocca al Dipartimento di salute pubblica rilasciare al paziente la comunicazione di uscita dall’isolamento dopo la guarigione. E quello fa fede. Trovo folle chiedere a noi medici di famiglia di rilasciare certificazioni che non esistono“.

I dati delle regioni sulle vaccinazioni

Attualmente sono pochissime le regioni che hanno già previsto il rilascio online del documento di avvenuta somministrazione di entrambe le dosi del vaccino. La Regione Lazio ne ha caricati 500mila e in 250mila lo hanno già scaricato. Anche la Campania ha previsto un link apposito. Per tutte le altre, è comunque sufficiente l’attestazione rilasciata dalla struttura in cui si è stati vaccinati che riporta data e dosi. Ma se non si è guariti dal Covid o non si è fatto il vaccino, l’unica è fare il tampone.

La corsa al tampone e il rischio di un’impennata dei prezzi

In tale ottica, diverse regioni in vista delle vacanze estive stanno fissando un prezzo unico per evitare speculazioni e caroprezzi che potrebbero mettere in difficoltà molte famiglie, soprattutto se con minori. Infatti il tampone è obbligatorio dai due anni in su. Per il momento, i prezzi nelle regioni che li hanno fissati vanno dai 15 euro dell’Emilia Romagna ai 22 del Lazio ai 26 del Veneto. Ma in Lombardia c’è chi chiede anche 50 euro per un antigenico. E c’è anche chi chiede che i costi siano a carico dello Stato.

Adolfo Spezzaferro

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