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Roma, 1 mag – La fase 2 è alle porte, e con le mascherine a che punto siamo? Male a tratti malissimo. Ben 8 dispositivi di protezione individuale su 10 non proteggerebbero dal virus: sarebbero letteralmente da buttare. «Sono inaffidabili», è stata questa la valutazione di Paolo Tronville, docente di ingegneria industriale assunto nella task force istituita per verificare la conformità presidi di protezione. Lo riporta Repubblica.



Il compito del professore, assieme agli altri 17 esperti della task force – scienziati dei materiali, esperti di microbiologia, di ingegneria chimica e di medicina del lavoro delle università di Torino, del Piemonte Orientale e di Bologna – è quello di esaminare mascherine e camici all’interno di un laboratorio preposto all’ interno del Policlinico. «E in queste settimane è stato boom di richieste – racconta a La Repubblica – Soprattutto da parte delle aziende del territorio che si sono organizzate per mantenere viva la produzione, convertendola in mascherine, ma che, prima di metterle sul mercato, hanno chiesto di eseguire questi test».

I risultati dei test eseguiti dal Politecnico di Torino vanno oltre il pessimo. «Molto presto quelle stesse inaffidabili mascherine potrebbero arrivarci gratuitamente proprio attraverso il servizio sanitario», spiega il professor Tronville. L’80% delle mascherine controllate dal team, quelle stesse promosse da Arcuri a 50 centesimi l’una, sono quindi inservibili. La politica «finora animata dall’urgenza di rispondere al bisogno di mascherine dei cittadini, ha dato carta bianca alle aziende sulle caratteristiche, aprendo di fatto anche a prodotti privi dei requisiti minimi per avviare il percorso di certificazione – continua il professore – Anche in Piemonte arriveranno a maggio, attraverso il servizio sanitario, mascherine selezionate attraverso una procedura d’ evidenza pubblica che però non richiedeva caratteristiche tecniche filtranti. Non saranno, insomma, neppure equivalenti a quelle più semplici, ma certificate, e cioè quelle chirurgiche».

Cristina Gauri



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5 Commenti

  1. Mascherine per uso sanitario o per usi professionali di altro genere sono una cosa, mascherine-foulard-protezioni per uso sociale, in funzione anticoronavirus, sono ben altro. Quest’ ultime servono fondamentalmente per impedire di tossire, starnutire, sputare o comunque emettere sostanze, vettori che possono contenere anche il coronvirus, liberamente nel ambiente circostante. Nel malaugurato caso di ricezione delle citate emissioni, valgono poco o nulla (salvo togliersele subito di dosso e sostituirle prontamente), specie se si risulta senza occhiali, ovvio. Ecco il motivo, dal mio modesto punto di vista, per i quali sono ausili utili, fin tanto che sarà dimostrato necessario, in ambienti comunitari chiusi. All’ esterno, con la facilità ben maggiore di rispettare la distanza di sicurezza, mi paiono inutili, salvo l’ aspetto psico-rassicurante per taluni; pedalare, correre, camminare di buon passo, senza lasciare almeno il naso fuori mi pare piuttosto controproducente. Infatti i polmoni faticano eccessivamente, gli occhiali si appannano e alla lunga la mascherina diventa microbica e non antimicrobica.

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